Cronaca

Operazione “Nigeria”: Ragazze sbarcavano in Italia con i clandestini ed avviate alla prostituzione. Arrestati sette nigeriani

cc ros prostituzione 2017Prima di partire, venivano sottoposte a riti woodoo. Per riscattarsi, pagavano oltre 35mila euro
Roma, 11 luglio 2017 – A seguito della denuncia presentata presso i Carabinieri di Lecce da una donna nigeriana in relazione al sequestro della figlia minore ad opera di un’organizzazione criminale che aveva l’interesse ad inserire giovani nigeriane nel mondo della prostituzione e che la sua liberazione avevano chiesto il pagamento di un riscatto di trentamila euro, venivano avviate indagini condotte dai Carabinieri del R.O.S. e del Nucleo Investigativo di Lecce.
Le indagini, coordinate dapprima dalla Procura della Repubblica di Legge e poi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, permettevano  di verificare che la minorenne aveva deciso autonomamente di intraprendere il viaggio per raggiungere l’Italia, affidandosi ai referenti dell’organizzazione
criminale costituita da cittadini nigeriani, specializzati nel far giungere in Italia, tramite i flussi migratori clandestini, dal continente africano a quello europeo attraverso collaudate rotte di viaggio.
L’organizzazione aveva base logistica sia nella nazione d’origine, sia nel nord Africa ed in particolare in Libia nelle città di Sebha, Sabratha e Tripoli, dove operano stabilmente referenti in accordo con bande criminali locali e di altre nazionalità, dedite alla gestione di giovani vittime destinate allo sfruttamento sessuale.
I Carabinieri  individuavano sia la minore figlia della denunciante (così assicurandole un percorso di protezione), sia numerose altre ragazze giunte in tempi diversi sulle coste italiane e destinate al mercato della prostituzione, alcune delle quali hanno poi deciso di sottrarsi alle maglie dell’organizzazione e di rendere dichiarazioni, così ulteriormente confortando il compendio probatorio acquisito.
L’attività investigativa,  permetteva di individuare e ricostruire le fasi salienti del traffico delle migranti ed, in particolare che il reclutamento di giovanissime vittime veniva effettuato in Nigeria in  ragione dell’età, delle fattezze fisiche delle ragazze, nonché della eventuale verginità, caratteristiche documentate anche attraverso fotografie ritraenti le ragazze, ad opera di soggetti collegati con i referenti dell’organizzazione in Italia e
sovente legati con questi da vincoli di parentela.
Ancora una volta, emergeva   la sottoposizione al rito voodoo delle ragazze reclutate per esser destinate alla prostituzione: prima di iniziare il viaggio, ogni vittima veniva condotta dal “Native Doctor” (chiamato anche “Babalawoo”) per la celebrazione del rituale onde soggiogarle psicologicamente grazie ad una sorta di “obbligo spirituale”, che importa la la più stretta osservanza alle prescrizioni impartite dai trafficanti onde evitare eventi nefasti in loro danno e delle loro famiglie.
Radunate le future vittime, queste dovevano affrontare  l’attraversamento della savana e del deserto fra la la Nigeria e la Libia con mezzi di fortuna o in più persone a bordo di una bicicletta e, qualora qualcuno appariva stremato, c’era l’ordine perentorio di abbandonarlo a morte certa. Addirittura, venivano gettati dal cassone di camion in corsa.
Giunti a Sebha, i superstiti restavano in balia di bande di “ribelli” armati che li utilizzavano come “merce di scambio” per la successiva rivendita ad altre organizzazioni criminali. In attesa dell’imbarco per l’Italia, centinaia di uomini e donne venivano ammassati in edifici fatiscenti, sorvegliati da uomini armati al soldo delle varie organizzazioni criminali e fatti oggetto di umiliazioni psicologiche e violenze fisiche.
il recupero dei migranti presso i centri d’accoglienza ove venivano collocati dalle Autorità Italiane, recupero attuato con l’ausilio di altri connazionali e, talvolta, agevolato dalla disponibilità di documenti falsi.
Giunte in Italia, le ragazze passavano sotto il controllo delle  “Madame”, le quali, attraverso ulteriori riti “voodoo”, la violenza fisica e le intimidazioni, le costringevano al meretricio al fine di guadagnare il denaro necessario a saldare il debito contratto (solo con l’estinzione di tale debito, le vittime potevano affrancarsi dal controllo dell’organizzazione e “liberare” la propria anima dal vincolo spirituale attivato dal voodoo).
Le risultanze investigative hanno altresì permesso di evidenziare un  ingente volume d’affari originato dal traffico di esseri umani organizzato dagli indagati: decisivi in tal senso i plurimi riferimenti emersi nel corso dell’attività alle transazioni (effettuate  spesso in contanti o attraverso il frazionamento in piccole somme oggetto di money transfer da parte di soggetti compiacenti) nonché l’ammontare del debito di ingaggio accertato e, all’arrivo sul territorio nazionale a queste somme si aggiungevano le spese di vitto e alloggio in Italia, con ciò stesso incrementando l’entità dell’esposizione delle vittime e il loro sfruttamento.
Sulla base delle indagini, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania il Gip emetteva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di  7 soggetti nigeriani, di cui 5 donne,  residenti in Italia, provvedimenti eseguiti  tra il giorno 8 e il giorno 10 luglio da personale dei Carabinieri del ROS e dell’Arma territoriale di Lecce, Roma, Verona e Sassari, dovendo rispondere, a vario titolo, di “associazione finalizzata al traffico di esseri umani, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e plurime ipotesi di tratta di esseri umani”:
EWEMANDE Joy, nata a Benin City (Nigeria) il 18.05.1977, residente a Castel d’Azzano (VR);
ISIBOR Blessing, nata in Nigeria il 12.10.1991 e residente a Sassari (SS);
JOHN Evelyn, nata in Nigeria il 24.10.1986, residente a Roma;
KENNEDY Jacob, nato a Benin City (Nigeria) il 05.02.1988 residente a Palestrina (Roma);
OVBIEBO Iyare, nato ad Aduhanhan (Nigeria) il 17.02.1975 e residente a Castel d’Azzano (VR);
ONOHIO Vivian, nata a Benin City (Nigeria) il 24.05.1978, residente a Castel d’Azzano (VR);
OHNEGBONWMAN Loveth, nata a Benin City (Nigeria) il 02.04.1974, residente a Roma.
Cinque dei predetti indagati erano stati già raggiunti da analoga ordinanza emessa alla fine del mese di giugno scorso dal GIP presso il  Tribunale di Lecce, dichiaratosi poi incompetente con trasmissione degli atti alla Procura Distretturale Antimafia di Catania. 

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