Racconti di sport. 37 anni fa, Renato Curi…

Il 30 ottobre 1977, in un pomeriggio piovoso, il centrocampista del Perugia moriva sul campo contro la Juventus.

Roma, 29 ottobre – Ci sono date che si rincorrono nella memoria. Sono quelle dei matrimoni, della nascita dei figli, delle gioie e dei dispiaceri della vita.

Morti comprese, ovviamente.

E il 30 ottobre, per ogni amante del calcio italiano, è una di queste ultime. Purtroppo.

Il 30 ottobre, infatti, è il giorno in cui, nel 1977, venne a mancare, sul campo, uno dei centrocampisti più promettenti del nostro calcio degli anni ’70, Renato Curi, numero 8 del Perugia di Castagner che, in quella seconda metà di quel decennio, fece impazzire chiunque con il suo gioco bello e spettacolare. Tanto che, nel campionato successivo alla scomparsa del suo giocatore, quello del 1978-79, arrivò secondo e imbattuto alle spalle del Milan.

Ma questa è un’altra storia, che un giorno, magari, vi racconteremo. 

Quelle di oggi, invece, è la storia di questo ragazzo che, a soli 24 anni, venne fulminato da un infarto al quinto minuto del secondo tempo di Perugia-Juventus, alle 15.34 del 30 ottobre 1977. E pensare che, se non avesse recuperato in tempo dall’infortunio che lo aveva tenuto fermo nei giorni precedenti, quella gara non l’avrebbe neppure giocata. Invece scese in campo e dopo uno scatto per raggiungere la palla di una rimessa laterale, si accasciò al suolo e tutto finì lì.

Pochi giorni dopo, il 26 novembre, lo stadio di Perugia, fino a quel momento chiamato “Stadio Comunale Pian di Massiano”, dal luogo in cui sorge, venne intitolato proprio a lui, “Renato Curi” e così si chiama tuttora.

Oltre ad esso c’è anche una squadra abruzzese che si chiama così in suo onore, la “Renato Curi Angolana” di Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, perché il ragazzo, nato nelle Marche, si era trasferito in Abruzzo da bambino con la famiglia. Al Perugia era arrivato poi nel 1974 e in biancorosso aveva conquistato la promozione in A (dove aveva debuttato il 5 ottobre 1975 in Perugia-Milan 0-0) e deciso con un suo gol la sentitissima sfida casalinga con la Juventus, battuta 1-0 il 16 maggio 1976. Chi avrebbe mai pensato che proprio la squadra contro la quale aveva provato la sua gioia calcistica più grande sarebbe diventata quella della fine della storia.

Il 30 del mese, ottobre o maggio che sia, è proprio maledetto per il calcio italiano, che in questo giorno del ’77 e poi del ’94, ha dovuto dare l’addio a due ragazzi, Curi e Di Bartolomei, che in quegli anni giocavano l’uno contro l’altro con lo stesso numero sulla schiena, l’8.

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