Tematiche etico-sociali

Saluto ad un grande Comandante di Stazione Carabinieri di Roma Capitale

Salvatore Veltri
Salvatore Veltri
Il grande  scrittore Carlo Levi, a Villalba, descrive in “Mafia e politica” una scena che avviene nella piazza del paese dove si verifica un preciso rituale simbolico. “”Ero arrivato a Villalba la sera, avevo cenato nella casa di Michele Pantaleone, vi avevo dormito, e ci eravamo levati, per tornare a Palermo….Quando mi affacciai, sul selciato della piazza deserta passeggiavano, come fossero lì prima di tutti e di tutto, da sempre, soli, due uomini. Uno, con la coppola calata sugli occhi,  alto, grosso e tarchiato, aveva, in ogni suo movimento, l’aspetto del potere. Il suo compagno era con ogni evidenza un secondo, un compare, un subordinato o un guardiaspalle….. Lanciavano di sotto la coppola sguardi obliqui verso la mia finestra, subito rivolgendoli in modo da sembrare di non guardare. Subito, dal corso, entrò in piazza un terzo personaggio. Questo non aveva mistero, era in divisa: era il Maresciallo dei Carabinieri e cominciò a passeggiare in mezzo ad essi.  Quei tre potenti andavano così, avanti e indietro sulla piazza vuota. I loro passi risuonavano nel silenzio: la passeggiata era una dimostrazione.””.

Bellissima raffigurazione di una realtà tragica e amara, in cui il Comandante della Stazione dei Carabinieri non poteva sottrarsi per affermare la presenza dello Stato e della Legge, quale monito ai rei e messaggio di sicurezza per i cittadini onesti.

Questa figura dell’Eroe positivo è sempre esistita nell’immaginario popolare, perché davvero aderente alla realtà della vita in ogni dove, dalle Alpi alla Sicilia.

E ciò si verifica anche in televisione; ed è così che il Maresciallo Rocca lo vediamo operare in una Stazione Carabinieri di Viterbo, vedovo da anni, con tre figli, con una relazione con la bella farmacista. Le sue brillanti indagini coinvolgono spesso la sua famiglia, ma grazie al suo intuito, il Maresciallo imbocca sempre la pista giusta, tutelando da buon Padre di Famiglia i suoi cari e assicurando i criminali alla giustizia.

Ma oggi non dobbiamo parlare di Marescialli descritti magistralmente dalla penna di grandi scrittori, ovvero visti in sceneggiati televisivi, ma dobbiamo rivolgere il nostro pensiero e saluto a un altro grande Maresciallo dei tempi attuali, realmente esistente,  il Luogotenente Salvatore Veltri, mitico Comandante della Stazione Roma Talenti, che lascia in questi giorni il servizio attivo per raggiunti limiti di età. Come il Rocca degli sceneggiati TV e come il Maresciallo dei libri più belli di ogni epoca, Veltri ha sempre vissuto nei ranghi della normalità, e nel suo quotidiano operare, lui che ormai da tempo è stato il più anziano per grado e funzioni Comandante di Stazione di Roma Capitale, ha dato sempre continua prova di umiltà, dedizione allo Stato e tenace attaccamento al dovere.

Lo ricordo quarant’anni fa, negli anni di piombo, giovanissimo Brigadiere della Compagnia Roma Casilina e, successivamente, di quella Montesacro, effervescente ed entusiasta, sempre in prima linea, coraggioso, ferreo quando le circostanze lo imponevano, ma costantemente rispettoso della gente, in ogni frangente proteso ad aiutare anche chi sbagliava; insomma, un uomo veramente buono, preparato per tutto quel ch’era in Suo potere per soccorrere, per alleviare, per confortare.

Innumerevoli gli episodi che hanno visto protagonista Veltri nel corso di tanti anni di onorato servizio, come quello del febbraio 2005, quando dovette fronteggiare il folle che quel giorno terrorizzò duemila Testimoni di Geova, tra i quali centinaia di donne e bambini riuniti in preghiera nella grande sala di piazza Hegel. Veltri, subito accorso, quando sentì dallo squilibrato annunciare l’ “Armageddon” (l’Apocalisse: la fine del mondo), capì che bisognava in primis tentare di calmare l’esagitato ed evacuare per quanto possibile quei locali. Tra l’altro, non si poteva valutare a distanza  se quella pistola automatica che impugnava fosse in grado di sparare, come non si sapeva se quella cintura da kamikaze fosse realmente imbottita di esplosivo. Toltasi la giubba della divisa e indossata una giacca qualsiasi  per confondersi tra i fedeli, Veltri si avvicinò continuando a dialogare con il folle, grazie a quella eccellente psicologia non già accademica ma appresa sulla strada,  ottenendo che potessero uscire donne e bambini; e questo avvenne mentre  altri militari, anch’essi camuffati, lo  circondavano, per essere, ad un cenno convenuto, immobilizzato da Veltri e dagli altri Carabinieri.

“Non sono un eroe – disse il Maresciallo di Talenti ai giornalisti presenti in gran numero- e se tutto è andato bene, è merito dei miei Carabinieri”. Vent’ anni  prima, nel 1984, Veltri aveva affrontato un altro squilibrato che era entrato nella Scuola “Ignazio Silone” il quale, dopo aver ucciso il bidello Ernesto Chiovini, aveva sequestrato insegnati e bambini.

Anche allora era stato lui a negoziare e, dopo oltre sei ore, il folle si arrese consegnandogli il fucile.

Questi è Veltri, il valoroso Comandante di Stazione, vera sentinella dello Stato, che oggi salutiamo con commozione vera, amicizia e rispetto, certi che nella nuova vita di Uomo colto, eclettico e oltremodo generoso, saprà trovare gli spazi giusti per continuare a spargere i suoi preziosi talenti ampiamente conosciuti.

Ciao, caro Comandante, Maestro di generazioni di giovani e meno giovani Carabinieri, davvero  amico e consigliere attento della gente della Tua grande giurisdizione; onore a Te, grande combattente della legalità, e grazie per quanto hai fatto in  quarant’anni di esemplare servizio nell’interesse della Legge e dell’Ordinamento, militando nella nostra Arma sempre fedele!

Sappi che resterai per sempre nei cuori di quanti Ti hanno conosciuto quale esempio di belle virtù civili e militari, virtù che si possono sintetizzare nel  motto dannunziano:”Semper Adamas!”, cioè sempre puro come il diamante…; sì, Salvatore, perché tale sei davvero!

Generale di Divisione (aus) CC. Raffaele VACCA

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