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Racconti di sport. Il ruggito del Leone

calcio oddi roma 80Emidio Oddi, difensore arcigno e grintoso che a Roma ricordano tutti come “Il Leone”. Sessant’anni il 22 luglio. Auguri.

Roma 21 luglio – Baffi folti, capelli al vento e grinta da vendere. Fisico non proprio aitante, ma pieno di energia e muscoli. Terzino destro di importazione di base, ma, all’occorrenza, anche difensore centrale. Ottimo nel marcare l’avversario più pericoloso, perché lui, Emidio Oddi da Castorano (un paesino in provincia di Ascoli Piceno), nel calcio della feroce marcatura a uomo ci era nato e cresciuto. Figuratevi che sconvolgimento personale e tattico che visse quando arrivò nella Roma di Liedholm dei primi anni ’80, quella nella quale si giocava e si marcava a zona. 

“È vero, però, pur giocando a zona, dovevo sempre controllare da vicino gli avversari più pericolosi, come un certo Maradona, ad esempio, che la notte prima non mi faceva dormire” ci disse tempo fa, in occasione di uno dei suoi frequenti ritorni nella Capitale.  “E contro di lui ricordo che feci sempre bene, forse perché, per mia fortuna, l’ho sempre marcato in giornate per lui non eccezionali. Altrimenti sarebbe stato impossibile fermarlo – continua – Per cercare di arginarlo provavo a sfruttare la mia velocità, che mi consentiva di avere il suo stesso passo. Il modo migliore per fermarlo, infatti, era di giocare d’anticipo e di non farlo girare verso la porta, perché quando prendeva il pallone sapeva già a chi darlo e cosa farci”.

Un Maradona da avversario, ma un Falçao da compagno di squadra. Che ricordi ha di quel periodo vissuto in giallorosso?

Stupendi e soprattutto le partite giocate con la Roma all’Olimpico mi sono rimaste nel cuore. Peccato aver perso la Coppa dei Campioni col Liverpool e lo scudetto col Lecce. Quel gruppo di giocatori meritava quei successi”.

Quanto a Falçao?

Lui per noi era una guida. Il nostro allenatore in campo. Comandava il gioco, ci diceva come dovevamo muoverci, quando doveva salire il terzino sulla fascia, quando dovevamo dargli la palla. Un vero punto di riferimento. Peccato che la mia seconda stagione alla Roma coincise col suo infortunio al ginocchio, quello che poi lo portò a lasciare la squadra. E pensare che all’inizio credevo si trattasse di un malanno di poco conto. Quando poi seppi della sua reale entità ci rimasi malissimo, perché Paulo era anche un compagno di squadra eccezionale. Simpatico, riservato e correttissimo con tutti. Pensate che, abitando vicino, quando tornavamo dalle trasferte io e lui prendevamo un solo taxi per andare a casa e, dato che io scendevo prima, alla fine lo pagava sempre lui, senza chiedermi mai il conto. Un signore, in campo e fuori”.

Emidio Oddi è del 1956 e domani compie 60 anni tondi tondi. Alla Roma arrivò nel 1984 dal Verona e in giallorosso ha giocato 207 partite con 4 gol, di cui 152 gare con 2 reti in campionato; 39 con una rete in Coppa Italia; 16 nelle coppe europee (Campioni e UEFA) con 1 gol, alla Dinamo Berlino nella Coppa dei Campioni 1983-84.

Per i tifosi è ancora oggi “il Leone”, soprannome che gli dettero per il suo modo di giocare e per quei folti capelli neri che, quando correva, sembravano davvero una criniera al vento.

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