Tematiche etico-sociali

Il grande generale Cesare Vitale ha lasciato questa vita!

Onoriamo commossi la sua memoria…

Roma, 26 aprile 2021 – Grande tristezza! Si, grande tristezza, quando fa “un passo avanti”…un amato Superiore…

Ma chi era il Generale Cesare Vitale (nella foto con il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro), il grande Generale che ora ricordiamo, scomparso poco più che novantenne? Cosa ha rappresentato per più generazioni di Carabinieri?

Dobbiamo in primis dire che, generoso per temperamento, fervente nella Fede, Egli ebbe della vita una concezione direi ottimistica; non per una particolare interpretazione filosofica di essa, ma perché ben presto, dall’ambiente familiare, si immise giovanissimo al servizio dello Stato, entrando nell’Arma, seguendo le orme del grande Padre, l’ancora ricordato per la sua opera missionaria di bene, il Maggiore Nicola Vitale, che dal dopoguerra, una volta in congedo, operò al servizio degli orfani dell’Arma.

Sulle nobili linee guida morali e spirituali del Padre, Cesare Vitale impostò la sua vita.

Aggiungo che il Capitano Nicola Vitale fu molto devoto al grande Padre Carlo Massaruti della Compagnia di Gesù. Nella Roma dei primi decenni del Novecento, tra i militari di stanza in città, era molto noto il nome del Padre Gesuita, soprattutto tra i giovani Carabinieri.

P. Carlo, nato nell’Urbe il 21 ottobre del 1878 ed entrato nell’ ordine nel 1898, aveva iniziato a occuparsi, già nel corso del proprio magistero, della cura spirituale dei militari. Nel corso degli anni fondò una vera e propria opera, che in seguito avrebbe preso il suo nome – “Opera Massaruti” – con la volontà di offrire uno spazio fisico e spirituale ai Carabinieri e alle loro famiglie per potersi riunire in preghiera la sera, incontrarsi, seguire il catechismo.

Da qui si comprende quanto il ricordo del Padre possa avere influito nella nobile dedizione del grande Generale nella conduzione della benemerita ONAOMAC.

Che fare, appresa la notizia? Ben poco, purtroppo; così dopo un primo momento di commozione, ho ritenuto opportuno partecipare la notizia ai Veterani, ormai da anni in congedo, e le telefonate, come avvenne per l’amato Generale Giuseppe Siracusano e recentemente per il nobile e sommo Generale Richero, si sono intrecciate con chiamate ricevute che annunciavano la stessa notizia, un tam-tam durato tutta la serata e la mattina successiva, in un fiume di ricordi comuni.

Sui trascorsi nella nobile arte del Comando di un tempo, va ricordato che il Generale Vitale, dotato di altissime qualità morali ed intellettuali, che lo hanno giustamente fatto emergere tra i migliori, ha sempre ottenuto, grazie al suo spirito d’iniziativa ed alle larghe vedute intellettuali, brillantissimi risultati.

La sua equilibrata azione di comando è stata ovunque improntata a saggezza ed autorevolezza.

Comandante di reparti di grande rilievo operativo ed addestrativo, dal Reggimento Carabinieri a Cavallo, alla Legione Carabinieri di Milano, con Comandante di Divisione il Generale C.A. Dalla Chiesa, ha dimostrato d’essere, con la sua costante presenza, un uomo di azione, facendo si che tali reparti raggiungessero un altissimo livello d’efficienza.

Dopo aver ricoperto l’incarico di Comandante della VII Brigata Carabinieri di Napoli, con giurisdizione anche sulla Calabria, è stato chiamato a quello di Comandante della Scuola Ufficiali Carabinieri ove, nella delicata opera formativa dei giovani Quadri dell’Arma, ha svolto un’azione di guida e di indirizzo provvida, sensibile ed appassionata.

Il suo operato è stato sempre caratterizzato da eccezionali slanci di umanità e di generosità che ha palesato, sempre più, negli incarichi di Comandante dell’Ispettorato delle Scuole, fino a quello di Vice Comandante Generale dell’Arma.

Ufficiale di classe superiore che con il suo operato lucido ed incisivo ha contribuito ad esaltare l’immagine ed il prestigio della Forza Armata e dei Carabinieri in particolare.

Da molti anni, poi, è stato Presidente dell’ONAOMAC, l’Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari Arma Carabinieri che è un Ente Morale di natura privatistica che assiste gli orfani dei militari dell’Arma dei Carabinieri di qualsiasi grado fino al conseguimento della laurea, e a vita se si tratta di giovani con disabilità.

L’Opera oggi si occupa degli orfani attraverso contributi volontari, elargizioni liberali, o contribuzioni istituzionali, all’interno delle quali rientra il protocollo di intesa con la Fondazione.

Ora ricordi personali.

Quando fui trasferito al Comando della Compagnia Napoli Stella, nel gennaio 1983, in piena “prima guerra di Camorra”, dopo un quadriennio all’Antiterrorismo operativo del Ministero dell’Interno, con il grande Prefetto Vincenzo Parisi, trovai in quel Reparto normali profili di operatività, ravvedendo l’esigenza immediata di elevarli. Era Comandante della 7 Brigata il grande Generale. Quindi, il Brigadiere Domenico (“Mimmo”) Celiento, fu subito sulla mia stessa lunghezza d’onda. La Compagnia, come ancora attualmente, aveva giurisdizione sui quartieri più sensibili sotto il profilo della sicurezza pubblica, dalla Sanità a Forcella, passando per San Carlo all’Arena, Borgoloreto (con la Stazione Ferroviaria e l’attiguo Mercato della Duchesca), per arrivare a San Pietro a Patierno, Secondigliano, Miano,167, e Scampia (noto per il film “Gomorra”!). Celiento, prima del mio arrivo, aveva condotto indagini sulle estorsioni nel quartiere Sanità, procedendo al fermo di PG nei confronti di alcuni malavitosi di quella difficile zona. Mi colpì il fatto che diffidasse di tutti. Ciò in verità mi impressionò, devo aggiungere favorevolmente in quanto condividevo per esperienza tale criterio operativo.

Proseguite le indagini, redigemmo il Rapporto Giudiziario riepilogativo, come da intese con il Sostituto Procuratore Diego Marmo, che vedeva il coinvolgimento di elementi vicini ad importante Clan camorristico della Sanità.

Non passò molto tempo, che si arrivò a quel maledetto 28 aprile 1983, quando, sulla Circonvallazione di Casoria, ci fu l’agguato al valoroso Sottufficiale. Due autovetture, con sette killer a bordo, lo fermarono per colpirlo a morte; morte che, per la sua forte fibra, sopravvenne il giorno dopo, all’ Ospedale Nuovo Pellegrini.

Devo aggiungere che il Generale Vitale, saputo delle indagini in occasione di visite in caserma non preavvisate e di incontri esterni, volle essere tenuto al corrente, imponendo trasferimenti interni, e quando ci fu il tragico evento, oltre a presenziare alle esequie, volle stare vicino alla cara famiglia dandomi precisi incarichi. Il Sottufficiale fu riconosciuto quale “Vittima del dovere”. Aggiungo poi che mi volle aggregato, dal 18 giugno 1985 al 29 agosto dello stesso anno, allo Stato Maggiore della Brigata per ricoprire le delicate funzioni di Capo Ufficio O.A.I.O. in S.V. in sostituzione del Colonnello che si era assentato per malattia (il primo mio incarico di Stato Maggiore cui seguì il trasferimento alla 2^ Divisione di Roma, voluto dal grande Generale Richero).

Lo accompagnai in quel periodo più volte a riunioni operative anche in Calabria.

Ricordo che nella Caserma di Mergellina, dove era situato il Nucleo Radiomobile, volle che venisse istituito ed ospitato un drappello di Carabinieri a Cavallo per svolgere servizi montati nel centro cittadino, certamente molto apprezzati dai cittadini.

Concludo, dicendo Addio, nostro sempre caro Comandante; Addio indimenticabile Maestro di vita saggio e autorevole; Addio brillante Generale; Addio Uomo onesto, scrupoloso, previdente, altruista, stimato, amato e ammirato.

Ed ora che gode della Luce del Signore che l’ha chiamata nella schiera dei Suoi prediletti, oltre che proteggere la Sua cara moglie e tutti i familiari (purtroppo anche il caro Fratello Vito, medico e missionario di bene, è recentemente scomparso) da lassù continui a volere bene e proteggere gli orfani dell’Arma, come i Veterani della vecchia e gloriosa Arma, che hanno avuto la ventura di conoscerLa e di collaborarLa, in anni lontani e difficili, i quali oggi sentono l’onore di indicarLa alle giovani generazioni dell’Arma quale esemplare Guida e Maestro.

Grazie signor Generale, ci ha insegnato che “Vita non tollitur, mutatur !”, Si, la vita non è tolta ma cambia!!!

Back to top button