Racconti di Sport: “Attenti al…..Fenomeno!”

Il brasiliano che ha dato una marcia in più alla Lazio, che si presenta alla ripresa del campionato (sabato pomeriggio, a Cagliari) con l’intenzione di puntare al secondo posto e scavalcare la Roma.

Roma, 1 aprile – La sosta del campionato ci consente di fare quello che i revisori contabili chiamerebbero un bilancio di verifica.

Tale verifica può essere di qualsiasi tipo, può riguardare lo stato di forma delle squadre, la capacità di tenuta delle stesse per la parte finale del torneo ma può anche riguardare il profilo dei singoli giocatori.

In questo periodo è sulla bocca di tutti Felipe Anderson, talento della Lazio che è letteralmente esploso  dallo scorso dicembre.

E’ doveroso, per una critica onesta e non pre-concetta, riconoscere la bontà della scelta di puntare su questo giocatore sin dalla scorsa stagione ad Igli Tare, direttore sportivo dei biancocelesti che s’incaponì sul brasiliano sfidando reticenze e dubbi su un illustre sconosciuto.

Nel precedente campionato il ragazzo arrivò in estate, nel ritiro di Auronzo di Cadore,  gravato da un infortunio non smaltito che non gli consentì di svolgere la preparazione in modo ideale.

L’ambiente era completamente “drogato” dai  riflussi della vittoria in Coppa Italia sulla Roma che non valutò l’impatto del ragazzo che non dimentichiamo proveniva da un altro continente, a soli 20 anni , con usi, costumi e alimentazione completamente diversi.

 La stagione della Lazio si trascinò senza troppi squilli di tromba tra una difficoltà ed un’altra, addirittura con l’esonero di mister Petkovic ed il richiamo di Edy Reja e naturalmente in questa mediocrità il presunto talento di Andersson stentava terribilmente e trovò il suo picco negativo in un rigore sbagliato contro il Ludogorets nei sedicesimi di Europa League.

Il campionato si è poi concluso con un mediocre nono posto ed all’inizio della nuova stagione non poche erano le perplessità sulla conferma di un “mezzo bidone” che era costato non poco circa 9 milioni di euro!

E qui si è verificato il miracolo nella persona di mister Pioli che evidentemente ha conosciuto, valutato il giocatore in ritiro e in silenzio senza troppi squilli di tromba lo ha rigenerato sia nel fisico che nello spirito portandolo, appena si è creata l’occasione, al massimo livello.

Nello scorso dicembre tra la partita di Coppa Italia col Varese e l’incontro di campionato col Parma, Felipe Andersson ha cominciato a dare i primi segnali di valore culminati successivamente con le prestazioni contro l’Inter, due goals, nel derby con la Roma fino ad arrivare ai nostri giorni.

Adesso si parla di “fenomeno”, di “fuoriclasse” con valutazioni che lievitano di partita in partita da parte dei maggiori club europei.

Per rimanere all’aspetto tecnico, lasciando al futuro ogni considerazione su quel che sarà, pensiamo che rimanendo in casa Lazio il brasiliano possa assomigliare a Vincenzo D’Amico, golden-boy del primo scudetto 1974. E’ doverosa la premessa che ogni paragone con epoche diverse lascia il tempo che trova, che i sistemi di allenamento non si possono paragonare, come pure l’alimentazione e non ultimo il sistema di gioco che 30/40 anni fa era rigorosamente “ a uomo” ed oggi invece si gioca “a zona”; tuttavia alcune movenze, il modo di trattare il pallone, la capacità di sfruttare le fasce ed il dribbling da fondo campo lo fanno assomigliare decisamente a D’Amico.

In conclusione possiamo attribuire ad Anderson una maggiore punta di velocità di base ed a D’Amico una percentuale tecnica leggermente superiore.

Il comico Pippo Franco tanti anni fa incise una canzone per bambini che in un passaggio diceva: “Attenti al matto”. Oggi parafrasando su Felipe Andersson diciamo: “Attenti al Fenomeno!”.

Exit mobile version