La festa del Testaccio
Lo “ruzzicare li porci”, un’antica festa macabra e truculenta della Roma del Medioevo.
Roma, 13 febbraio 2026 – Ogni 12 maggio nella Roma medioevale si celebrava la Festa del Testaccio, alla quale partecipava tutta la popolazione.
Al suo interno si svolgeva lo “ruzzicare li porci”. Un rito antico, cruento e sanguinolento, che per la sua atrocità ricordava quanto accadeva nelle arene al tempo degli antichi romani.
Esso, infatti, consisteva nel mettere dei cinghiali e dei maiali su carrette di legno portate sul Monte dei Cocci (a quei tempi detto Mons Testaceus), la collina artificialmente creata con i resti delle anfore olearie ammassati là dove oggi sorge il quartiere di Testaccio.
Da la sopra queste carrette piene di suini venivano gettate giù e nel cadere, ovviamente, si sfasciavano, liberando le povere bestie che, terrorizzate, scappavano da ogni parte.
Ad inseguirle per ucciderle con ogni mezzo (spiedi, coltelli, mazze e quant’altro) le centinaia di ragazzi e uomini che si erano radunati in attesa del momento giusto in cui far partire questa caccia atroce e violenta.
I cacciatori combattevano tra loro per accaparrarsi brandelli di carne o interiora degli animali stessi che uccidevano per poi fissarli sulle punte delle lame delle loro armi.
Con queste ognuno di loro si presentava dalla donna o ragazza amata o che voleva conquistare per porgerle questo macabro omaggio infisso sulla sua spada, coltello, spiedo o quant’altro.
Chi non riusciva a conquistare neppure un brandello di carne o interiora degli animali uccisi da regalare a una donna doveva stare per un anno intero in astinenza, fino al 12 maggio successivo.
Questa era la tradizione del “ruzzicare li porci” della Festa del Testaccio, attesissima in tutta la Roma del tempo di mezzo tra la fine dell’Impero e l’avvento dell’età rinascimentale.
Quel periodo che si lega ai secoli a cavallo dell’anno mille nei quali la città era in mano alle sue famiglie nobili.
