Tematiche etico-sociali

Nella Chiesa in cammino, la Comunione anche a risposati divorziati…

sinodo 2015Roma, 25 ottobre – La chiusura del Sinodo ha lasciato un’eredità significativa. La dimostrazione che la Chiesa Cattolica intende guardare con molta attenzione a  tutti i propri appartenenti, uniti nell’Agape.

Grande sollecitudine è stata espressa per la famiglia, per i suoi valori, per i suoi problemi, per tutte le difficoltà che in una società sempre più in movimento, sempre più liquida, si presentano tutti i giorni a chi si propone, con i mezzi che ha a disposizione, di portare avanti la crescita di figli sempre più assorbiti dal contesto sociale. I coniugi, con sostegni spesso non proporzionati, fra  molte difficoltà e  pericoli devono affrontare e garantire, in modo protratto, serenità agli anziani, ora che la vita media si è molto allungata  e offrire fiducia, proteggere, educare i giovani, in un momento in cui l’occupazione lavorativa può essere assente o vacillante: scogli       da superare che possono logorare il legame coniugale o rafforzarlo.
Quindi il Sinodo non lascerà sola la famiglia in qualunque situazione si trovi.

Primo nuovo riferimento  è l’ Eucaristia ora Sacramento accessibile anche ai divorziati risposati, con la valutazione caso per caso del sacerdote di riferimento, secondo indicazioni pastorali dei vescovi a cui è affidata la comunità. Approvato  dal Sinodo, in verità con un solo voto in più,  a scrutinio segreto, con 178 placet, 80 non placet,7 astenuti, ma con la garanzia della maggioranza dei due terzi, essendo il quorum a 177.
L’attenzione su ognuno, nelle differenze, è il  metodo attuato.

Valendo, quanto detto, anche nei riguardi degli omosessuali che devono, espressamente ripetuto dal Sinodo, ritenersi oggetto, da parte della Chiesa come della famiglia di origine, di rispetto, affetto,cura, con la ripetuta condanna di ogni  umana discriminazione nei loro riguardi.

Con la massima considerazione per i diritti dei bambini e dei giovani è stata ribadita la inappellabile, totale, condanna di ogni forma di pedofilia, esterna o interna alla Chiesa. Non è stato fatto, e difficilmente si immaginava sarebbe accaduto, un passo sul riconoscimento formale delle unioni  fra persone dello stesso sesso. È stato ribadito il matrimonio, religioso e civile, come unione di un uomo e di una donna, nati tali e, conseguentemente, non è stata accettata l’equiparazione del matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Ma sui matrimoni civili o sulle unioni civili una parte del Sinodo ha dimostrato di rendersi ben conto che lo Stato italiano non potrà  non uniformarsi alla normative europee, come del fatto che altri Stati abbiano già ratificato o possano decidere autonomamente in forma divergente, recependo e amministrando situazioni, comunque, di rilevanza sociale.

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