Cronaca

La mafia nigeriana vuole conquistare il mondo!

Roma, 01 dicembre 2018 – Sul mensile “Millennium” di novembre de “Il Fatto Quotidiano” in esclusiva i verbali del primo pentito della confraternita nera…””Sono il Buscetta della Mafia Nigeriana e vi racconto come stiamo conquistando il mondo…(cominciando dall’iniziazione – nda)…Sette candele piazzate a terra per disegnare una bara. Un tempio con al centro un’ascia e una coppa colma di un liquido che sarà bevuto dai cosiddetti “ignoranti”…(che)…sono quelli che aspirano ad essere affiliati. Vengono picchiati mentre percorrono in ginocchio un tragitto.. ci sono quattro persone a ogni lato, tutti saggi, che al passaggio li frustano con il “keboko” che lascia profonde cicatrici. Poi arrivano nell’area a forma di bara e devono passare sotto le gambe divaricate di un uomo. Si ritrovano al cospetto del Priest (Prete), una guida spirituale che gli ordina di bere il kakoma..una bevanda a base di droghe .. Fino a questo momento gli “ignoranti” hanno tenuto gli occhi chiusi, quando li aprono il Priest gli sputa in faccia e gli dà uno schiaffo molto violento..
È il rito di affiliazione alla mafia nigeriana che si ripete continuamente in gran segreto.
Non solo in Africa, ma anche nelle città degli Stati Uniti, del Sud dell’America, in Asia, in Olanda, in Germania e Nord Europa. E pure in Italia..””.
A svelarlo per la prima volta è Austine Jhonbull, nome in codice Ewosa, 34 anni, una moglie e due figli, in Italia dal 2009: è il primo pentito della mafia nigeriana. Ha fatto nomi e cognomi ai Magistrati di Palermo e ha detto chi sono i capi e i sottocapi. Ha svelato che dalla Nigeria si sta espandendo in tutto il mondo una nuova mafia. Anzi più di una: c’è l’odiata Supreme Eiye Confraternita, l’organizzazione più antica e dunque più numerosa. Ci sono i Vikings, che sembrano essere i più deboli. E poi c’è la sua: si chiama Black Axe, l’ascia nera, la più potente e pericolosa. Per ognuno dei nostri che ammazzano ci vendichiamo uccidendone 10-15 degli altri. Se ne assassiniamo uno in Nigeria, poi, è guerra totale””. Nel senso che quello che succede in Africa poi ha effetti anche negli altri Stati in cui la Black Axe è presente. Gli investigatori la considerano un’organizzazione “di tipo massonico e anche mafioso”, strutturata come “uno Stato confederato” che ha ormai “ramificazioni in tutto il mondo”. Protetta da un vincolo di omertà e da una capacità intimidatoria uguale a quella che ha fatto delle cosche nostrane una piovra a tratti invincibile, è riuscita a mettere radici anche lì dove è nato il concetto stesso di mafia. È in questo clima che a Palermo è stata processata quella che qualcuno ha già ribattezzato “Cosa nostra nera”. Alla fine, le condanne sono arrivate comunque, ma solo grazie alle dichiarazioni del citato Jhonbull, uno che a Ballarò era molto conosciuto: comprava marijuana a 1 euro e 80 a grammo dagli albanesi, la faceva arrivare da Roma e la rivendeva al triplo del prezzo. Ma Jhonbull non era solo uno spacciatore: a Ballarò lo sapevano. Se ne erano accorti i boss di Porta Nuova, Giuseppe e Giacomo Di Giovanni, che i nigeriani chiamavano “turchi” e i mafiosi “fuddigni”, cioè folli, ma ne tolleravano i traffici perchè portavano “rispetto” ed erano gli unici ad avere “i magazzini sempre pieni” di droga. L’opinione pubblica resta tiepida: come può la mafia, quella vera, ammettere la presenza sul suo territorio di altri clan? Com’è possibile che gli africani abbiano creato un’organizzazione simile a Cosa nostra? Jhonbull è un fiume in piena: tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 riempie centinaia di pagine di verbali in cui racconta tutto quello che sa della Black Axe, che “è stata fondata il 7 luglio 1977 all’Università di Benin City da sette persone”. E in Italia? “Zone Izoduwa”, è il nome in codice della cellula Black Axe italiana, attiva ormai da anni in diverse città (“Torino, Napoli, Bari, Verona, Padova, Brescia”) da molto prima che Jhonbull arrivasse a Palermo. Solo che l’organizzazione era stata messa “in sonno”. Il motivo ? “Dopo quello che è successo al Nord, a Torino, Padova, negli anni 2005-2006 (ricordo bene per aver prestato servizio in Veneto proprio in quel periodo… – nda), il presidente internazionale di Black Axe ha detto: questa cosa, lì non deve più esistere”. Un riferimento che gli investigatori riscontrarono incrociandolo con la cronaca: dal 2003, infatti, Black Axe e Eiye cominciarono a combattersi tra le strade del capoluogo piemontese. Fatti di sangue che porteranno a decine di arresti (anche in Veneto – nda) e poi a condanne pesanti. È per questo che dalla Nigeria ordinano di sospendere ogni attività. Almeno fino al 2010 quando entra in scena Sixco, nome di battaglia di Osalumaghal Uwagboe, un uomo residente a Verona da molti anni che i suoi uomini chiamano “Captain Putin”.
E oggi? La criminalità nigeriana opera soprattutto in Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania (nell’area domiziana), Sicilia (in particolare a Palermo), si legge nell’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA). I business sono sempre quelli: droga, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta e prostituzione. Si tratta, scrivono gli analisti della Dia, di “organizzazioni caratterizzate da una rigida struttura verticistica che mantengono contatti operativi con le strutture “madri” presenti in Nigeria. Secondo l’FBI i “culti” operano in ottanta paesi, soprattutto in traffico di droga, tratta e frodi. Come negli Stati Uniti, anche in Europa la “mafia nera” è la protagonista emergente del traffico di stupefacenti, in particolare cocaina, osserva l’ Ue Drug Report 2016.
Su questo terribile argomento, su il quotidiano “La Verità” del 26 novembre, l’intervista di Daniele Capezzone al noto criminologo Alessandro Meluzzi che aggiunge, oltre a riferimenti con spaccio, riti vodoo, cannibalismo (il tragico caso della ragazza nella tranquilla Città di Macerata – nda), anche… e questo deve far meditare chi di dovere…. legami con il terrorismo della parte islamista della Nigeria, i musulmani del nord, a cui è riconducibile il feroce terrorismo di Boko Haram, ed il finanziamento dei gruppi fondamentalisti. Boko Haram: la potente formazione jihadista che, per oltre un decennio, ha insanguinato e terrorizzato la Nigeria e i Paesi limitrofi. L’Isis ha accettato l’affiliazione di Boko Haram con il Califfato. Alla domanda sui profughi scappati dalla guerra, Meluzzi risponde che la Nigeria è il paese più ricco dell’Africa. Altro che fuga, qui è un’invasione organizzata. È la piattaforma per conquiste ancora più grandi..”
Vi sembra poco?
Concludendo, c’è da segnalare che l’Italia non è stata con le mani in mano…Infatti, al fine di conseguire risultati investigativi sempre più efficaci, da tempo si è ritenuto indispensabile dare impulso ad una concreta collaborazione con le autorità investigative e giudiziarie nigeriane, ed in particolare con il NAPTIP (National Agency for the Prohibition of Traffic in Persons”), responsabile per la prevenzione, l’investigazione ed il giudizio di reati in tema di traffico di esseri umani e per l’assistenza alle vittime di tali gravi manifestazioni criminose. In particolare, nel maggio 2008 è stata installata presso il NAPTIP una versione del sistema di banca dati SIDDA-SIDNA in uso presso la Direzione Nazionale Antimafia in modo da consentire la individuazione dei soggetti registrati mediante dati biometrici e di estendere l’utilizzo dello stesso ai sette uffici Periferici, mediante apposita connessione Internet protetta. Si tratta dunque di un importante passo in avanti verso una radicale modernizzazione del sistema informativo attualmente vigente in Nigeria, che può consentire più efficaci rapporti di cooperazione con l’Autorità Giudiziaria italiana. Per ciò che concerne la cooperazione di polizia, si segnala l’accordo firmato il 19 febbraio 2009 ad Abuja, tra la polizia nigeriana e quella italiana (Interpol). Tale accordo prevede di intensificare la lotta contro il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina, rafforzando così la cooperazione internazionale nella repressione delle organizzazioni che alimentano tali crimini.
Sul fronte terrorismo, i Servizi di Intelligence devono necessariamente fare la loro parte… E va detto che per monitorare il terrorismo internazionale nel continente europeo, il Consiglio d’Europa ha sancito un Protocollo da allegare alla Convenzione sulla prevenzione dal terrorismo con l’hobby di monitorare i “combattenti terroristi stranieri”, cioè combattenti della jihad ed espressione del c.d. terrorismo molecolare, considerato minaccia per l’imprevedibilità, che riguarda la figura del lupo solitario, come quella del combattente al rientro dai fronti in cui operano i movimenti in parola. Ogni Stato quindi è obbligato a stabilire le misure per indicarli come reati nell’ordinamento interno sulla base dei propri principi costituzionali, come il divieto assoluto di viaggi all’estero di individui sospettati di terrorismo… Quindi un’ampia rete di punti di contatto fra gli Stati per lo scambio tempestivo di ogni informazione d’interesse.
Ciò detto, ogni settore deve, in tali delicatissimi e importanti ambiti della sicurezza pubblica, fare bene la propria parte come doveroso … Si tratta, senza se e senza ma, della sicurezza dell’intera Nazione Italiana, da anni gravata da tanti e tanti problemi!!
Su questo fronte, piaccia o no, l’attuale Politica sta operando…ma ancora molto va fatto..!!

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