Racconti di sport

Racconti di sport. Il pur vigile Panetti

calcio panetti roma 1961Addio al grande portiere della Roma, reso immortale del celebre monologo di Gassman-Peppe er Pantera ne “L’audace colpo dei soliti ignoti”
Roma, 27 dicembre 2016 – Nel giorno di Santo Stefano se ne è andato un mito giallorosso del passato, Luciano Panetti, nato nel 1929 a Porto Reacanati (in provincia di Macerata) e portiere della Roma dal 1955 al 1961. Erano gli anni della ricostruzione dell’Italia dopo la guerra, quelli in cui si stavano gettando le basi per il boom economico che risollevò il Paese nei mitici ‘60.
Il calcio era il passatempo preferito degli sportivi, al pari del ciclismo e del pugilato e la Roma era seguitissima sia in campo che fuori, tanto che veniva spesso citata in spettacoli teatrali e film. E in uno di questi ultimi , “L’audace colpo dei soliti ignoti”, Vittorio Gassman, che interpretava il personaggio di “Peppe er Pantera”, recita un mitico monologo nella questura di Milano per dimostrare la sua presenza allo stadio San Siro in occasione della partita Milan-Roma e la sua conseguente estraneità (che tale non era) al colpo messo a segno dai suoi compari. La scena inizia con Peppe che mostra al sottufficiale il biglietto della gara, per poi recitarne a memoria la cronaca, tabellino compreso. “Io se stavo a Milano è per via dell’omonima partita e sempre Forza Roma” inizia Gassman. Interviene un poliziotto che dice che con lui i pregiudicati che erano allo stadio salivano a dodici. “Solo dodici su mille tifosi romanisti – interviene er pantera – è una percentuale di pregiudicati irrisoria. Ahò, tra i laziali è molto maggiore”. Poi, alla domanda su che cosa era accaduto al 41’ del secondo tempo, risponde: “Al 41’ Altafini, detto Mazzola, ricevuta la sfera di cuoio dallo scattante Danova, aggirava l’accorrente Bernardin e lasciava partire di sinistro una secca staffilata che s’insaccava alla convergenza dei pali. Niente da fare per il pur vigile Panetti”. Il maresciallo chiede: “Arbitro?”. E lui: “Arbitro, imparziale ma irascibile, il signor Baralla di Livorno. 75.000 spettatori circa nonostante un leggero annuvolamento nel primo tempo, senza però che Giove Pluvio ponesse in atto la sua passeggera minaccia”. 
Con questo monologo Gassman ha reso immortale Luciano Panetti, che da quel momento sarà sempre per tutti “il pur vigile Panetti”. L’uomo che difese i pali della Roma per tante stagioni diventando un idolo delle folle giallorosse il 29 aprile del 1956, quando nella partita casalinga contro la Fiorentina, dopo aver subito un infortunio molto grave, rimase tra i pali immergendo la gamba, appena gli era possibile, in un secchio di ghiaccio posto da Angelino Cerretti ai lati della porta. E nonostante l’handicap fisico riuscì a salvare la rete giallorossa in almeno due occasioni.
Nella sua ultima stagione alla Roma, la 1960-61, contribuì alla conquista della Coppa delle Fiere giocando due delle tre gare dei quarti di finale con il Colonia e la storica semifinale di spareggio vinta per 6-0 contro l’Hibernian.
Addio Luciano. Vigile portiere di un calcio che non c’è più, nel quale chi giocava nel tuo ruolo indossava sempre la maglia numero 1. Non la 12, la 44, la 99 e così via. Perché il portiere che si rispetta ha sempre quel numero sulla schiena. Quello che indica che è il primo della formazione.
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