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Non mi si venga a dire…

cassiere bancaRoma, 19 aprile  -  Feste di Pasqua, una parte, sopravvivenza, dall’altra, ho assottigliato la mia riserva di contante per cui vado alla banca per fornirmene un po’. Nella filiale non c’è quasi nessuno; prendo il numero e mi dispongo ad aspettare che la cassiera mi chiami. Questo avviene quasi subito perché una delle due, vedendomi, mi chiede che cosa io debba fare e, senza fare scattare il numero della fila, si dispone a erogarmi il servizio. Il significato è che mi vuole “liquidare” al più presto possibile; meglio così.
Mi accomodo alla sua postazione e mi richiede che cosa io debba fare. Glielo dico, un prelevamento. Dopo aver inserito le mie coordinate, mi chiede l’importo. Glielo dico, “100,00 euro…ce l’ha tutti da dieci?”. Sospende l’operazione e mi guarda perplessa. “…ma, non ha il bancomat?...” mi domanda. Le rispondo con molta educazione ma fermo, freddo e senza alzare il tono, “no”. “Perché?” mi fa lei, cominciando a “prendere d’acido”. Rispondo nel medesimo modo precedente  “perché non lo voglio”. Il mio tono, ripeto, pur essendo educato ma fermo e freddo, è di quelli che non ammettono repliche.
La cassiera lo capisce, ha una espressione di malcelata amara accettazione e porta a termine l’operazione. Raccolgo il contante, ringrazio ed esco.
La sintesi è una sola e non è la prima volta che la noto; la cassiera si è “scocciata” tremendamente di avere un cliente a cui erogare il servizio che è il suo lavoro e per il quale è pagata. Nella sala non c’era nessuno e lei era occupata in un lavoro contabile definito da “retro-sportello”.
Nei tempi attuali, in cui c’è carenza di personale, questi servizi  vengono devoluti al cassiere perchè  non impegnano né tempo, né procedure. Se c’è clientela, fra un gruppo e l’altro di clienti, si portano a termine queste operazioni. Il cassiere, digita i dati nel PC e raccoglie, “raccoglie” solo, il contante che la macchina gli eroga già contato e calcolato, fin’anche nei tagli per cui un’operazione del genere non impegna più di tanto.
Il significato effettivo dell’avvenimento non è il rifiuto del cliente in quanto presenza umana, ma perché è apportatore di lavoro. Infatti, mi aveva chiesto subito se avevo il bancomat (allo scopo di liberarsi di me che, non in possesso del bancomat, costituivo un’operazione). La domanda significava “se lei ha il bancomat, senza nemmeno entrare alla filiale, fa la sua operazione e non viene alla cassa”.
È un comportamento che ha in se più di un significato. Siamo in un’epoca travagliata combattuta da alcune situazioni: prima, l’insoddisfazione economica del lavoratore e le sue contestazioni; secondo, una triade sindacale inutile che fa il suo danno e non il suo interesse (e il lavoratore non se ne accorge) e, terzo, una classe politica incapace di equilibrare le situazioni e di risolvere i problemi.
L’avvenimento in oggetto appartiene alla banca ma può essere osservato in qualsiasi altro posto della macchina produttiva italiana. Il fatto di chiedermi il bancomat significa essere stata contrariata dalla presenza della clientela.
La clientela è il primo elemento, la prima “materia prima”, su cui si fonda l’economia della banca (se il cliente se ne va, la banca “chiude la saracinesca” e, poi, “tutti a casa!...” diceva Alberto Sordi) e, oggi, la cassiera, con la sua contrarietà a lavorare la “materia prima” da cui lei trae il suo reddito e che dovrebbe tutelare in tutti i modi, ha dimostrato, lei che ce l’ha, di “rifiutare il lavoro” che magari si è conquistata anche, come si soleva dire, “facendo carte false”.
In un’epoca in cui la disoccupazione è alle stelle, con tutto ciò che ne consegue, (emigrazione all’estero dei giovani, impossibilità per i giovani di aprire famiglia, natalità in vertiginoso calo, ecc., ecc.), è certamente poco professionale  comportarsi in questo modo.... 
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