Una gita a ...

Una gita a … Rignano Flaminio e le sue catacombe

rignano flaminio rocca savelliRoma, 8 gennaio – Roma era collegata al suo grande impero dalle vie consolari e, sul tracciato di quelle vecchie ma importantissime strade, oggi sorgono le loro discendenti dirette.

Tra queste la via Flaminia, che lascia la Capitale a nord, si inoltra nella campagna romana e conduce verso Terni. Lungo il suo tracciato ancora oggi è possibile ammirare paesi che nulla hanno perso del loro fascino originario.

Uno di questi è Rignano Falminio, cittadina in cui è ancora possibile distinguere i due nuclei principali che la compongono: quello risalente all’epoca medievale e quello sviluppatosi nel periodo post- rinascimentale.

Nel corso dei secoli Rignano fu prima località capenate; poi cittadina romana; quindi, per circa quattrocento anni, Castello dei Savelli e, per un breve periodo, possesso del Valentino. Infine entrò a far parte dei possedimenti dei principi Massimo.

Nella bella piazza principale si possono ammirare la quattrocentesca Rocca Savelli (oggi sfortunatamente manomessa) ed alcuni resti di statue e sarcofagi romani. Non molto lontano troviamo la Parrocchiale dei Ss. Vincenzo e Anastasio nel cui interno, a tre navate, meritano di essere ammirati alcuni altari di epoca rinascimentale e, in una delle cappelle, i dipinti degli Zuccari. Nella sagrestia, un quadro del Salvatore, attribuito alla scuola del Perugino.

Poco fuori da Rignano, esattamente al km 40,600 della via Flaminia (o XXVI miglio della vecchia consolare romana), presso la Chiesa dei Martiri si trovano le catacombe, sorte nel 305 a.C. nel praedium theodorae. Si pensa che qui dovesse essere situata la tomba originaria del martire Abbondio (risalente al III secolo d.C.) e che essa fosse il nucleo iniziale dal quale poi nacque tutto il cimitero. Per poterle visitare occorre il permesso della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, sita in via Napoleone III a Roma. La prima pianta di queste catacombe, note sin dal XVII secolo, risale al 1747 anno in cui si eseguirono degli scavi per cercare i corpi dei martiri. Questa pianta mostra già le nove regioni (bracci con cubicoli) che ancora oggi sono visibili nella catacomba. Il primo studio sistematico del cimitero fu fatto nel 1897 da G. Battista De Rossi, che scoprì che la catacomba era composta da 14 regioni e studiò le 77 iscrizioni delle lastre di chiusura dei loculi, dalle più antiche (risalenti al 338-339 d.C.) alle più recenti (del 407 d.C.).

Un primo restauro della struttura e delle epigrafi fu effettuato nel 1908, ma già nel 1984 delle 77 iscrizioni conservate nella catacomba ne rimanevano solo 54.

Back to top button