Racconti di sport

Racconti di sport. Truffa e verdura

Lo scandalo del Totonero che travolse il calcio italiano con gli arresti negli stadi del 23 marzo di 40 anni fa.

Roma, 19 marzo 2020 – Tra pochi giorni saranno passati quarant’anni esatti dal primo, grande, scandalo legato alle scommesse che ha travolto il calcio italiano. Quello che è passato alla storia con il nome di Totonero e che ha avuto, come protagonisti, tanti calciatori famosi dell’epoca e due personaggi romani balzati di colpo sulle prime pagine dei giornali: Massimo Cruciani (venditore di frutta all’ingrosso e fornitore della Santa Sede) e Alvaro Trinca (titolare del ristorante “La Lampara”). Due scommettitori incalliti che in quell’Italia da bustarelle sempre al vento, l’1 marzo del 1980, scoperchiarono il calderone del sottobosco calcistico nazionale presentando un esposto alla Procura di Roma nel quale denunciarono 27 giocatori e 12 società di averli “truffati” in quanto venuti meno alla promessa di alterare i risultati delle rispettive partite per favorire le scommesse che loro stessi avevano fatto anche per conto dei medesimi calciatori. Truffa per la quale i due scommettitori si dichiarano “economicamente rovinati”. Una denuncia alla quale seguì il famoso blitz negli stadi di domenica 23 marzo 1980, che portò agli arresti in diretta televisiva di 13 calciatori delle Serie A e B. Le immagini della loro presa in custodia da parte degli agenti di polizia vennero mostrate in diretta dalla celebre trasmissione televisiva “90° minuto” di Paolo Valenti. All’Olimpico di Roma, dopo la fine di Roma-Perugia, su un taxi giallo, una Fiat 128 della Polizia (nella foto) e un’Ape Piaggio arancione, ferme sulla pista di atletica davanti all’ingresso del tunnel che portava agli spogliatoi, salirono i calciatori del Perugia Zecchini e Della Martira. Di lì a poco furono arrestati insieme al compagno di squadra Paolo Rossi (il nome più celebre finito nell’inchiesta) e ad Albertosi e Morini del Milan (prelevati a S.Siro dopo Milan-Torino 0-2); a Stefano Pellegrini dell’Avellino (preso al Partenio); a Cacciatori, Giordano, Wilson e Manfredonia della Lazio (presi in custodia a Pescara); al portiere Girardi del Genoa (arrestato a Marassi); a Merlo del Lecce e Magherini del Palermo (prelevati alla Favorita). In manette finì anche il presidente del Milan Felice Colombo. Tutti vennero trasferiti a Regina Coeli, visto che la Procura competente per le indagini era quella di Roma, la città dove vivevano i suddetti Trinca e Cruciani e dove, nel ristorante del primo, sarebbero avvenuti gli incontri tra loro e alcuni calciatori della Lazio (che poi avrebbero coinvolto i loro colleghi) per definire le modalità della combine. In sede di giustizia ordinaria gli imputati furono tutti assolti con la sentenza del 23 dicembre 1980 perché in Italia truccare le partite non era ancora reato (la legge ad hoc in tal senso venne redatta in seguito proprio a quei fatti), ma la giustizia sportiva colpì duro, con Milan e Lazio retrocesse in B e i calciatori implicati squalificati da tre mesi a sei anni. Trinca e Cruciani, intanto, se la passarono male, con il primo che pochi anni dopo morì senza essersi arricchito (anzi) e il secondo che continuò a svolgere la sua vecchia attività di venditore di frutta all’ingrosso. Lo scandalo, passò alla storia con il nome di “Totonero” perché, così, venne messo in contrapposizione con il Totocalcio, che quaranta anni fa, con la celebre schedina, era l’unica forma di scommessa legale che si poteva fare sulle partite.

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