Roma, 5 marzo 2026 – Trentacinque anni fa, oggi, esce in Italia un film strutturalmente complesso, allo stesso tempo lineare, carico di tensione: Il silenzio degli innocenti, diretto da Jonathan Demme.
Tratto dal romanzo di Thomas Harris, titolo originale The Silence of the Lambs, letteralmente il silenzio degli agnelli, che la traduzione italiana ha rivisitato in innocenti, è uno “psyco-thriller” in cui la scoperta del colpevole implica un vero e proprio tuffo nell’inconscio e nei meandri più oscuri della mente umana.
A sottolineare che il Male della società è prima di tutto dentro ognuno di noi.
Per catturare uno psicopatico che uccide e scuoia giovani donne, l’Fbi incarica una giovane aspirante poliziotto.
Clarice Starling riceve tale incarico da Jack Crawford, dirigente Fbi, ed inizia le sue indagini contattando il dottor Hannibal Lecter.
Lecter, ex psichiatra antropofago, è in un carcere di massima sicurezza a Baltimora condannato per aver ucciso e divorato i suoi pazienti, da cui il soprannome di Hannibal the Cannibal.
Clarice, coraggiosa e geniale, stabilisce con Lecter un proficuo rapporto cogliendo vari spunti che il “dottore” fornisce.
Lecter è colto, intelligente, gentile, determinato, che racchiude il Male allo stato puro, pieno di fascino, dà la chiave giusta a Clarice: una certa farfalla, trovata nella gola delle vittime.
Buffalo Bill è lo psicopatico assassino che Clarice riesce a scovare uccidendolo con più colpi di pistola nel buio pesto di una cantina, annaspando con la pistola spianata, tremante e sfuggendo essa stessa ad un agguato.
In quel tugurio maleodorante Clarice riesce a salvare l’ultima vittima sequestrata da Buffalo Bill, Catherine figlia di un’influente senatrice repubblicana.
Clarice viene promossa dal suo capo Crawford e nel mezzo della cerimonia riceve una telefonata dalle Bahamas.
E’ il dottor Lecter, nel frattempo evaso dal carcere di massima sicurezza, che si congratula con Clarice e le dice:<Allora, finalmente gli agnelli hanno smesso di gridare?>.
Lecter confida alla giovane poliziotta che sta “per avere un vecchio amico per cena” alludendo al dottor Chilton, direttore del carcere di Baltimora, che sentendosi in pericolo per la latitanza di Lecter cercava un posto segreto per nascondersi.
Il regista Demme, cresciuto nella scuderia di Roger Corman autore di un cameo insieme a George Romero, gira facendo ricorso a primi piani ravvicinati e a un uso soggettivo della macchina da presa.
Le inquadrature sembrano volersi attaccare agli occhi dei personaggi, reiventando il concetto stesso di suspense.
La scena dove Clarice elimina Buffalo Bill, completamente girata al buio, è indimenticabile così come la maschera da tortura medievale di Lecter e la gara dialettica tra lo psichiatra cannibale e la giovane poliziotta.
La pellicola è equiparata ad una lunga seduta psicanalitica, nella contrapposizione tra bene e male, sano e malato, attraverso elementi come la prigione, la casa di Buffalo Bill, la prigione di Lecter, gli spazi angusti.
La stessa Clarice, nel rapporto con il dottor Lecter, riesce a riconsiderare i suoi ricordi di bambina aprendosi e raccontando i suoi ricordi più intimi.
A livello interpretativo rimane nell’immaginario collettivo la performance di Anthony Hopkins nel ruolo di Hannibal Lecter.
Di gran lunga superiore, come termine di paragone, al viscido Peter Lorre di “M il Mostro di Dusseldorf” di Fritz Lang e al deviato Anthony Perkins di “Psyco” del maestro Hitchcock.
Celebre la battuta pronunciata da Lecter:<Uno che faceva un censimento una volta tentò d’interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave ed un buon Chianti>.
Alla sua altezza Jodie Foster, all’epoca non ancora trentenne, già abbondantemente sdoganata dal ruolo di “enfant prodige” di Taxi driver, nella parte di Clarice.
Ottima l’intesa con Hopkins anche e soprattutto per qualche deroga al copione principale.
Scott Glenn nella parte di Crawford, Ted Levine in quella di Buffalo Bill e Anthony Head in quella di Chilton, oltre ad altri comprimari, completano un cast eccellente.
Cinque Oscar premiano questo thriller, miglior film, migliore sceneggiatura, migliori attori protagonisti, Hopkins e Foster, miglior regista, Demme.
A fronte di un investimento di poco meno di 20 milioni di dollari, la pellicola ha incassato in tutto il mondo circa 273 milioni di dollari.
Un’ultima battuta: vedere “Il silenzio degli innocenti” è come osservare dentro se stessi, negli abissi della propria anima”…
