Calcio – Tutti a casa!

Roma, 26 aprile – Basta! Ci avete rotto il calcio! Le bombe carta lanciate nel derby di Torino e i sassi contro il pullman della Juve che stava andando allo stadio, sono solo gli ultimi episodi inauditi di un calcio che va chiuso e profondamente riformato.

E chi se ne frega degli affari e dei contratti che saltano.

Di fronte alla violenza e alla stupidità di alcuni non ci sono soldi che tengano. Dunque, per colpa di pochi, tutti a casa!

Si sospenda il campionato come le istituzioni hanno avuto il coraggio di fare prima in Grecia e poi in Turchia, altri paesi mediterranei dove al pallone si dà troppa importanza per mascherare i mali di una società in crisi economica e, soprattutto, di valori.

Oppure, se proprio i nostri temerari governanti non trovano il coraggio di ricorrere alla sospensione, si decida di far finire il campionato con gli stadi deserti per dare un segnale forte a tutti.

Alla fine mancano sei giornate: meglio giocarle senza spettatori, così magari gli stupidi che siedono sugli spalti mascherati da tifosi capiranno che è proprio arrivata l’ora di smetterla con le loro amenità. Soprattutto in un momento drammatico come quello che il mondo sta vivendo, stretto tra il terrorismo che ci cambia le vite e tragedie vere come il terremoto del Nepal. Fatti di fronte ai quali ci sembra davvero anacronistico stare qui a commentare le bombe carta da stadio, dove si dovrebbe andare a godere la bellezza di un gioco che questi cretini hanno ormai rovinato da tanto tempo con la compiacenza di chi ha voluto metterli lì, negli stadi, per toglierli dalle piazze e di chi gli consente tutto sotto copertura.

Perché oltre a sospendere il campionato o, in alternativa, a chiudere gli stadi, ci sarebbe anche da applicare seriamente le leggi dello Stato per punire i colpevoli.

Ma questo, in un Paese in cui è sempre meglio dover dare i soldi che doverli avere, perché la lentezza dei processi ha sconvolto e disatteso la certezza del diritto e della pena, è forse un concetto troppo difficile da capire.

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