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Racconti di sport. Wimbledon: un nome, una garanzia.

wimbledonOggi alle 15.00, con la finale tra Federer e Djokovic, si conclude la 129ma edizione del torneo di tennis più famoso del mondo. Ma pochi sanno che nacque per caso.

Roma, 12 luglio – Anche chi non è un grande appassionato di tennis sa cosa è il Torneo di Wimbledon e che si tratta dell’unico che viene giocato sull’erba.

Su questi campi sono state scritte le storie di tennisti eccezionali come Bjorn Borg e John McEnroe (epiche le loro finali del 1980 e del 1981), Andre Agassi e Ivan Lendll, Boris Becker e Pete Sampras, tanto per fare qualche nome.

Oggi è il tempo di Federer e Djokovic, che alle 15.00 daranno vita alla finale maschile della 129ma edizione del torneo londinese, dopo che Serena Williams si è aggiudicata quella femminile per la sesta volta in carriera battendo la spagnola Garbine Muguruza Blanco per 6-4, 6-4.

Ma pochi sanno come è nata la leggenda di Wimbledon e soprattutto che la sua nascita avvenne quasi per caso.

Narra la leggenda, infatti, che nel 1877, ai soci del club, venne in mente di organizzare un torneo di tennis sui loro campi verdi perché si era rotto un rullo per lisciare l’erba dei prati preparati per giocare a croquet, lo sport che era in voga tra la nobiltà inglese del tempo. Questi rulli erano pieni d’acqua e venivano trainati da un cavallo sul campo per rendere l’erba adatta al croquet. L’impossibilità di svolgere questa operazione stimolò l’ingegno dei soci che, preso atto della crescita esponenziale che il tennis stava avendo in quegli anni, decisero di sostituirlo al più monotono croquet organizzando un torneo per iscriversi al quale bisognava pagare uno scellino. Vennero raccolte 17 sterline, il rullo fu riparato, ma il successo del torneo di tennis disputato per la prima volta sui prati di Wimbledon impedì il ritorno al passato e aprì la porta ad un grande futuro. Era nata la leggenda del tennis sull’erba e a pensarci bene non poteva che vedere la luce in Inghilterra, patria di tutti gli sport moderni e dei prati verdi.

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