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Racconti di sport: “Che notizia dal Giro, Gimondi in rosa!”

ciclismo Felice Gimondi 1967Roma, 12 giugno  2016 – Oggi, quarant’anni fa, Felice Gimondi conquistava il suo terzo Giro d’Italia, a quasi 34 anni d’età,  prendendosi una delle più belle soddisfazioni della sua straordinaria carriera sportiva contro quella “bestia” di Eddy Mercks.

Il titolo del nostro racconto fù editato dal “Corriere dello Sport” nel giorno dell’ottava tappa, con arrivo a Lago Laceno, dove Gimondi conquistò la maglia rosa strappandola a Francesco Moser che l’aveva conseguita il giorno prima nella crono di Ostuni.

L’impresa fù significativa per l’età avanzata di Felice che stava avviandosi ad un finale di carriera dignitoso, oltretutto dopo undici anni di professionismo ad altissimo livello sempre in lotta, sia fisica che mentale, col cannibale Mercks.

Gimondi preparava sempre i suoi impegni con grande scrupolo, frutto della sua feroce determinazione di purosangue bergamasco ed evidentemente “sentiva” dai primi approcci che quel Giro poteva essere un’occasione da non perdere, tanto per ribadire, a se stesso ed ai giovani rampanti dell’epoca, che il vecchio Leone ruggiva ancora.

Sergio Neri, prima firma del ciclismo del “Corriere dello Sport” di allora, decantò con viva emozione i giorni in rosa di Felice fino alla 19° tappa, con arrivo in quota alle Torri del Vajolet, quando per una manciata di secondi perse il simbolo del primato in favore di Johan De Muynck, tosto corridore belga che andava molto bene in salita.

Ma il destino rosa di Gimondi era in agguato e dopo la vittoria alla 21° frazione nella sua Bergamo, il giorno successivo nella prima semi-tappa a cronometro sul circuito di Arcore riagguantò il primo posto con un vantaggio finale di 19’’ sul coriaceo De Muynck.

Nella seconda semi-tappa passerella finale a Milano, accompagnato da una folla impazzita di gioia che godeva del riscatto in età più che matura del Campione di Sedrina nei confronti dell’acerrimo nemico, sportivamente, Mercks di tre anni più giovane ma ormai svuotato di ogni energia.

Il 12 giugno di quarant’anni fa era un sabato e personalmente non riuscii a vedere la prima semi-tappa che si disputava nella tarda mattinata in quanto ero da poco occupato presso un’azienda; avevo addosso una tensione spasmodica che di fatto non mi faceva combinare niente. Ad un certo punto, nella zona di Piazza Mazzini dove mi trovavo, sentii un urlo terrificante da una finestra del palazzo di fronte che annunciava la riconquista della maglia rosa del bergamasco, appena finita la crono. Si era ripetuto lo stesso copione di dodici anni prima nel ’64, quando da dilettante Felice strappò la maglia gialla all’ultima tappa allo spagnolo Garcia nel Tour de l’Avenir, il Tour appunto dei dilettanti.

Questa vittoria lo consacrò definitivamente nell’Olimpo dei grandissimi con tre Giri vinti come un certo….Bartali e come i grandissimi aveva un soprannome “Nuvola Rossa” coniato da Gianni Brera all’indomani del trionfo mondiale di Barcellona nel ’73.   

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