Tematiche etico-sociali

INIQUA PARITÀ

Esaurito il confronto con le parti sociali, partecipi o contrarie, ma comunque rassegnate agli effetti di un’operazione pesantissima, il premier Monti ha presentato nel dicembre scorso la manovra che con molti sacrifici dovrebbe aiutarci ad uscire dal tunnel.
 

La cosa che ha colpito maggiormente l’opinione pubblica è stata senza ombra di dubbio il contenuto che il nuovo decreto “salva Italia” prevede,  perché ciò penalizza fortemente le donne.
Per loro si prospetta un deciso passo indietro. Entrando nel dettaglio, per quanto concerne le pensioni di anzianità spariscono le quote, ovvero l’operazione con cui si sommavano almeno 35 anni di lavoro e l’età dei richiedenti secondo una scala crescente. Addio anche a quota 40, che sino ad oggi non era collegata all’età. Chi aveva lavorato 40 anni poteva andarsene senza perdersi nei conti.
Oggi non più! Il lavoratore dovrà lavorare almeno 42 anni e un mese, nel caso degli uomini, e 41 anni e un mese nel caso delle donne, ovviamente se in regola con i contributi.
E’ statainvece abolita la finestra d’uscita, definita dallla Ministra Fornero “unbizantinismo inutile”.
Altra novità riguarda la denominazione, la nuovapensione d’anzianità viene ormai definita “pensione anticipata”, maquesto cambia di poco le cose.
Per quanto riguarda invece le pensionidi vecchiaia, lo storico processo di convergenza tra i trattamenti diuomini e donne troverà il suo punto d’arrivo nel 2018, all’età pensionabiledi 66 anni. Questo limite vale per gli uomini già dal 2012, mentrele donne ci arriveranno più gradatamente, seppur con qualche strappo:se fino al 31 dicembre scorso era possibile andare in pensione a 60anni, dal 2012 la quota minima è di 62 anni.
Successivamente, almenonel settore privato, l’uscita sarà flessibile: per le donne tra 62 e 70 anni,per gli uomini tra 66 e 70, con incentivi e disincentivi mirati. In ognicaso, il metodo di calcolo sarà “contributivo per tutti”. E’ sicuramenteun brutto colpo per le donne che si vedono costrette a seguire pressochélo stesso percorso degli uomini.
Una beffa per loro in termini diparità di diritti! Si dimentica che il lavoro di una donna viene svolto perl’intero arco della giornata, senza interruzione. L’uomo solitamente silimita ad assolvere le 8 ore ordinarie di lavoro giornaliere.
Perché ancorauna discriminazione, ancora differenze di trattamento nei confrontidelle donne? Forse la commozione espressa dalla Ministra Fornero, erail frutto di pensieri legati al fatto che la donna è in primo luogo figlia,moglie, mamma, nonna e poi lavoratrice ed il suo lavoro è costante pertutta la vita?
Emerge solo un’amara certezza per le donne: questa paritàdi trattamento è la meno ambita per loro!
 
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