Racconti di sport

Il sirenetto di una sola estate

Herbert Neumann, il primo tedesco in A dopo la riapertura delle frontiere del 1980

Roma, 3 maggio 2020 – Dopo la riammissione dei calciatori stranieri in Serie A nel 1980, che stiamo ricordando nei nostri “Racconti di sport”, Herbert Neumann fu il primo tedesco a rimettere piede sul suolo italico (l’ultimo era stato Helmut Haller). Fatalità la sua destinazione fu quell‘estremo nord-est friulano che, quarant’anni fa, conservava ancora viva la memoria sia della Prima che della Seconda Guerra Mondiale, in cui i popoli di lingua germanica erano il nemico. L’Udinese del presidente Teofilo Sansòn, industriale dei gelati, nell’estate del 1980 si accaparrò questo ragazzone del Colonia, classe 1963, attaccante con all’attivo una presenza nella nazionale della Repubblica Federale Tedesca, in amichevole contro l’Inghilterra di Keegan. Sarebbe stata quella la sua unica apparizione nella Mannschaft. Herbert si era messo in luce con la squadra della sua città in riva al Reno, che in quella fase storica riuscì ad incunearsi nel duopolio Bayern Monaco- Borussia Mönchengladbach. Il FC Köln, a cavallo tra gli anni ’70 e la prima parte degli anni ’80, visse la migliore epoca della sua storia, conquistando 3 delle sue 4 coppe nazionali (DFB-Pokal) e il terzo titolo di Campioni della Germania Ovest, dopo i 2 degli anni ‘60 (1961/62 e 1963/64). In quel periodo anche diverse occasioni mancate a livello europeo, tra cui la finale UEFA persa nel 1986 contro il Real Madrid. Dopo la fase aurea, per la squadra biancorossa dei caproni (Die Geißböcke) quasi nessuna soddisfazione e dalla riunificazione tedesca in poi molti medi e bassi, senza alti, facendo su e giù dalla serie cadetta, la Zweite Bundesliga. Neumann era nella squadra del Colonia che vinse le 2 Coppe nazionali 1976/77 e 1977/78 e anche il campionato di quest’ultima stagione (tornerà da profeta in patria, dopo l’esperienza italiana, per dare ai biancorossi ancora una Coppa di Germania nel 1982/83, che ad oggi è ancora il più recente trofeo del club).

A Udine Neumann, con la sua folta chioma bionda e la scriminatura in mezzo, che di quegli anni ’80 è assai rappresentativa, rimase una sola stagione, con 25 presenze e un unico gol, segnato alla Pistoiese. I friulani vissero una stagione tormentata, con quattro avvicendamenti in panchina (Marino Perani, Enzo Ferrari, Gustavo Giagnoni e poi ancora Ferrari) e si salvarono dalla retrocessione solo grazie alla differenza reti. Nel campionato seguente, 1981/82, quello del ventesimo scudetto juventino, Herbert passò al Bologna allenato da Tarcisio Burgnich, che poi venne sostituito da Liguori. Nella seconda stagione italiana le sue presenze furono 20, ancora con un solo gol, anche se giocava in una buona squadra (menzioniamo Zinetti, Mozzini, Paris, Colomba, Fiorini, Chiodi, Mancini e un debuttante Marocchi).Ma la palla rotonda rotola dove vuole e quel Bologna retrocesse in B come penultimo della classifica.

A quel punto Neumann ritornò a Colonia, passando poi in Grecia all’Olympiakos e infine a in Svizzera, al Chiasso (1989), dove chiuse la carriera. Seconda vita da allenatore in giro per l’Europa, tra Svizzera, Belgio, Turchia e soprattutto Olanda, senza acuti (l’acme furono un rapido sedersi sulla panchina dell’Anderlecht e il periodo al Vitesse Arnhem), fino al ritiro nel 2006.

Herbert Neumann, originario del Nord Rhein Westfalen, nonostante una modesta apparizione sul palcoscenico italiano, riuscì comunque a lasciare il segno in Italia, conquistandosi una copertina del Guerin Sportivo dell’estate 1981 (nella foto), assieme alla bella moglie Maria di origine portoghese. La coppia venne immortalata come icona-simbolo delle calcio-vacanze anni ‘80.

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