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Racconti di sport. Pierino e la Lupa, il Bomber e la Viola

prati pruzzoUna storia curiosa e particolare unisce le sorti di Fiorentina e Roma, domani in lotta per il primo posto in classifica, a quella di due grandi cannonieri del passato.

Roma, 24 ottobre – Fiorentina-Roma per la testa della classifica è anche un grande amarcord della storia del nostro calcio, visti i tanti campioni che hanno vestito la maglia delle due squadre. Tra questi vogliamo ricordare due grandissimi attaccanti, Pierino Prati e Roberto Pruzzo, che hanno chiuso la carriera ad alti livelli nello stesso modo, ovvero giocando nella Fiorentina dopo aver fatto cose meravigliose per la Roma.

Cominciamo dal primo, che nella Capitale venne soprannominato “Pierino la Peste” per la sua capacità di punire severamente le difese avversarie. Dopo una carriera spesa nel Milan, con il quale aveva conquistato scudetti e coppe, arrivò alla Roma nel 1973 e in giallorosso segnò gol belli e importanti, come quelli nei derby, dando vita anche alla tradizione che voleva un tifoso donargli un mazzo di fiori prima delle gare casalinghe. Nel 1977, poi, se ne andò a Firenze e qui giocò solo nella stagione 1977-78, collezionando appena 8 partite di campionato senza gol. Con la Roma, invece, ne aveva fatti 28 in 82 gare di Serie A.

Discorso analogo per Roberto Pruzzo, che dopo essersi affermato nel Genoa arrivò in giallorosso nel 1979 per firmare, con le sue 106 reti in 240 partite, i campionati più belli della Roma degli anni ’80, con la quale vinse uno scudetto, tante Coppe Italia e tre volte la classifica dei cannonieri. Nel 1988, poi, andò a chiudere la carriera a Firenze e in maglia viola segnò solo un gol, fatalità proprio alla sua Roma, nell’ultima gara della stagione: lo spareggio che le due squadre giocarono sul neutro di Perugia per stabilire quale dovesse andare in Coppa Uefa. Grazie a quella rete vinse la Fiorentina (1-0) e Pruzzo chiuse la carriera proprio come l’aveva cominciata, segnando a quella Roma che aveva contribuito a fare grande e della quale era diventato per sempre “leggenda”.

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