Roma, 27 aprile – Giorni fa, il figlio del Brigadiere Capo dei CC. Giuseppe Checcaccini (da molti anni in congedo), mi ha comunicato il decesso del proprio Genitore. Che fare? Ben poco purtroppo, così dopo un primo momento di commozione, ho ritenuto opportuno partecipare la cosa ai Veterani della gloriosa Compagnia Roma Trastevere di oltre quarant’anni fa, ormai da anni tutti in congedo, e le telefonate si sono intrecciate con chiamate ricevute che annunciavano la stessa notizia, un tam-tam durato tutta la serata e la mattina successiva, in un fiume di ricordi comuni. Chi era Checcaccini? Era un uomo buono e semplice, un onesto servitore dello Stato, ma soprattutto un vero e proprio mastino di polizia giudiziaria, di grande acume investigativo, grazie ad un’enorme attività informativa sviluppata in lunghissimi anni; proprio quell’azione che oggi purtroppo sembra carente nelle odierne strutture investigative. A fine anni ’70, dopo molti anni passati al Nucleo Operativo della Compagnia Trastevere, Checcaccini fu chiamato per la sua bravura al Reparto Operativo di Roma, all’epoca impegnato sul fronte del terrorismo e dei sequestri di persona. Anche il quel reparto strabiliò grazie alla sensibilità investigativa del mitico comandante Antonio Cornacchia, che lo proiettò nelle indagini su un sequestro di persona che giunsero alla liberazione del sequestrato. Dopo poco, avendo maturata la pensione, a seguito dello sfratto e alla difficoltà di sostenere ulteriori spese (il suo modesto stipendio era l’unico cespite in casa) preferì congedarsi per ritirarsi nella sua Cantiano, in Terra marchigiana, dove aveva la casa dove nacque. Ora un episodio che lo vide protagonista, tra i tanti e tanti, in indagini difficili nella Roma di metà anni ’70. Nel 1974, ad agosto, nel quartiere Aurelio, in Piazza Carpegna, un donna molto anziana fu uccisa in casa per rapina, mentre il figlio, con tutta la famiglia, non era in casa, ma al mare, nella vicina Anzio. Procedeva la Polizia, ma ciò non evitò ai Carabinieri della Compagnia Trastevere, competenti per territorio, di iniziare, come da prassi, indagini autonome. Quel che si fece, ovviamente, fu di mettere “sotto pressione” la criminalità di Trastevere, ma soprattutto della vicina Primavalle, quartiere all’epoca ad alta presenza e concentrazione criminale. Checcaccini si lanciò nella sua attività informativa (coadiuvato dall’inseparabile Silvio Ratti) avendo ben presto indicazioni sui possibili autori del gravissimo fatto, tre “balordi” di Primavalle, ricevendo anche notizie su chi poteva essere stato il “basista”. Infatti, perquisito un noto ricettatore, subito arrestato perché aveva magazzini pieni di materiali rubati, questi riferì al grande e indimenticato Pubblico Ministero Paolino Dell’Anno: “E voi venite a rrompe er c… a mme, quando vicino casa della “vecchia” c’è er negoziante….. che ricetta più de me, della “P…..”e de “C……..”(nomi di famosi personaggi dell’epoca); li mor…. Sua (del negoziante, ovviamente)!! Eppoi la “robba” non l’ho presa…l’ ho vista….ma mica so’ scemo a ricettà le cose de un morto ammazzato….”. Fu così che, mentre ci si accingeva a fare richiesta urgente all’AG di intercettazione telefonica e a localizzare e monitorare i tre rapinatori, dopo neanche due giorni, “PAESE SERA”(noto quotidiano di Roma, con edizione anche serale), in prima pagina annunciò che la Squadra Mobile aveva arrestato tutte le persone coinvolte nell’omicidio della anziana signora di Piazza Carpegna, compreso il ….”negoziante basista”. Eravamo stati, quindi, preceduti! Che delusione! Anche se poi, ragionando, ci rendemmo conto che non si poteva certamente competere con la grandiosa Squadra Mobile della Capitale, i cui Funzionari sono rimasti nella storia della lotta al crimine, quali Mimmo Scali, Gabriele Ciccone, Ernesto Viscione, Elio Cioppa, Adelchi Caggiano, Gianni Di Gennaro, Rino Monaco ( che portò a termine l’operazione di cui scrivo, che volle ricordare durante la conferenza stampa di saluto ai giornalisti capitolini all’atto della sua nomina a Questore di Roma nel 1996, quale sua.. prima operazione di servizio, in qualità di funzionario della Squadra Mobile romana…..). Questa la storia di “Peppe” Checcaccini, caratterizzata da imperturbabile professionalità, coraggio, amore per la sua missione di Soldato della Legge, ma, soprattutto, ricordiamo quel grande rispetto che Egli aveva per la gente, anche se di malaffare, da Lui ritenuti cittadini da soccorrere e aiutare, magari anche da redimere , se necessario.
Onore a Te, grande Carabiniere e maestro di vita; esempio delle migliori virtù intimamente vissute, praticate e sofferte! Da lassù, oltre a proteggere la Tua cara Famiglia, proteggi tutti i Carabinieri dei Nuclei Investigativi d’ Italia, vere sentinelle dello Stato!
Carabiniere Raffaele Vacca, Generale Div. CC. (aus)
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