Il Teatro dellOpera di Roma offre agli abbonati e ai numerosi spettatori, molti italiani e molti stranieri, un programma di grande interesse internazionale, con opere, artisti, direttori dorchestra, registi e coreografi di livello mondiale: da Rossini a Donizetti, da Verdi a Puccini, da Mozart a Strauss, da Muti a Zeffirelli, da Kabaretti a Cobos, e così via.
In questo contesto si è inserito, con enorme successo di pubblico, lo spettacolo suggestivo, seducente e di notevole spessore artistico, in tre parti, ideato da Micha van Hoecke. In scena i tre grandi protagonisti della danza del Novecento, Béjart, Balanchine e Robbins, su musiche di Offenbach, Chopin, Čajkovskij e Gounod.
Guidata da un perfetto Nir Kabaretti, lOrchestra del Teatro dellOpera ha accompagnato, talora anche interpretato, il corpo di ballo del teatro dellOpera, a cui si sono aggiunti due singolari ospiti, Giuseppe Picone ed Alessandro Riga. Nella prima parte, il Walpurgisnacht Ballet, su coreografia di Balanchine, ripresa da ben Huys, e musiche dal Faust di Charles Gounod. Spicca la vocazione di Gheorgei Melitonovič Balančivadze, questo il vero nome di Balanchine, ad una danza donna, con personaggi maschili talora solo partner, da cui far emergere la figura del coreografo stesso più che di alcun divo o etoile.
I colori chiarissimi e delicati delle ballerine (talora, ahimè, stonati nella versione in rosa il cui livello tecnico era evidentemente inferiore), rapiscono per il neoclassicismo e la purezza. Di notevole spessore artistico il pas de deux di Alessandra Amato, accompagnata da Damiano Mongelli. Emozionanti, anche, il solo di Roberta Paparella, il duo ed il pas de quatre. La luminosità ed il candore della coreografia di Balanchine continuano nel successivo Tchaikovsky Pas de Deux, ripreso da Ben Huys. Stavolta letoile cè ed è tutta al maschile: affascinante e tecnicamente notevole, linterpretazione di Giuseppe Picone con Alessia Gay .
Il sipario scende, fra i numerosi applausi e si rialza sulle coreografie di In the Night di Jerome Robbins, su musiche di Fryderyk Chopin.
La danza diventa gelida e perfetta; i notturni di Chopin, suonati al pianoforte da Enrica Ruggiero, drammatici e carichi di pathos; la coreografia molto classica, molto tecnica; i costumi ricchi e sontuosi; le scenografie importanti e, chiaramente, notturne. Tre coppie si alternano in una notte di amori che si rincorrono sotto un cielo stellato: Alessandra Amato e Damiano Mongelli, Roberta Paparella e Manuel Paruccini, aprono la scena al duo finale dei primi ballerini Gaia Straccamore e Mario Marozzi (etoile), la cui presenza fisica e scenografica, armoniosità e portamento, interpretazione tecnica ed artistica sono stati sublimi ed incantevoli.
Il sipario si chiude per la seconda volta, per riaprirsi sulle scenografie della Gaîté Parisienne coreografata da Maurice Béjart, ripresa da Piotr Nardelli, su musiche di Jacques Offenbach,. Il passaggio dal neoclassico di Balanchine, al classico quasi metallico di Robbins, alla originalità quasi piratesca di Béjart è emozionante.
Ci si emoziona sin dallinizio, quando lorchestra da accompagnatrice si trasforma in protagonista, ed il balletto si ammutolisce per diventare esso stesso creatore di una sua nuova musica. Emoziona il linguaggio originale di Maurice Béjart, nome darte di Maurice Berger, certo con riferimento al genio di Molière che si era unito alla famiglia Béjart per poter fare il suo teatro fuori dal negozio paterno. La coreografia, finora dominata dalla presenza femminile, richiede ora ed esalta la forza e la prestanza maschile, con una superba interpretazione di Alessandro Riga nel ruolo di Bim. Difficile da conciliare con un classico in senso stretto, la danza diventa ora ritmo e movimento, gestualità ed espressione, originalità coinvolgente e disarmante. Alcune scene, complesse, sfidano un pubblico (scuole), forse poco preparato, forse poco maturo. Chiaramente meno classico dei due atti precedenti di Balanchine e Robbins, forse meno tecnico, ma non troppo, lultimo atto di Béjart è emotivamente il più coinvolgente ed espressivo. Si rimane con linterrogativo finale se la vera arte sia o un voto alla perfezione o un anelito alla estrinsecazione di una intimità altrimenti non espressa. Una bella serata, uno spettacolo indimenticabile, che i nostri lettori avranno sicuramente rivissuto, grazie a questa nota redatta insieme a Francesca Costabile, ottima danzatrice e grande esperta di danza e di balletto!
In questo contesto si è inserito, con enorme successo di pubblico, lo spettacolo suggestivo, seducente e di notevole spessore artistico, in tre parti, ideato da Micha van Hoecke. In scena i tre grandi protagonisti della danza del Novecento, Béjart, Balanchine e Robbins, su musiche di Offenbach, Chopin, Čajkovskij e Gounod.
Guidata da un perfetto Nir Kabaretti, lOrchestra del Teatro dellOpera ha accompagnato, talora anche interpretato, il corpo di ballo del teatro dellOpera, a cui si sono aggiunti due singolari ospiti, Giuseppe Picone ed Alessandro Riga. Nella prima parte, il Walpurgisnacht Ballet, su coreografia di Balanchine, ripresa da ben Huys, e musiche dal Faust di Charles Gounod. Spicca la vocazione di Gheorgei Melitonovič Balančivadze, questo il vero nome di Balanchine, ad una danza donna, con personaggi maschili talora solo partner, da cui far emergere la figura del coreografo stesso più che di alcun divo o etoile.
I colori chiarissimi e delicati delle ballerine (talora, ahimè, stonati nella versione in rosa il cui livello tecnico era evidentemente inferiore), rapiscono per il neoclassicismo e la purezza. Di notevole spessore artistico il pas de deux di Alessandra Amato, accompagnata da Damiano Mongelli. Emozionanti, anche, il solo di Roberta Paparella, il duo ed il pas de quatre. La luminosità ed il candore della coreografia di Balanchine continuano nel successivo Tchaikovsky Pas de Deux, ripreso da Ben Huys. Stavolta letoile cè ed è tutta al maschile: affascinante e tecnicamente notevole, linterpretazione di Giuseppe Picone con Alessia Gay .
Il sipario scende, fra i numerosi applausi e si rialza sulle coreografie di In the Night di Jerome Robbins, su musiche di Fryderyk Chopin.
La danza diventa gelida e perfetta; i notturni di Chopin, suonati al pianoforte da Enrica Ruggiero, drammatici e carichi di pathos; la coreografia molto classica, molto tecnica; i costumi ricchi e sontuosi; le scenografie importanti e, chiaramente, notturne. Tre coppie si alternano in una notte di amori che si rincorrono sotto un cielo stellato: Alessandra Amato e Damiano Mongelli, Roberta Paparella e Manuel Paruccini, aprono la scena al duo finale dei primi ballerini Gaia Straccamore e Mario Marozzi (etoile), la cui presenza fisica e scenografica, armoniosità e portamento, interpretazione tecnica ed artistica sono stati sublimi ed incantevoli.
Il sipario si chiude per la seconda volta, per riaprirsi sulle scenografie della Gaîté Parisienne coreografata da Maurice Béjart, ripresa da Piotr Nardelli, su musiche di Jacques Offenbach,. Il passaggio dal neoclassico di Balanchine, al classico quasi metallico di Robbins, alla originalità quasi piratesca di Béjart è emozionante.
Ci si emoziona sin dallinizio, quando lorchestra da accompagnatrice si trasforma in protagonista, ed il balletto si ammutolisce per diventare esso stesso creatore di una sua nuova musica. Emoziona il linguaggio originale di Maurice Béjart, nome darte di Maurice Berger, certo con riferimento al genio di Molière che si era unito alla famiglia Béjart per poter fare il suo teatro fuori dal negozio paterno. La coreografia, finora dominata dalla presenza femminile, richiede ora ed esalta la forza e la prestanza maschile, con una superba interpretazione di Alessandro Riga nel ruolo di Bim. Difficile da conciliare con un classico in senso stretto, la danza diventa ora ritmo e movimento, gestualità ed espressione, originalità coinvolgente e disarmante. Alcune scene, complesse, sfidano un pubblico (scuole), forse poco preparato, forse poco maturo. Chiaramente meno classico dei due atti precedenti di Balanchine e Robbins, forse meno tecnico, ma non troppo, lultimo atto di Béjart è emotivamente il più coinvolgente ed espressivo. Si rimane con linterrogativo finale se la vera arte sia o un voto alla perfezione o un anelito alla estrinsecazione di una intimità altrimenti non espressa. Una bella serata, uno spettacolo indimenticabile, che i nostri lettori avranno sicuramente rivissuto, grazie a questa nota redatta insieme a Francesca Costabile, ottima danzatrice e grande esperta di danza e di balletto!
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