Smokin’Joe.

Dieci anni fa se ne andava uno dei pesi massimi più forti della storia della boxe.

Roma, 7 novembre 2021.

 

La ricorrenza.

Dieci anni fa, il 7 novembre 2011, scompare a Philadelfia Joseph William, detto Joe, Frazier, uno dei più grandi pesi massimi della storia della boxe.

Originario della Carolina del Sud, Joe entra in palestra a 17 anni più per sistemare il fisico che non per vocazione pugilistica dal momento che pesa oltre 100 kg per un’altezza di appena 1,75.

Yank Durham lo segue, lo sgrezza, portandolo a combattere fino alla finale delle selezioni americane per i Giochi di Tokyo del 1964 con un curriculum, tra i dilettanti, di una quarantina d’incontri di cui 38 vinti e appena 2 persi.

Frazier, a vent’anni compiuti, arriva all’appuntamento delle Olimpiadi, nella categoria dei massimi, col fisico ben definito, compatto: 1,80 d’altezza e 90 chili di peso.

Conquista l’oro Olimpico e il conseguente passaggio tra i professionisti è più difficile di quello che si aspetta Joe.

Tuttavia nel marzo del 1968, nel sottoclou del terzo match tra Griffith e Benvenuti, avviene la svolta.

Combatte il suo 20°incontro contro un certo Mathis e lo distrugge per Ko all’undicesimo round, conquistando il titolo dello Stato di New York.

E’ talmente elevata la ferocia, la determinazione, che sprigiona Joe che sembra che gli esca il fumo dai guantoni.

Per questo lo chiamano Smokin’Joe, un appellativo eterno nel percorso di Frazier.

Nel 1970, a ventisei anni, diventa campione del mondo dei pesi massimi battendo per Kot alla quinta ripresa Ellis.

Il titolo è vacante per le note vicende relative al rifiuto di Alì a prestare il servizio militare con destinazione Vietnam, con conseguente privazione della corona mondiale.

Dalla conquista del titolo dei massimi Smokin’Joe diventa artefice di un periodo straordinario della storia della categoria, con le cinque sfide ad Alì e Foreman.

Tre match con Alì, il primo storico nel marzo 1971 vinto da Frazier con verdetto unanime ai punti, col famoso gancio sinistro piombato sulla mascella di Alì all’ultima ripresa.

Gli altri due incontri vedono una prima rivincita di Alì, ai punti, nel gennaio del 1974 al Madison Square Garden di New York e il celeberrimo <Thrilla in Manila> l’1 ottobre 1975.

Quest’incontro viene definito come il più cruento di tutti i tempi, con i due pugili che arrivano all’ultima ripresa in condizioni drammatiche.

Frazier è in svantaggio ai punti e subisce nel quattordicesimo round una serie di colpi durissimi da parte di Alì e appena finito il minuto d’intervallo, prima dell’inizio dell’ultima ripresa, non ce la fa materialmente a rialzarsi dallo sgabello.

Il manager Eddie Futch, successore dello scomparso Durham, lo consola e lo coccola come un bambino:<Rimani seduto figliolo, è finita. Nessuno dimenticherà quello che hai fatto qui>.

I due incontri con Foreman sono altrettante sconfitte, la prima delle quali, nel gennaio del 1973, gli costa la corona mondiale.

Durissimo il Ko subito da Frazier, preceduto da ben sei atterramenti in appena due riprese!

Alla resa dei conti Joe Frazier chiude il suo percorso con 32 vittorie, 1 pari e 4 sconfitte di cui 3 per Ko.

Campione del mondo per tre anni di seguito, Frazier si è guadagnato la stima di tutti, al di là dell’aspetto tecnico, per la sua bonomia e la sua educazione.

Come pugile è unanimemente accreditato tra i migliori pesi massimi della storia, in un certo senso avvicinabile allo stile di Rocky Marciano.

Gancio sinistro devastante, ben messo sul tronco, capacità egregia di assorbire i colpi nel suo incedere verso la corta distanza dovendo compensare la non elevata statura.

Se ne va a 67 anni, per un tumore al fegato, dopo appena due mesi dalla diagnosi del male.

 

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