Tematiche etico-sociali

Se non c’è giustizia, ci sia almeno conoscenza..! La storia dei Carabinieri d’Italia… che è Storia Patria…

Articolo molto interessante di Giovanni Mercadante, caro amico e grande giornalista di Altamura (Ba) - Corrierepl.It.. 5 agosto 2019 - L’eccidio di Selenizza in Albania ancora irrisolto. “Un contingente di circa 130 Carabinieri Reali trucidati e infoibati nel 1943”

Roma, 07 agosto 2019 – Un caso storico ancora oggi irrisolto è l’eccidio di Selenizza, un paese vicino a Valona (Albania). Un giovane ex Carabiniere segue con passione e determinazione questa vicenda. Un tormento che non gli dà pace. Perché tanto silenzio su un accadimento così cruento?
Attraverso queste colonne percorreremo un pezzo della microstoria che coinvolse l’Arma dei Carabinieri all’epoca dell’occupazione dell’Albania.
I fatti risalgono a febbraio 1943, allorquando la caserma dei Carabinieri di Selenizza che presidiava una ricca miniera di bitume, il cui materiale spedito in Italia veniva trasformato in acido solforico, fu assalito da partigiani albanesi. Sebbene gli attaccanti fossero di numero elevato, i Carabinieri resistettero all’offensiva, mentre la caserma purtroppo fu completamente distrutta.
Di lì a poco tempo , ovvero il 31 marzo, il Col. Luigi Bertarelli, Comandante della Legione di Valona, inviò sul luogo la 17^ Compagnia dei Carabinieri al comando del Ten. Col. Giuseppino Ricci, con lo scopo di riprendere possesso delle miniere di Selenizza e di ristabilire il controllo del territorio. La colonna, ben armata con autoblindo e mitragliatrici, giunse sul luogo il giorno dopo, l’1 aprile. Poiché l’ingresso alla miniera era anticipato da due collinette asimmetriche, una a 125 metri di quota e l’altra a 177 metri, il Comandante Ricci dispose ad alcuni suoi uomini di salire in cima a quella più bassa e poi sull’altra per avere il controllo dell’area. Fino a quel momento gli uomini in avanscoperta non avevano segnalato nulla di anomalo.
Purtroppo appena gli uomini di Ricci giunsero sulla prima collinetta, questi furono investiti da una violenta raffica di proiettili. Gli assalitori, appostati dietro le due alture, manifestarono tutta la loro potenza di fuoco con armi pesanti e con uno schieramento, si stima, di circa 800 partigiani. Il contingente italiano, colto di sorpresa, cercò disperatamente di fronteggiare la situazione, purtroppo senza successo.
Il Col. Bertarelli, nel 1960, nel suo diario personale, non riusciva ancora a spiegarsi chi avesse tradito la missione partita in gran segreto. Tuttavia, è lo stesso Bertarelli che si autoconvince; nella Legione dei Carabinieri erano arruolati anche degli albanesi, tra cui un tenente che sebbene non scoperto a quell’epoca, fece una brutta fine durante il regime comunista: il suo nome è Tashim Spahium.
Nello scontro, tra i militari italiani ci furono 16 feriti e 17 caduti. Tutti i superstiti furono fatti prigionieri. Ma solo i Carabinieri furono trattenuti, spogliati, torturati, e condotti nella vicina grotta dei Pipistrelli dove furono infoibati, qualcuno ancora vivo.
Giuseppe Mancini di Udine, ricercatore storico, ha ricostruito tutta la tragedia compilando un lungo elenco dei Carabinieri trucidati; documentandosi attraverso gli archivi pubblici e privati ha messo a disposizione anche foto di alcune vittime: Tommaso Medale; Alvise Vidale; Secchi Valentino. Il Col. Ricci, altrettanto torturato, fatto a pezzi e buttato nella stessa fossa. Probabilmente furono ammazzati in quella fossa circa 130 Carabinieri. Purtroppo il numero preciso non lo sapremo mai, molti di loro poco più che ventenni. Il giornale “Il Piccolo” di Trieste con un articolo pubblicato il 6 novembre 1992 a firma del giornalista Pietro Spirito, denunciava il grave fatto di sangue. Dopo circa un anno, la Procura di Bari, su segnalazione di un imprenditore italiano informato della vicenda, aprì un’inchiesta, come viene riportato in un articolo del Corriere della Sera del 28 marzo 1993 a pag. 15. All’interno della grotta furono recuperati solo 22 corpi e solo uno identificato grazie alla piastrina. Il suo nome era Annibale D’agnano, nato nel maggio del 1923, quindi appena 19enne. Era un Carabiniere ausiliario alla sua prima chiamata alle armi, come quasi tutti i suoi compagni assassinati. Quando fu recuperato, il sottufficiale che prese in mano quei poveri resti, commosso sussurrò: “BENTORNATO A CASA..”.
Sembra che, stando alle ricerche fatte da G. Mancini, i resti di quei 22 corpi furono traslati nel Sacrario militare d’Oltremare di Bari.
Giuseppe Mancini è depositario di una cospicua documentazione fatta di ricerche e foto sulla vicenda. Non intende abbandonare le sue indagini per dare giustizia a quei corpi abbandonati in terra straniera.

Un’altra importante ricerca su quanto di nefando subito dall’Arma dei Carabinieri Reali, in Albania, in quel periodo, è trattata nell’interessante libro: “L’eccidio della Colonna Gamucci” di Antonio Magagnino.
L’autore (da me ben conosciuto e stimato durante il mio periodo di permanenza a Viterbo…la nobile Tuscia.. quale Comandante Provinciale dei Carabinieri…felici ricordi…….) si presenta.. ““….sono un sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri già Paracadutista in congedo, classe 1962. Vive a Viterbo. Per ventisei anni ha servito con grande amore e fedeltà l’Arma dei Carabinieri tra Roma e Viterbo, per la maggior parte nel ruolo Ispettori; venti dei quali trascorsi in Reparti Operativi
Vorrei pubblicizzare e condividere l’uscita del mio libro…Un’ indagine sull’eccidio della Colonna Gamucci. Oltre un centinaio di Carabinieri Reali caddero uccisi barbaramente per mano di partigiani comunisti albanesi appartenenti al 2^ Btg. della 1^ Brigata al comando del criminale di guerra Capitano Xhelal Staravecka, nel pomeriggio del 4 novembre 1943, a Guri I Muzakqit nel bosco alle pendici del Monte Panit Nord Est di Labinot Albania.
Questo libro riporta alla luce, tra l’altro, uno dei fascicoli volutamente nascosti meglio conosciuto come “l’armadio della vergogna” del Tribunale Militare di Roma, dal momento che, alcuni storici, considerano uno dei più crudeli perpetrato contro militari Italiani durante la 2^ Guerra Mondiale. Per troppi anni entrambi i Paesi, volutamente per le stesse ideologie di partito, hanno ignobilmente taciuto e nascosto l’accaduto. E’ mio intento è quello di tributare il ricordo al sacrificio di questi coraggiosi Carabinieri Reali che hanno dato la propria vita al prezzo della nostra libertà, venendo ingiustamente abbandonati dalla quasi assenza di un indirizzo politico-militare, irresponsabile, fallimentare conduzione di una guerra onorata solo dalla dignità di alcuni comandanti e dei rispettivi reparti. Sinceramente grato.
Libro disponibile presso la Herald Editore Via Col. Masala 42 Roma
Come ricercatore ha offerto collaborazione all’Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea per la ricerca e la stesura del libro “La persecuzione degli Ebrei nella Provincia di Grosseto nel 1943-44” edito nel 1996. Inoltre ha collaborato con il Prof. Maida dell’Università di Torino, per la mappatura degli eccidi da parte di Reparti Italo-Nazisti nelle Regioni Toscana-Piemonte. Per ultimo ha ricevuto una lettera di apprezzamento da parte del “Yad Vaschem” di Gerusalemme (il più grande Museo dell’Olocausto) per la collaborazione nella fornitura di documentazione in un libro sulla deportazione degli Ebrei dal Lazio autore il Rabbino Capo Michael Tagliacozzo.

Ora mie considerazioni e ricordi… su altra triste vicenda.. Il 14 luglio 2009, a Tarvisio (UD), quindi in tempi recenti, perché quella storia è stata nascosta e poi rivisitata molto dopo per motivi politici che non sto a raccontare, perché i miei 25 lettori conoscono, sono state conferite le Medaglie d’Oro al Merito Civile “alla Memoria” a 12 Carabinieri caduti. Perché Merito civile e non Valore Militare…? Ai posteri l’ardua sentenza… Si tratta dei Carabinieri uccisi nelle foibe nella lunga storia ampiamente trattata solo dagli sfortunati Italiani Giuliani e Dalmati, che la sera del 23 marzo 1944 vennero aggrediti da criminali partigiani comunisti titini mentre la Caserma era già circondata da altri complici, rimasti nascosti per raggiungere a tappe forzate Malga Bala, dove i Militari vennero sterminati barbaramente, dopo essere stati incaprettati con filo di ferro.. I cadaveri dei militari vennero rinvenuti casualmente da una pattuglia di militari tedeschi e recuperati per essere ricomposti presso la chiesa di Tarvisio tra il 31 marzo ed il 2 aprile 1944.
Ricordiamo che sono passati più di dieci anni dalla Legge che ha istituito La Giornata della Memoria il 10 febbraio di ogni anno per il Ricordo dei Fratelli Italiani uccisi nelle foibe e per gli Italiani Giuliani e Dalmati.
Consideriamo che a volte, in questa “piccola”, non certamente dal punto di vista geografico, ma pur sempre per tradizioni di civiltà e cultura grande Italia, le burocrazie dei Palazzi e la modestia della politica non sanno o non vogliono, probabilmente per difetto di valutazione, riconoscere adeguatamente i meriti di propri Figli che con valore hanno rappresentato in armi la Patria lontani da Essa e che nulla hanno chiesto in vita se non il riconoscimento del proprio ONORE da morti! Il risultato che ne consegue è sotto gli occhi di tutti, cioè malcontento e amarezza, tanta amarezza! Delimitare il tutto agli anni 1943-45, senza esame del periodo storico antecedente è segnale di ignoranza faziosa depistante. La storiografia dominante, infatti, si è sempre soffermata sulle violenze fasciste, giustificando la barbarie dei partigiani comunisti “titini”. L’imbecillità non è pagante perché se si sa leggere la storia con un minimo di cultura acquisita nelle scuole medie di un tempo, si dovrebbe sapere che l’odio slavo contro i nostri connazionali ha retaggio lontano.
Si ricorda che con la guerra mondiale nel 1918 l’Italia aveva con 600 mila morti liberato Trento, Trieste, Pola e Zara.
Quindi ribadiamo il concetto che indicare l’odio slavo e i massacri dei partigiani comunisti nel 1943-45 come reazione alla violenza fascista sia un falso storico di prima grandezza. Con l’occupazione jugoslava di Pola, Gorizia e Trieste, nel maggio del ’45, furono deportate circa 3.400 persone di varia etnia, secondo le stime degli angloamericani. Di queste, più di un migliaio perse la vita in esecuzioni. “Tutti gli storici sono riluttanti a dare una cifra precisa delle vittime delle foibe. Al di là delle oscillazioni, le stime più alte vanno nell’ordine delle diverse migliaia. Quanti furono gli esuli? Una delle cifre più alte diceva 350mila, le cifre più basse sono sull’ordine dei 200mila. Ma sono comunque cifre significative in un’area piccola come quella istriana”, commenta autorevolmente lo storico Guido Franzinetti.
Anche la storiografia croata e slovena ha riconosciuto quello che è successo. “In quei Paesi – spiega Franzinetti – c’è un grosso settore ben contento di riconoscere crimini ai comunisti sloveni e croati: oltre agli italiani furono uccisi molti più sloveni e croati”.

Concludiamo, rendendo omaggio a tutti i Caduti di ogni epoca per il purissimo e ormai scomparso ideale di alta italianità! Quello che vogliamo è, anche se non c’è GIUSTIZIA, che ci sia almeno CONOSCENZA!!! Conoscere la nostra storia aiuta tutti ad approfondire quanto accadde!!! Ho finito….

CARABINIERE Raffaele Vacca, Generale di Divisione nella Riserva

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