Roma, 2 dicembre 2016 – La campagna referendaria è agli sgoccioli e tutti i sostenitori del “SI” e del “NO” scaricano le ultime loro cartucce e, in teoria, e per incoraggiare le due parti di popolo, hanno la vittoria in tasca e sono depositari della verità.
Non sono un renziano, assolutamente!…anzi, tutto il contrario, ma Renzi è l’unico, oggi, in queste ultime battute, che abbia detto lo slogan meno sbagliato. “Sulla scheda del referendum non c’è scritto “ti è simpatico Renzi, o ti è antipatico?” ma soltanto “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.88 del 15 aprile 2016?” e “Questo non è un referendum per i PD ma per tutto il paese!”. Gli altri, gli oppositori, con le più varie motivazioni, hanno coniato slogans che non stanno né in cielo, né in terra. “Anticamera della deriva autoritaria del paese”, “Il potere concentrato nelle mani di uno solo” ecc., ecc. Ce n’è per tutti i gusti.
È una riforma sbagliata da qualsiasi parte la prendiamo.
È sbagliato il “NO” perché in esso c’è l’impedimento ad un processo di normalizzazione di rinnovamento del nostro ordinamento costituzionale, ed è sbagliato il “SI” perché la riforma non garantisce la modernizzazione del paese sotto tutti gli aspetti ed è in parte molto confusa. Sebbene la legislatrice, Boschi, si sforzi di sintetizzare e di confermare la sparizione del Senato, ai fini della costituzione di un sistema unicamerale, questo senato, vuotato dei due terzi dei suoi componenti, e riempito dei rappresentanti regionali, non cessa di esistere. Sarebbe stato più coerente e funzionale costruire a Palazzo Madama, un super mercato o un garage.
Sulla innegabili lacune, che la riforma presenta, Renzi è stato chiaro nel dire che non è una legge perfetta e che può essere migliorata; noi diciamo che “deve” essere migliorata. Equivale ad una tattica elettorale per accaparrarsi i voti degli oppositori e lasciare una porta aperta ai “movimenti di Palazzo” ai fini, non trascurabili, di migliorarla nei tempi futuri?
Questo lo sa soltanto lui però dobbiamo ammettere che oggi il “NO”, sbagliato nella sua natura, sbagliato lo sarebbe doppiamente perché confermerebbe il fenomeno che si è impadronito del paese negli ultimi sessanta anni, l’immobilismo perché in esso, sfruttando il popolo, e portando i grandi capitali all’estero, ci hanno “mangiato” tutti per cui ha fatto comodo a tutti. Oggi abbiamo avuto un Napolitano, io sono suo oppositore, che stanco dell’”avanti-indietro” fatto fare per sessanta anni alle leggi o, dello “scaricabarile” messo in atto da tutti i politici di ogni colore e razza, per tenere il paese fermo nell’immobilismo, ha “guidato” questa operazione, forse l’unica giusta fatta nella sua vita, e lo dico da suo oppositore, per sbloccare il paese.
Ovviamente, vista in questa ottica, l’operazione lascia delle parti scontente, e lo vediamo perché non sono poche le contestazioni, anzi, le contestazioni stesse stanno a confermare quanto si intuisce da queste conclusioni ma nessuno poteva aspettarsi che “la pacchia” durasse all’infinito.
A questo punto dobbiamo lasciare i nostri interessi di parte, gli interessi campanilistici e gli interessi clientelari e considerare che se ci attacchiamo a scuse come quella che la legge non è perfetta, diciamo una cosa giusta ma, contemporaneamente, chiediamo un’utopia per cui dobbiamo scendere con il cervello nella realtà e renderci consapevoli della fallosità della nostra posizione.
Nessuna legge è perfetta perché è fatta dall’essere umano e su questo assioma, citiamo una “sentenza”, “la democrazia non è perfetta, ma nessuno ha inventato niente di meglio!”. Lo disse Winston Churchill.
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