Durante i tre anni del governo Renzi, (ed anche tuttora), quando qualcuno osava sostenere che lo stesso Premier aveva “invaso” la RAI piazzandovi sulle poltrone più importanti i propri fedelissimi, veniva additato come un calunniatore, falso e menzognero infarcito di avversione ostile e preconcetta.
Ebbene, quanto è accaduto, e sta accadendo, dimostra, senza ombra di dubbio, che gli uomini “imposti” nei posti chiavi della televisione di Stato, non perdono mai l’occasione per esaltare fino all’inverosimile, la figura e l’opera del loro protettore. anche se, attualmente, sotto il profilo istituzionale e costituzionale, non può rappresentare altro che sé stesso.
Agli osservatori più attenti e raziocinanti non può certamente essere sfuggito l’ampio spazio e la dovizia di “primi piani” dedicati all’ex inquilino di Palazzo Chigi, durante la sua visita nelle zone terremotate, dove sembrava fosse arrivato il personaggio più autorevole e carismatico del nostro Paese.
Eppure non è deputato, né senatore, per cui questo trionfalismo mal si addice ad una persona come lui che, ufficialmente, non rappresenta nulla e nessuno.
Altro episodio molto significativo che consolida la convinzione di chi governa veramente in Italia, è stato lo sdegno (fondamentalmente giusto e condivisibile), di Renzi contro il Presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Dijsselbloem, il quale ha dichiarato, senza mezzi termini, che i Paesi del Sud Europa, (Italia compresa), sperperano le loro risorse in alcol e donne e poi chiedono aiuto alla Comunità Europea.
Il risalto mediatico di questa iniziativa non l’ha avuto nessun altro personaggio politico ed istituzionale, forse nemmeno lo stesso Gentiloni.
In fondo non c’è da stupirsi o meravigliarsi perché, anche il vecchio adagio ci ricorda sempre che “ciascuno raccoglie quello che ha seminato”, ed è vero.
Nonostante gli allarmismi ispirati dai sondaggisti di tutte le specie, nelle prossime primarie il vincitore sarà ancora Lui.
Al contrario, nelle elezioni politiche generali del prossimo anno, con sommo gaudio dei circa 600 parlamentari “novizi” aspiranti all’agognato vitalizio, la vittoria del PD diventa sempre più difficile anche per l’amalgama che si profila tra gli scissionisti.
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