Tematiche etico-sociali

Bikini Bridge

La notizia è de “Il Messaggero” del 9 gennaio, anno di grazia 2014, e fa seguito ad un numero infinito di altre notizie simili apparse in tempi recenti.

“Bikini Bridge”, non cadano in errore gli amanti dell’esotico, non è una nuova spiaggia in un paradiso tropicale, scoperta nell’Oceania e come il nome farebbe pensare, e nemmeno un film  di spionaggio alla stregua di “Cassandra Crossing”, come l’ immagine suggerita dal nome indurrebbe a ritenere, è soltanto l’ultimo passatempo inventato dal più trito “guardonismo”, ovvero “voyeurismo”, inventato da questo stressato popolo italiano da tradurre in moda per la futura stagione balneare.

Un curioso trend fotografico, infatti, sta facendo impazzire gli internauti.

Di cosa si tratta?

Il termine si riferisce a quel “ponte” che il pezzo inferiore del costume femminile forma quando una ragazza ha il bacino pronunciato.
Le amanti del “bikini bridge”, quindi, pubblicano sui social le immagini in cui il “ponte” è ben visibile; su Facebook, lo sappiamo, ci sono migliaia di pagine dedicate alla nuova ossessione social.

Tutti gli ultra sessantenni di oggi hanno vissuto, nell’età verde mela, questa brillante, sensuale e maliziosa esperienza di osservare sulle spiagge le belle ragazze in bikini, resa morbosa dalle restrizioni morali dell’epoca.

Oggi, invece, che il triangolo di stoffa di una volta è diventato un triangolino di stoffa trasparente, che consente alla luce del sole di penetrare in “quel vano” ed essere complice dello sguardo  indiscreto dell’uomo, il discorso diventa completamente diverso.

Quindi, trovata originale? Ma via, siamo seri!

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