Calcio

Ridateci la Roma Nostra

calcio roma florenzi totti de rossi derbyLa  Roma made in Usa ha sofferto troppo per aver ragione, 3-2, del  fanalino Pescara guidato dall’ex bandiera laziale Massimo  Oddo.

Roma, 28 novembre 2016 –  Perché nonostante una campagna di mercato lussuosa il rendimento della Roma è inferiore a quello della passata stagione?  Perché la gente diserta l’Olimpico: si è  disamorata?
 La risposta è semplicissima.
Basta  guardare la formazione mandata in campo da Luciano Spalletti negli ultimi incontri di campionato e di coppa europea.  Sui 20 giocatori messi  sulla lista da consegnare agli arbitri, ben 19 su 20 sono stranieri.  L’unico italiano è De Rossi che nel match contro il Victoria Plzen peraltro è partito dalla panchina. Dunque al primo minuto di gioco gli stranieri erano 11 su 11, proprio come l’Udinese.  Simile vicenda in occasione dell’umiliazione subita a Bergamo. Idem a Pescara. Troppo per una tifoseria usa  da anni a vedere al centro delle vicende giallorosse da tre romani, romanisti ed azzurri:  Totti, De Rossi e Florenzi. Da identificarsi con loro.  Un privilegio che nessun altra formazione internazionale di rango può offrire ai propri sostenitori. Troppo per chi ha visto mortificare per settimane e settimane il proprio Numero Uno ridotto a rango da ragazzino debuttante girare in tondo sulla pista dell’Olimpico  in attesa di giocare i pochi minuti finali. Sufficienti, però, a mutare l’esito di una partita praticamente compromessa.
Ciò che gli americani non hanno ancora capito –  perché né il Direttore Sportivo e Market- Man Walter Sabatini, nè  Luciano Spalletti glielo hanno voluto spiegare: il primo  per poter continuare indisturbato a muoversi a piacimento sul lucroso mercato; il secondo per narcisimo acuto alla Mourinho : Io sono il vero Segreto della Roma, non Totti! – è che il calcio, come tutti gli sport di squadra, si esprime al proprio massimo livello quando esiste una perfetta sintonia fra il valore tecnico e la spinta motivazionale.
Ci sarà pure una ragione per cui ci si esprime meglio in casa che fuori? La ragione è che fra le mura del proprio stadio  la spinta emotiva  può farti  migliorare perfino del 20 per cento. E così anche indossare la maglia della propria squadra, della propria città del proprio paese offre una marcia in più. Questa molla  può essere quasi nulla in chi è tutto per tutto un mercenario cui interessa meramente:  non infortunarsi, fare bella figura grazie a  qualche numero , campare di rendita su quello che si è fatto a suo tempo. Solo qualche raro mistico della professionalità riesce in campo a grattare il fondo  del barile delle proprie risorse.
Ed allora ecco spiegato il mistero di questi rendimenti altalenanti della Roma…. E non solo perché ormai esiste un trend  cui pochi si sottraggono per ragioni di vil moneta: gli stranieri costano di meno. Solo alcune provinciali ed il Milan, per scelta ragionata,  si affidano ancora a strategie tradizionali condivise dai sostenitori. Perfino il Napoli dell’ex guru Sarri  si è adeguato , mandando  in campo un solo italiano, il minuscolo e nobile Insigne, Ma mai per l’intera partita.
Ecco, dunque, spiegato ancora meglio perchè  molta gente non segue più la Roma. Perché ciò che gli propina il duo SS Spalletti/Sabatini  non garantisce più né risultati né passione.  I supporters sono perplessi. Non sanno che pesci prendere. Gli hanno rotto il giocattolo con cui si sono appassionati per generazioni.  Ed ora che fare? Mettersi ancora a trascorrere le notti a preparare striscioni inneggianti e coreografie gustose? Per chi? Per qualcuno che se gli parli neanche ti capisce? Qualcuno che domani ti lascerà senza preavvisi né rimpianti, ma per qualche euro (milioni!) in più?
No. Non è ipotizzabile. C’è forse una sola possibilità per recuperare il terreno perso e restituire competitività alla Roma: liberarsi della fatale accoppiata SS;  rivolgersi a qualche allenatore italiano –  come ha fatto il Milan con il profeta ex giallorossso Vincenzo Montella,  esiliato da Roma e costretto a farsi fortuna altrove; sfruttare quella miniera di talenti che è  il proprio vivaio da dove hanno fatto scappare perfino  il  20 enne Alessio Romagnoli  ora centrale del Milan tutt’Italia e della promettente Nazionale di Giampiero Ventura. .
 Ritrovati i colori, verranno anche entusiasmo,  tifosi e risultati.

 

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