Roma

Cominciano a precipitare le menzogne sulla Polizia Locale di Roma Capitale. Comunicato del Movimento Polizie Locali

Sgonfiate le calunnie, emerge lentamente  la verità

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Roma, 10 gennaio – Continuano le polemiche sul capodanno romano quando, secondo il sindaco Ignazio Marino e il comandante della Polizia Locale Roma Capitale Raffaele Clemente, su una disponibilità iniziale di 1000 agenti (in servizio ordinario per il turno di seminotte) si sarebbe giunti progressivamente a 165 unità, per un totale di 835 assenze dell’ultima ora (-83,5%), motivate da malattia, donazione sangue, legge 104, legge 53 art. 19 ed altro. Il turno di notte, da 300 unità previste sarebbe sceso a 185 unità, con 115 assenze riconducibili alle medesime  motivazioni (percentuale di assenza del 38%).

Questo fece gridare allo scandalo mentre il comandante Clemente ha dichiarato “.. non posso che stigmatizzare l’atteggiamento di quanti, tra i miei colleghi, hanno cercato di sabotare, con una diserzione numerica assolutamente ingiustificata, la festa popolare del Capodanno, cercando di mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini ..” e concludendo “Le divergenze sorte nelle ultime settimane o mesi, sul fronte della rotazione degli agenti o sulla definizione del salario accessorio  non dovrebbero essere prese a pretesto per venir meno alla propria professionalità e ai propri doveri”.

Si scopre così che il servizio per capodanno era quale adesione straordinaria, adesione rifiutata dal personale e quindi c’era tutto il tempo per riorganizzare i servizi ma anzichè farlo subito, si attende il tardo pomeriggio  del 31 per convocare in servizio il personale di reperibilità.  Vengono inviati degli sms sulla base di elenchi non aggiornati, “richiamando in servizio anche pensionati e malati gravi” o personale che ha già svolto servizio notturno con molti messaggi pervenuti addirittura il 1 gennaio…

Si ridimensiona ancora la problematica.

Ora si parla di 44 assenze.

Assurdo pensare che ci sia personale che fosse assente “non giustificato”…..

E certo fa effetto sentire dalla bocca di un Vicequestore I° Dirigente ora Comandante della Polizia Locale la parola “diserzione”. La diserzione è un reato previsto e punito dall’art. 148 del Codice Penale Militare di Pace, per “IL MILITARE che, 1) essendo in servizio alle armi, se ne allontana senza autorizzazione e rimane assente per cinque giorni consecutivi; 2) essendo in servizio alle armi e trovandosi legittimamente assente, non si presenta, senza giusto motivo, nei cinque giorni successivi a quello prefisso”….. quindi si pronunciano parole prive di senso giuridico…

Ma il tutto, ovviamente, ha distratto l’attenzione dalla vera problematica da cui nasce la vicenda ed ancor più distrae la mente dalla “Mafia Capitale”…

Sulle ragioni della protesta, Marino dice “di certo quanto accaduto dipende anche dal fatto che ho voluto riscrivere il contratto decentrato e il salario accessorio per i dipendenti del Comune. Prima, ad esempio, c’era un’indennità notturna che per la polizia locale partiva dalle 16 dei giorni feriali: inaccettabile. Ho cancellato questi privilegi” e ad “alcuni questo metodo non è piaciuto”, “Hanno tradito il Corpo, il Comune e i romani” … e se ne va in vacanza a Boston, dove aveva prestato la sua opera di chirurgo….

Matteo Orfini, commissario del Partito democratico aggiunge : “L’idea che si possa fare uno sciopero selvaggio contro una misura sacrosanta”, che “limita i rischi di corruzione”, come la rotazione e “solo perchè devono fare qualche chilometro in più per andare a lavorare ha, semplicemente, dell’incredibile”.

Che strani questi politici… parlano di corruzione degli appartenenti alla Polizia Locale di Roma Capitale quando Mafia Capitale vede corrotti proprio e solo i politici romani… fra le sovvenzioni di uno dei capi della mafia per le campagne elettorali, vi era anche colui che punta  l’indice, il sindaco Ignazio  Marino…

Per ultimo, l’intervento della Guardia di Finanza con 22 arresti, che vede protagonisti di corruzione e concussione proprio amministrativi.

Ma per avere un quadro ancora più completo, pubblichiamo, come ci è pervenuto, un comunicato del Movimento Polizie Locali, a firma del suo portavoce Roberto Pardo:

Un comando autodistruttivo.

Sappiamo che durante la guerra alcuni sommergibili, forse anche alcune navi militari, avevano un congegno che, nel caso in cui si rischiasse che il nemico potesse prendere il controllo dell’unità, ne provocavano l’autodistruzione per affondamento. Forse un simile congegno era installato nel Comando Generale del Corpo della Polizia Locale di Roma?

Adesso ve lo racconto io, cosa è realmente successo, dal vissuto diretto del Funzionario di Polizia Locale, sindacalista RSU del Movimento Polizie Locali Roberto Pardo.

Scoppia improvvisamente un caso di alto clamore mediatico sulla PL romana. Il Comandante Raffaele Clemente accusa i suoi uomini di assenteismo.

Un’infamia disumana generalizzata su un intero corpo di polizia.

Cosa c’è di peggio, per una istituzione che ha per scopo principale quello di tutelare i cittadini, difenderli, garantire il rispetto delle regole e la sicurezza nella città, se questa istituzione diserta il suo compito, si rifugia dietro una millantata e dubbia malattia con lo scopo di lasciare i cittadini nel caos?

Ma ciò che suona strano e che a denunciare l’assurdità è proprio il Comandante Generale, cioè proprio quella persona che ha il compito di garantire la presenza dei poliziotti locali nelle strade.

E’ la prima cosa che si pensa: o si tratta di un esercito di delinquenti, oppure ci sono delle responsabilità da parte di chi li dirige, di chi organizza, di chi comanda?

Ciò che dovrebbe togliere ogni dubbio in merito, già sarebbe una semplice considerazione: un comandante che riscontra simili problemi, se è un buon comandante, individua i responsabili del sabotaggio, li punisce, se del caso li licenzia e li denuncia pure, ma sta ben attento a non compromettere l’immagine del corpo.

Questo Dottor Raffaele Clemente invece cosa fa?

Crea una bomba mediatica, l’ennesima. Non indica alcuni responsabili, ma fa cadere l’infamia su seimila lavoratori onesti e, quello che più fa meditare, fa scadere l’immagine del Corpo di Polizia che lui stesso dirige.

Non è un po’ strano?

A cosa è servito tutto questo?

Facciamo allora un passo indietro per capire cosa è realmente successo e per trovare una logica risposta a questi quesiti.

Il contratto decentrato della Polizia Locale di Roma scade e bisogna rinnovarlo, ma, come è successo in tutta Italia, iniziò una indagine a tappeto da parte degli Ispettori del Ministero dell’Economia e della Finanza, per verificare i bilanci comunali in tutti i principali comuni d’Italia.

A Roma, come in molte altre città, vengono rilevate gravi irregolarità, principalmente perchè montagne di soldi venivano spesi illegalmente sulle aziende municipalizzate e sui consulenti e superdirigenti, quasi tutti superpagati con compensi stellari.

Tra le irregolarità rilevate anche alcune norme contrattuali che consentivano ai lavoratori di percepire il salario accessorio.

Cosa fece l’amministrazione allora?

Fomentò una colossale campagna di stampa per additare il salario accessorio dei dipendenti come illegittimo e dirottando in tal modo l’interesse dell’opinione pubblica, dalle grandi ruberie mafiose già indirizzate verso municipalizzate e consulenti, verso i dipendenti.

All’epoca dei fatti non era ancora chiaro cosa si volesse fare.

A noi lavoratori restava incomprensibile tutta la vicenda ed eravamo increduli, soprattutto non capivamo perchè ci stavano additando come ladri di stipendio. In effetti quel salario accessorio dichiarato illegittimo era quello che ci consentiva a malapena di raggiungere una paga mensile di 1300/1400 euro.

Eppure fu così!

Noi ladri da pochi spiccioli al mese, loro nobili dirigenti da 200.000 euro l’anno…. e non capivamo perchè questo accanimento contro di noi…..

Poi venne il Dott. Pignatone ad illuminarci: esisteva Mafia Capitale.

Una grande famiglia mafiosa gestiva (e ancora gestisce) Roma.

Quindi se la Mafia è così potente a Roma, ha dato e preso appalti, ha nominato alti dirigenti (alcuni indagati) politici (indagati ed arrestati)… in pratica comandava e probabilmente ancora comanda su tutto.

Già, comanda ancora?

Chi può dirlo?

Si parla di infiltrazioni, di necessità di commissariare e la pentola scoperchiata sembra impressionante per il suo contenuto… però non si va in fondo.

Troppe persone in alto compromesse?

Comunque, allora si spinse forte l’acceleratore contro i lavoratori, rei di aver incassato il loro salario da fame dichiarato illegittimo e si disse che il Contratto Decentrato era tutto da rifare perchè l’amministrazione comunale sempre ben disposta ad accreditare somme ingenti verso municipalizzate, consulenti e dirigenti, non era più disposta a commettere atti illegali verso i lavoratori.

Iniziò un calvario di riunioni sindacali, nelle quali l’amministrazione intransigente pretendeva di inserire un sistema punitivo e ricattatorio verso i lavoratori, tentando di sottometterli ai dirigenti, i quali, con le nuove regole avranno il potere di valutare con proprie determinazioni e in base a percezioni del tutto soggettive, i lavoratori, premiando o portando fino al licenziamento, senza possibilità di appello chi non rientra nelle proprie grazie.

Questo è un motivo già di per se sufficiente a decidere di combattere duramente, per salvaguardare il proprio futuro lavorativo, ma c’è dell’altro.

Entriamo adesso nel vivo della Polizia Locale.

Noi agenti ed ufficiali, siamo inquadrati nella stessa medesima maniera in cui sono inquadrati gli impiegati. Abbiamo lo stesso identico contratto, e al rinnovo, il contratto è ancora il medesimo da impiegati.

Questo ovviamente non consente di valutare e regolare il lavoro dei poliziotti, i quali hanno delle prerogative ben precise.

Ad esempio, oggi sappiamo che gli impiegati e i poliziotti locali non hanno più la causa di servizio. I poliziotti di stato, carabinieri ecc. invece ancora l’hanno.

Sapete perchè?

Perchè un poliziotto (locale o statale) ha l’obbligo di rischiare la propria incolumità fisica qualora debba difendere un diritto dei cittadini o debba impedire la consumazione o le ulteriori conseguenze di un reato, oppure debba arrestare persone pericolose.

Il poliziotto, che sia locale o statale, non può tirarsi indietro ma è obbligato a rischiare la propria incolumità e se occorre la propria vita per fare il proprio dovere.

E’ per questo motivo che al poliziotto viene ancora riconosciuta la causa di servizio che gli permette, qualora subisca un infortunio che gli cagioni un danno permanente, di beneficiare di un equo indennizzo o di una pensione privilegiata.

Tutto questo al poliziotto locale non è più riconosciuto.

E già questa è una grandissima ingiustizia, perchè il poliziotto locale non è stato esonerato dall’obbligo di rischiare la pelle come gli altri.

Fu così che, durante le trattative per il nuovo contratto decentrato, alcuni sindacati chiesero al sindaco di stipulare delle polizze assicurative che potessero risarcire le famiglie dei deceduti per causa di servizio e chi per la stessa causa avesse riportato una invalidità permanente.

Per tutta risposta l’amministrazione di Ignazio Marino non concede le assicurazioni ma inserisce un sistema punitivo che penalizza fortemente, anche con decurtazione di stipendio, tutti gli assenti, compresi gli infortunati in servizio.

Ma vediamo anche dell’altro.

Come sappiamo, ad un datore di lavoro privato, è vietato impiegare il personale di straordinario per più di un certo limite. Tale divieto vige anche per il dirigente pubblico.

Ciò è ovvio per due principali motivi. Prima di tutto perchè c’è un limite fisico di sopportazione alle ore di lavoro, oltre il quale si possono creare dei danni alla persona, ma anche perchè oltre quel limite non è possibile mantenere l’attenzione e l’efficienza necessaria ad assolvere al proprio compito nel migliore dei modi. Quindi immaginiamo che rischio per chi lavora ad una pressa, ad

una sega elettrica… E cosa dire di chi gira in divisa per la città, armato di pistola e guidando un’automobile munita di sirena e che, quando è in emergenza è autorizzata a non rispettare le regole del codice della strada?

Questo è previsto da una precisa legge dello stato, la quale recepisce una direttiva CEE, che nella Polizia Locale di Roma Comandata dal Dott. Raffaele Clemente, non viene applicata. Si fa proprio come se non esistesse.

Personale che supera le cento ore di straordinario mensile, gente che dorme pochissimo, lavora in turni massacranti, non ha un giorno di riposo da mesi…. Famiglie rovinate… figli che non vedono il padre quasi mai.

Il tutto con la connivenza dei sindacati.

Ma a chi fa comodo tutto questo?

Serve all’amministrazione per evitare di assumere personale, serve alla mafia (mafia vera o semplice cartello?) per favorire alcuni amici che hanno bisogno di guadagnare di più… Insomma un sistema gestito o tollerato dallo stesso Raffaele Clemente che grida allo scandalo per gli assenteisti.

Ma Raffaele Clemente non dice alla stampa che lui ha organizzato i servizi dell’ultimo dell’anno con personale in straordinario, contrariamente a quanto previsto dal Dlgs 66/2003.

Quindi partiamo da un’organizzazione del servizio già di per se poco condivisibile.

Dopo di questo, il personale ha deciso di non accettare questa tipologia di lavoro.

Lo ha fatto per insoddisfazione rispetto alle trattative ingiuste che il sindaco Marino stava portando avanti sulla loro pelle?

Probabilmente si, ma una cosa è certa: i lavoratori non avevano il semplice diritto di rifiutare. Avevano forse proprio il dovere di chiedere il rispetto di una legge dello stato. Comunque di fatto si sono rifiutati di lavorare in straordinario, cioè in un servizio facoltativo.

E’ naturale che vi fosse una motivazione anche sindacale, ma, meglio tardi che mai, i poliziotti locali hanno capito che, colmare le lacune organizzative dell’amministrazione con i loro servizi straordinari, è sempre stata un’azione che danneggia per primi loro stessi.

A questo punto Raffaele Clemente spara un’altra cartuccia: fa scattare la reperibilità!

La reperibilità è un istituto contrattuale che serve per coprire eccezionali ed impreviste esigenze legate a calamità naturali quali esondazioni, terremoti ecc.

Si discusse moltissimo un paio di anni fa quando scattò la reperibilità per la nevicata a Roma.

Figuriamoci per la notte di Capodanno!!!

Eppure restiamo di stucco ma è stato proprio così: forse Clemente è rimasto al calendario Maya e quindi non sapeva che sarebbe arrivato il Capodanno 2015?

Secondo lui è stata una esigenza improvvisa.

A questo punto sarà anche successo che, nel mucchio, qualcuno abbia presentato un certificato medico, altri avranno senz’altro utilizzato un’altra norma contrattuale che consente di stare a casa se si è donato il sangue.

Di fatto alcuni lavoratori non si sono presentati alla chiamata di reperibilità.

E cosa fa allora Clemente?

Fa scatenare una campagna di stampa diffamatoria denunciando che 835 poliziotti locali si sono dati malati per non lavorare la notte di Capodanno. E questa è tutta la storia, della quale resta un grande amaro in bocca, perchè a tutt’oggi il Questurino Clemente ha rilevato soltanto 30 irregolarità da parte dei poliziotti di Roma.

Di questi 30 colleghi, che certamente sono innocenti fino a procedimento concluso, alcuni saranno assolti? Forse anche tutti!

Per ora sono soltanto stati accusati e non si sa se più o meno ingiustamente.

Però il Dottor Clemente Raffaele, nonostante sia un uomo delle istituzioni, ha distrutto l’immagine del corpo.

Un Corpo di Polizia che è il più antico di Europa. Un corpo che ha una storia che il Dottor Clemente nemmeno si immagina.

A noi del Movimento Polizie Locali, Clemente non ci rappresenta.

Noi aspettiamo che se ne torni da dove è venuto e, anzi, cercheremo con i nostri avvocati di fargli

capire che pretendiamo il rispetto che ci è dovuto.

IL PORTAVOCE MPL

RSU Roberto Pardo

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