
Il derby di Milano dell’8 marzo 2026 è destinato a restare scolpito nella memoria collettiva per i sessanta secondi di puro caos che hanno preceduto il triplice fischio: al centro della tempesta, arbitro Doveri e VAR di Abisso. Che, in perfetta buona fede, hanno commesso un gravissimo errore sul fallo di mano del rossonero Ricci.
Il fatto: 95° minuto di un derby infuocato
L’Inter, sotto di un gol e lanciata in un assalto disperato, conquista l’area rossonera. Il pallone impatta sul braccio destro di Samuele Ricci. Il centrocampista del Milan ha il braccio largo, un movimento che agli occhi di chiunque occupi le tribune appare come una sorta parata istintiva. Ricci prova a ritrarre l’arto una frazione di secondo dopo il contatto, ma l’effetto è quello di “addomesticare” la sfera, permettendogli di liberare l’area e sventare il pericolo.
L’arbitro Daniele Doveri lascia proseguire. L’Inter esplode. Dimarco è il primo a correre verso il direttore di gara, seguito da un Chivu furibondo in panchina. Tutti attendono il segnale dal VAR, la mano all’orecchio che congela il tempo. Ma il segnale non arriva. Il tutto dopo un inspiegabile fischio sul gol di Carlos Augusto, col fischio prima che la palla entrasse.
Il mistero della VAR: perché il silenzio?
Il “mistero” che agita il post-partita risiede nell’assenza di una On-Field Review. Abisso e Di Bello, dalla sala video di Lissone, hanno effettuato un controllo silente, ma hanno ritenuto che non vi fosse un “chiaro ed evidente errore”. Le ricostruzioni emerse nelle ore successive e le prime spiegazioni filtrate dall’ambiente arbitrale (AIA) parlano di un “extra movimento che però non porta il braccio fuori figura”.
Questa terminologia ha scatenato l’ironia e la rabbia dei tifosi nerazzurri. Ex arbitri come Graziano Cesari e Mauro Bergonzi hanno bocciato senza appello questa interpretazione. Per Cesari, il braccio è largo, aumenta il volume del corpo e interrompe una traiettoria pericolosa. Non richiamare l’arbitro al monitor è stato definito da Bergonzi “l’errore più grave della serata”.
Il paradosso dei precedenti: Bisseck e il fantasma del passato
A rendere ancora più amaro il boccone per l’Inter è il confronto con episodi passati. Solo un anno prima, in un Inter-Lazio, un tocco quasi identico di Bisseck era stato punito con il rigore contro i nerazzurri. La domanda che rimbalza sui social e nelle interviste è semplice: perché quella dinamica oggi viene giudicata diversamente?
Alessandro Costacurta, dagli studi di Sky, ha lanciato una provocazione che ha diviso l’opinione pubblica: “Mi fa piacere che da due giornate sia cambiato qualcosa. Questo non è mai rigore, ma fino a due settimane fa lo avrebbero fischiato”. È proprio questa mancanza di uniformità a generare il “mistero”. Se la regola cambia in corsa senza una comunicazione ufficiale, il VAR smette di essere uno strumento di giustizia e diventa una fonte di ulteriore confusione.
Le reazioni: un clima da “guerra civile” sportiva
L’Inter esce dal derby con una sconfitta che riapre il campionato (il Milan accorcia a -7) e con una sensazione di ingiustizia profonda. Cristian Chivu, pur cercando di mantenere un profilo istituzionale, non ha nascosto l’amarezza: “Mi è stato detto che il check è stato fatto. Accettiamo, ma restano molti dubbi”. Federico Dimarco è stato più diretto: “L’arbitro deve andare al monitor in partite così importanti, è un diritto della competizione”. Dall’altra parte, il Milan si gode una vittoria vitale, difendendo la decisione arbitrale come una corretta applicazione del nuovo corso che vorrebbe limitare i “rigorini” da rimpallo.
Prestazione davvero insufficiente
Caso Ricci a parte, l’arbitraggio è stato pessimo: vedi il contatto fra due giocatori del Milan e fallo fischiato contro l’Inter. Una serataccia per Doveri, dopo varie imprecisioni durante Inter-Napoli. Succede, nulla di male: tutti sbagliano.
