Spettacolo

Teatro Quirino – Enrico Guarneri e Giulio Corso protagonisti eccellenti di “Liolà”

Padre per grazia

Roma, 14 febbraio 2020 – Il palcoscenico del Teatro Quirino nella bella scena di Carlo di Marino è diventato uno scorcio di Porto Empedocle con il mare azzurro e calmo e le case e la terra colorate di sole. Qui, in una specie di cortile, diventato un’aia, le ragazze braccianti si impegnano a ripulire le foglioline d’origano dai rametti e cantano strofette allegre, interrotte da risate e pettegolezzi, sotto gli occhi di Tuzza (Roberta Giarrusso), scontrosa e quasi ostile, e il controllo di sua madre, zi’ Croce (Anna Malvica), cugina di zi’ Simone, il padrone di tante terre che non se ne vedono i confini.
In questo mondo rurale, dove serpeggiano tuttavia egoismi e ipocrisie, che scavano caverne profonde nell’animo, protagonista è la Natura, quella stessa che si esprime per ossimori: il geloso possesso dei beni al sole, e all’opposto la libertà scanzonata di Liolà, l’inseminatore, che Pirandello ha tracciato con un profilo panico e naturalistico, e che qui, con la regia di Francesco Bellomo, e con il contorno di un cast di prim’ordine quasi tutto siciliano, si carica di un’ironia nuova che viene a corroborare l’aspetto gioioso e rurale, lo stretto collegamento alla terra, quella stessa che offre a tutte le sue creature un tozzo di pane e un sorriso.
La Natura che fa crescere sani i tre bimbi dello scanzonato protagonista, partoriti senza rispettare le regole sociali, in campagna un po’ meno severe e restrittive, e affidati dal padre sollecito alla propria madre, zi’ Ninfa (Nadia Perciabosco).
Liolà ha tutto quello che può incantare una ragazza: un fisico robusto e muscoloso, un sorriso pronto e una canzone che urge sulle labbra assieme al filo d’erba che aiuta a fischiettare. E nessuno può sottrarsi al suo fascino, nemmeno la madre che ha formali parole di biasimo per la sua condotta amorale che in realtà nascondono appena il grande amore e il fascino che subisce anch’essa.
Ora però un sottile rammarico ammanta ogni cosa e in zi’ Simone si carica dei colori tenebrosi di una collera insinuante: proprio lui che si è deciso a prendere moglie, una moglie giovane come Mita (Alessandra Ferrara), titillando la propria coscienza per la “buona azione” che la sottraeva alle incertezze della sua condizione di orfanella, da ben quattro anni attende invano un erede, con conseguente disonore e scherno per la sua mascolinità, ormai liberamente messa in discussione.
Una rabbia serpeggiante che si concentra nella magnifica figura di Enrico Guarneri, che rende vivo il personaggio caricandolo di tutte le sfumature che la sua esperienza attorale e il suo animus siciliano doc gli consentono agevolmente.
Identico umor nero emana da Tuzza, costretta a confessare alla madre di essere rimasta incinta del farfallone seduttore Liolà, con il quale si era accompagnata per far rabbia a Mita, rea di averle rubato il posto, sposando zi’ Simone e diventando così padrona di tanto benessere.
Ma si sa, le donne possono essere maestre di inganni quanto e più del diavolo.
Con l’appoggio di zi’ Croce, Tuzza propone a zl’ Simone di far credere a tutti che il figlio che porta in grembo è suo, malgrado Liolà si dichiari pronto a rinunziare alla libertà e a sposarla.
E Mita? Si farà mettere fuori casa senza protestare; dopo il sacrificio di avere sposato un vecchio e dopo avere assaporato la gioventù focosa di Liolà, dovrà rassegnarsi a perdere tutto? Viste vane le preghiere a Dio, non le resta che accettare il consiglio del giovanotto pronto a mettere a disposizione la propria insopprimibile fertilità che scrive nel grande libro della vita nuove regole morali.
In questa encomiabile edizione della commedia di Pirandello, messa in scena brillantemente da Bellomo, Liolà ha le fattezze di Giulio Corso, siciliano che conquista con la prestanza tutta mediterranea e la bravura, messe in luce anche nel teatro musicale (Rapunzel, Grease), assieme a Lorella Cuccarini e Raffaella Carrà, che gli hanno valso importanti riconoscimenti. Proprio le sue qualità musicali gli permettono di intonare a cappella canzoni siciliane tradizionali che arricchiscono il suo personaggio. Attore dai molti talenti, Giulio Corso si è imposto anche sul grande pubblico di Rai Uno per avere interpretato Antonio Amato, uno dei protagonisti de “Il Paradiso delle Signore”.

Qui, in questo allestimento che ha spesso l’allure di un balletto, Giulio Corso regala a Liolà un dinamismo particolare, una disinvoltura e una gioia di vivere che accompagnano tutta la messinscena

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