Racconti di sport

Racconti di sport. Rugby – “The Dubliners”

rugby irlanda tifosiRoma, 2 marzo – Gente di Dublino, gente di rugby. Di tutte le nazioni britanniche l’Irlanda è forse quella meno calcistica e più rugbistica. Qui non ci sono squadre di calcio che giocano nei vari campionati inglesi come le gallesi Swansea in Premier (ora allenata dal nostro Francesco Guidolin) o Cardiff (in Championship), né squadre blasonate nel mondo come le scozzesi Celtic e Rangers.

I nomi delle squadre di calcio irlandesi quasi non si conoscono, mentre tutti sanno che la nazionale in maglia verde ha il trifoglio come simbolo ed è l’unica nella quale giocano insieme gli irlandesi del nord con quelli del sud. Le due “Irlande”, quella indipendente dell’Eire e quella ancora britannica del nord dell’isola, che si fondono per passarsi la palla ovale, da Belfast a Dublino. Per questo la nazionale di rugby non viene identificata dalla bandiera nazionale irlandese bianca, verde e arancione, ma da un vessillo apposito, che consiste in un trifoglio (lo Shamrock), che simboleggia in modo generico l’Irlanda intesa come isola. Un miracolo dello sport, se ci pensate, che unisce là dove tutto il resto ha diviso, dalla politica alla religione.

E poi, se girate tra Dublino e dintorni, vedete che dove c’è un prato verde là sorge un’acca da rugby, non una porta di calcio come in ogni altra parte del mondo. Ecco perché la gente di Dublino, i “Dubliners” di James Joyce, la gloria letteraria dell’isola, è così appassionata al rugby e alla sua nazionale, le cui maglie verdi (da gara o da riposo) trovate in ogni negozio di souvenirs. Perché esse sono uno dei simboli dell’Irlanda al pari del succitato trifoglio, delle scogliere, del verde della campagna che si mescola all’azzurro del mare, dell’irish leprechaun, della Guinness e di San Patrizio, la cui festa si celebra il 17 marzo, praticamente a ridosso della partita che l’Italrugby giocherà a Dublino sabato 12 nell’ambito del Sei Nazioni.

San Patrizio è la festa dell’isola e gli azzurri troveranno tutto pronto per questa, che poi si celebrerà tra bevute e canti, suonate e croci celtiche, che ricordano non i drammi del ‘900, ma l’evangelizzazione dell’isola da parte del monaco Patrick. Durante Irlanda-Italia, come sempre, quando gioca la nazionale di rugby, Dublino si fermerà e i “Dubliners” riempiranno il nuovo Aviva Stadium (che ha sostituito il vecchio Lansdowne Road) e i tanti pub della città per vedere come andrà a finire. Poi, vada come vada, Guinness, canti e balli a volontà, perché, come ci disse anni fa una vera “dubliner” nostra amica: “Quando gli inglesi si ubriacano diventano violenti e menano. Quando, invece, si ubriacano gli irlandesi diventano allegri e cantano, suonano e ballano”. Magari sui tavoli dei pub, come ci è capitato di vedere a noi.

Viva l’Irlanda, dunque, ma Forza Italia.

Hai visto mai che stavolta San Patrizio lo festeggiamo anche noi?   

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