Cronaca

Operazione “La Squadra”. Smantellata organizzazione dedita alla corruzione e concussione. 17 persone arrestate. 95 indagati

autoradio cc gdfOristano, 5 aprile – Dalle prime luci dell’alba, è in corso l’operazione “La Squadra” da parte dei militari del del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Oristano e della Compagnia Carabinieri di Tonara, coordinati dalla Procura della Repubblica di Oristano, sia sul territorio isolano che in territorio nazionale, tesa ad eseguire 17 provvedimenti personali restrittivi a carico di altrettanti esponenti di primo piano della politica regionale, funzionari ANAS, imprenditori e professionisti emessi dal Tribunale di Oristano.

Di questi,  3 in custodia cautelare in carcere, 13 agli arresti domiciliari ed uno con obbligo di dimora. Oltre alle predette misure restrittive, l’intera operazione ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 95 persone.  

L’operazione è in prosecuzione all’indagine “Sindacopoli” che in data 28.04.2015 aveva portato all’arresto di 21 persone e 3 obblighi di dimora a carico di numerosi amministratori locali e professionisti,

Le indagini hanno messo in risalto il collaudato sistema di controllo illecito degli appalti, anche corrompendo pubblici funzionari, che era improntato sul principio semplicissimo di “chi porta i finanziamenti per l’appalto,  lo gestisce poi a suo piacimento ed in favore dei suoi sodali”.

Per rendere possibile ciò, la “cricca” operava su tre livelli: il primo livello, il coinvolgimento dei politici regionali che, con le loro decisioni,  contribuivano ad orientare la spesa regionale nonchè la nomina di commissari “malleabili”; nel  livello intermedio la figura di un “faccendiere” in grado di preservare l’anonimato dei politici corrotti e di organizzare le turbative d’asta attraverso le quali i finanziamenti venivano sì riversati sul “territorio ma ad imprese e professionisti compiacenti ed il terzo rappresentato da funzionari e amministratori delle stazioni appaltanti che, eseguendo le direttive dell’intermediario nella gestione dei finanziamenti, ottenevano, tra l’altro, consenso popolare per il loro “impegno nei confronti della comunità”.

Con questo sistema, sono stati pilotati appalti per 128 milioni circa per la Sassari-Olbia, al 27 milioni per i porti turistici di Tertenia e Tortoli ed altri numerosissimi appalti minori.

L’attività investigativa, eseguita mediante indagini tecniche, servizi di osservazioni, perquisizioni, ispezioni documentali eseguite sia su apparati informatici che cartacei, accertamenti di natura economica svolti attraverso riscontri bancari, nonostante l’attenta pianificazione delle strategie illecite, ha permesso di individuare il sistema di pagamento delle tangenti, avvenuto sia in territorio nazionale che all’estero, attraverso modalità formalmente lecite essendo caratterizzate dalla presenza di tutta la documentazione contabile giustificativa (contratti, fatture, note di credito e quant’altro).

In assenza di partita Iva, gli illeciti pagamenti erano effettuati mediante o denaro contante o assegnazione di fittizi incarichi o consulenze a prestanome dei medesimi (familiari o congiunti).

Lo stesso meccanismo veniva poi utilizzato a rovescio nel momento in cui le somme introitate dovevano essere utilizzate per retribuire i comportamenti corruttivi.

La bontà della ricostruzione operata autonomamente dagli investigatori,  è stata confermata dalla confessione resa dai rappresentanti legali delle imprese aggiudicatarie di appalti inerenti i lavori del tracciato Sassari-Olbia, i quali, in presenza dei loro difensori, hanno raccontato di avere pagato la somma di euro 300.000 cadauno come prezzo per assicurarsi l’aggiudicazione dell’appalto, dichiarazioni riscontrate dalle perquisizioni ed ispezioni di apparati informatici, avendo rinvenuto documentazione che dimostra le illecite dazioni a favore di politici, funzionari e prestanome degli stessi, quali moglie, sorella e/o fidanzata.

In particolare si evidenzia che per un lotto della Sassari – Olbia è stato rinvenuto un elenco dei destinatari delle somme ricavate dalle tangenti pagate dagli appaltatori romani, nel quale figurano quali destinatari la sorella e la fidanzata di due politici regionali.

Questa interposizione fittizia avrebbe permesso agli associati di dissimulare le tangenti sotto incarichi professionali apparentemente leciti, permettendo nel contempo ai politici coinvolti di ricevere una retribuzione illecita di 150.000 euro ciascuno.

Era già pronta la documentazione per una ulteriore tangente per i politici/funzionari pubblici corrotti da 800.000 euro, mascherata con un contratto fittizio per prestazioni professionali di vario genere da rendere nell’abito dell’appalto stesso; contratto utile a conferire apparenza lecita alle successive dazioni a beneficio dei prestanome e dei destinatari effetti delle somme. 

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