Cronaca

Ancora un processo sul caso Moro

Il Procuratore Generale: vi sono nuovi indizi

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Roma, 9 dicembre – Il settimanale “Famiglia Cristiana”, con ampi servizi, nelle settimane scorse ha dato risalto alla beatificazione di Papa Paolo VI, Giovanni Battista Montini, eletto nel 1963 e deceduto il 6 agosto 1978. Un grande Pontefice che presiedette il Concilio Vaticano II indetto dal predecessore, Papa Giovanni XXIII, evidenziandosi nella sua sofferta pastorale quale “appassionato profeta della civiltà dell’amore”. Sono ricordate, poi, le accorate parole del Papa nella lettera del 27  aprile 1978 per la liberazione di Aldo Moro sequestrato dalle BR: “Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l’onorevole Aldo Moro. Io non vi conosco, e non ho modo d’avere alcun contatto con voi. Per questo vi scrivo pubblicamente, profittando del margine di tempo che rimane alla scadenza della minaccia di morte, che voi avete annunciata contro di lui…Io non ho alcun mandato nei suoi confronti, né sono legato da alcun interesse privato verso di lui… Ma lo amo come membro della grande famiglia umana, come amico di studi, e a titolo del tutto particolare, come fratello di fede e come figlio della Chiesa di Cristo. Ed è in questo nome supremo di Cristo, che io mi rivolgo a voi, che certamente non lo ignorate, a voi, ignoti e implacabili avversari di questo uomo degno e innocente; e vi prego in ginocchio, liberate l’onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni, non tanto per motivo della mia umile e affettuosa intercessione..” Ora un inciso: per le Br, c’è da dire, fu questa una legittimazione politica di altissima valenza peraltro inaspettata, riconoscimento sino allora preteso pedestremente solo con lo scambio di alcuni prigionieri politici, ma nei deliri interni e forse esterni all’organizzazione,  se esistenti, non colto…..Perchè? Poi, ancora, sul settimanale, sono ricordate le parole pronunciate in San Giovanni in Laterano, durante le esequie del Presidente DC, alle quali il Papa volle presenziare (evento mai prima né dopo accaduto per un Pontefice), ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio, cioè tre mesi prima della sua morte. “..E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo Uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico…” Proprio il caso Moro, quel caso che sembra non avere fine…; l’evento che cambiò la politica italiana certamente in peggio, vista la scomparsa di uno statista di caratura per l’Italia di allora e anche dopo inimmaginabile. Infatti, dopo ben sei processi e istruttorie varie, nei confronti dell’americano Steve Pieczenik, ex funzionario del Dipartimento di Stato Usa e “superconsulente” del Ministro dell’Interno dell’epoca Cossiga, in un pool contrassegnato dalla presenza di massonpiduisti, il Procuratore Generale della Repubblica di Roma, Luigi Ciampoli, nei giorni scorsi, ha sottolineato che “sono emersi gravi indizi circa un suo concorso nell’omicidio” dello statista democristiano. L’ipotesi di lavoro è che Pieczenik abbia condizionato le Brigate rosse perché arrivassero alla determinazione dell’ uccisione del prigioniero e non alla sua liberazione. Si riapre, quindi, la pista internazionale, e a tal fine il Procuratore Generale ha aggiunto che “Bisogna prendere atto che in via Fani.. non c’erano solo le Br. Oggi sappiamo che su quel palcoscenico c’erano, oltre alle Br, agenti dei servizi segreti stranieri, interessati a destabilizzare l’Italia“. Sono parole pesanti, soprattutto perché provengono dal più autorevole Magistrato della pubblica accusa…Finalmente, quindi, dopo ben sei processi, lo si spera pur con qualche perplessità, si potrebbero una volta per tutte chiarire i rapporti del sempre taciturno Mario Moretti con l’ “Istituto di Lingue Hyperion” (definita “camera di compensazione” di Servizi stranieri), che aveva sede a Parigi, da dove inviava ordini ai brigatisti italiani. Si potrà, si spera, sapere chi suggerì ai terroristi di sequestrare proprio Aldo Moro e si potranno avere notizie certe in quante “prigioni del popolo” era stato tenuto il Presidente democristiano e quale fu l’ itinerario dopo la cattura in via Fani, quel tragico 16 marzo, sino al giorno, il 9 maggio, del ritrovamento del suo cadavere, nella Renault rossa in via Caetani. Tra i tanti misteri da chiarire anche quello dell’ abitazione romana di Giuliana Conforto, in Viale Giulio Cesare 47, dove furono arrestati, il 29 maggio 1979, gli scissionisti delle BR, il duo Morucci-Faranda, dove fu anche rinvenuta la mitraglietta Skorpion con cui fu ucciso lo Statista. E’ stata sempre sottovalutata, non si sa bene a quale fine, la circostanza che la padrona di casa era figlia di Giorgio Conforto, alias agente “Dario”, capo della rete spionistica del Kgb della Russia comunista in Italia. Ora, il nuovo processo, se avrà davvero luogo, chiarirà tutti questi spaventosi intrecci? Si approfondirà una volte per tutte il gran tema delle aree della contiguità mai scoperte, cioè quelle aree della società, politica, del sindacato e della cultura in cui le Br hanno sempre goduto di forte simpatia e grande sostegno? Concludendo, come sostenuto nell’articolo del 17 Gennaio 2013, dal titolo: “Sul caso Moro e considerazioni sul panorama terroristico di ieri e di oggi” , osserviamo che c’è chi blatera ancora oggi per una generale sanatoria sugli anni di piombo, idea vagheggiata autorevolmente e improvvidamente anni addietro anche da Francesco Cossiga; ma ogni benpensante sa che non si può chiudere alcunchè se tutta la verità non solo processuale non sia stata acquisita! Forse, lo si spera, il nuovo Processo riuscirà a chiarire questi e altri inquietanti aspetti…perchè sono gli Italiani a chiederlo!!

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