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Forze Armate: non vanifichiamone la professionalità per ascoltare i falsi benpensanti

Non finiamo di distruggere le nostre Forze Armate perché potrebbero servirci..“Questo il titolo dell’articolo sulla rivista “liMes”del 9 marzo us a firma di Carlo Jean..
Scrive il Generale Carlo Jean..””Dobbiamo invertire la tendenza a smilitarizzare l’Esercito, impiegandolo in operazioni di polizia o prettamente civili. La crisi dell’Occidente rischia di produrre conflitti in Europa. La Nato non è eterna e “Mamma America” non ci proteggerà per sempre. La percezione dell’utilità della forza militare per conseguire obiettivi geopolitici – modifica o mantenimento dello status quo – varia da paese a paese. In ciascuno di essi muta poi a seconda delle circostanze esterne e interne. Nessuno Stato ha alleati permanenti. Il multilateralismo, eccetto quello contingente dovuto alla convergenza di interessi fra gli Stati e soprattutto oggi anche fra gli altri attori politici internazionali, non esiste in natura ma solo in letteratura, cioè nella fantasia degli internazionalisti. La percezione dell’utilità della forza militare dipende da quella della sua strumentalità a conseguire tali interessi. Nessuno fa la guerra per la guerra, ma per la pace che la segue. Lo aveva già detto Aristotele. Come dimostrato da Clausewitz, anche i conquistatori vogliono la pace. Hitler ne voleva una di mille anni. Chi inizia a impiegare la forza non è l’aggressore, ma il difensore che non vuole farsi conquistare. Tale affermazione del generale prussiano fu giudicata molto realistica da Lenin, anche per la lotta politica interna. Si ricorre alla forza quando si ritiene che i benefici del suo impiego – o anche della sua semplice disponibilità per la deterrence e la compellence – siano superiori ai suoi costi politici, umani e materiali. È impossibile prevederli con affidabilità. Quelli a breve termine sono spesso opposti a quelli a medio-lungo termine. Una volta entrati in guerra tutti i governi rimangono prigionieri della loro decisione di combattere. È difficile uscirne, se non altro per «non perdere la faccia» e per la difficoltà di giustificare costi e perdite alle proprie opinioni pubbliche…””conclude Jean.

In altro articolo di Simone Micocci su “Money.it” leggiamo che “”..il Ministro della Difesa – Elisabetta Trenta – ha (ad inizio incarico – nda) indicato ufficialmente le linee programmatiche dell’azione di Governo in ambito Difesa per i prossimi cinque anni di legislatura. Nell’incontro la Trenta ha ripreso in parte i concetti già indicati nel contratto di Governo, come ad esempio le promozioni per le quali si punterà maggiormente sul concetto di meritocrazia. Ma il Ministro della Difesa ha anche parlato di due importanti concetti che caratterizzeranno la sua azione in questi anni: la “resilienza” e la “dual use”.
Nel dettaglio, per resilienza si intende la capacità che le Forze Armate devono avere nell’adattarsi a qualsiasi cambiamento; con il concetto di dual use, invece, si fa riferimento alla consapevolezza di dover puntare al duplice uso delle capacità del comparto Difesa, il quale deve essere utilizzato per scopi militari e non. Nel contratto di Governo si legge che bisognerà incrementare il numero di militari per le strade, con la possibilità di utilizzarli non solo per il contrasto alle minacce terroristiche ma anche per altri scopi, come ad esempio la lotta alle mafie.
Questo concetto è stato ribadito con la necessità di ampliare l’uso che si fa delle Forze Armate, le quali non devono essere più un solo strumento militare bensì un nuovo sistema “integrato e connesso a più livelli”.
Per questo motivo il Ministro della Difesa farà in modo di realizzare una strategia nazionale sistemica per il potenziamento della sicurezza collettiva e della resilienza nazionale; per farlo sarà richiesto il contributo e la collaborazione anche degli altri Ministeri, così come dell’Industria, della Ricerca e del settore privato. Il tutto per tutelare gli interessi nazionali in ogni ambito.
Sul fronte internazionale, il Ministro della Difesa ha definito la NATO come “l’organizzazione di riferimento per garantire un’adeguata cornice di sicurezza all’intera regione euro-atlantica”.
Le Forze Armate in futuro dovranno essere in grado di affrontare le nuove sfide che gli si pongono davanti; per questo motivo una priorità sarà quella di potenziare la cyber defence, tramite l’avviamento di “una serie di programmi di acquisizione per accedere a strumenti operativi ad alto contenuto tecnologico in grado di assicurare la protezione, la resilienza e l’efficienza delle reti e dei sistemi informativi gestionali e operativi della Difesa””.
Ciò premesso facciamo due passi indietro ed affrontiamo una tematica che mai ha avuto risposte governative….qualcuno ha azzardato trattarsi della ben nota “bufala”, termine frequente sui social.. ma andiamo avanti..

Nel marzo 2010, con articolo della giornalista d’inchiesta Solange Manfredi dal titolo: “L’EUROCRAZIA SI PRENDE L’ARMA. PER OPERAZIONI SPECIALI”, i più venivano informati dell’istituzione di Eurogendfor e che, adombrando l’unificazione Carabinieri-Polizia di Stato, scriveva: “… se abbiamo capito qualcosa dell’ambiguo e silenzioso progetto, il nostro Maresciallo (dei Carabinieri) preoccupato (del suo futuro) non sarà più Maresciallo ma Ispettore; l’Appuntato diverrà Assistente, un Brigadiere Capo sarà Sovrintendente, insomma (i Carabinieri) saranno trasformati in Agenti di Polizia civili, senza stellette. Dipendenti degli Interni e non della Difesa. I Paesi che non aboliranno la loro Polizia ad ordinamento militare andranno incontro a gravi sanzioni europee. E tutto ciò avviene nel più completo silenzio e senza la minima protesta”. Da allora, più nulla. Poi, su “IL PUNTO- ROMA” del 21 febbraio sempre del 2010, Alessandro De Pascale si sostituì alla grande stampa nazionale scritta e on line che sull’argomento per chissà quale motivo continuava a nulla scrivere e così, bontà sua, ci spiegò cos’era la Gendarmeria Europea. Abbreviata in Eurogendfor (European Gendarmerie Force), apprendemmo.. che è un organismo sovranazionale che fa capo ad un Comitato Interministeriale che da quell’anno si sarebbe sovrapposto di fatto alle Polizie a competenza generale dello Stato (Polizia e Carabinieri). Cerchiamo di capire. In virtù della Legge n.84 del 14 maggio 2010 e votata all’unanimità dal Parlamento italiano, è stata costituita ufficialmente la Eurogendfor. L’accordo, in base al Trattato di Velsen, è stato reso esecutivo dai Paesi che sono dotati di Polizie Militari: Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia Nacional), Olanda (Marechaussée) e, per l’Italia, i Carabinieri, mentre all’epoca erano attese le adesioni di Romania e Lituania. Insomma, una SUPERPOLIZIA MILITARE che avrebbe dovuto, stando all’articolo 4 del Trattato:
a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;
b) monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le Forze di Polizia degli Stati nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale;
c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence;
d) svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle Autorità Giudiziarie competenti..
Sono molto stringenti, tra l’altro, le norme che prevedono la inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi; inoltre, vi sono garanzie riservate al personale che permetteranno a questa SUPERPOLIZIA e ai suoi appartenenti di essere immuni da qualsiasi provvedimento giudiziario con l’impossibilità di intercettazione da parte della Magistratura. Ma non sono finite le sorprese, perché apprendemmo che con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore a dicembre 2009, era previsto il rafforzamento di EUROJUST, la Procura Europea con sede all’Aja con Giudici dei 27 Stati membri, competente a perseguire e rinviare a giudizio gli autori di reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione e loro complici. Risultava anche attivo, secondo l’articolista Alessandro De Pascale, un servizio di Intelligence europeo che con il nuovo Trattato (di Lisbona) consentiva “il coordinamento, l’organizzazione e lo svolgimento di indagini e di azioni operative…
Ciò ampiamente premesso, concludiamo chiedendo se avremo un’ altra Polizia Europea, questa volta civile.. E’ indubbio che abbiamo di fronte un quadro non chiaro sia al grande pubblico sia agli stessi operatori del Comparto Sicurezza-Difesa italiano. Perché? Non si ha diritto di sapere quel che succede o succederà nel delicatissimo settore in questione? A prima vista sembrerebbero provvedimenti votati dal Parlamento ovvero ratificati dai Governi senza neanche conoscerne il contenuto, proprio perché senza tema di smentite deprivano gli Stati di gran spazio della propria sovranità nazionale. Possibile? Probabilmente non sarà così; ma perché tanto mistero? Cosa si nasconde? Forse, proprio per questo, in Parlamento, da decenni si vogliono i famosi nominati telecomandati, ossequiosi alle gerarchie di provenienza e ai capipartito, che intendono il mandato elettorale non come indefesso lavoro nelle Commissioni e nelle Aule, sempre gratificati dagli ossequi, dai battimano ovvero dalle pacche di chi li blandisce, oltre che dall’ammirazione dei “lietopensanti”, vera rovina del Paese..!

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