Spettacolo

Teatro Brancaccio – ‘Aladin’ con Leonardo Cecchi e Emanuela Rei e la partecipazione di Sergio Friscia

La caverna delle meraviglie

Roma, 10 ottobre 2019 – É di scena l’esotismo e la magia qui, sul palcoscenico del Teatro Brancaccio di Roma, impegnato dalle scene evocative di Alessandro Chiti, che raccontano il mondo misterioso delle ‘Mille e una Notte’, celebre raccolta di novelle conosciuta nel mondo occidentale a partire dal XVII secolo.
Sulle ali della più pura fantasia si libra questo “Aladin”, che veste il fisico atletico di Leonardo Cecchi, il protagonista. A lui l’arduo compito di trascinare il parterre teatrale dove volti noti si arricchiscono di tantissimi piccoli spettatori, eccitati e attenti a seguire tutte le suggestioni di un palcoscenico dove suoni, colori, dinamismo atletico, danza e recitazione si combinano in un miscuglio perfetto che decreta il successo dello spettacolo.
Cosi tra le scene bellissime e di facilissima gestione quando si vogliono marcare i luoghi in una ambientazione medio-orientale favolistica, le musiche veramente orecchiabili (Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari) che strizzano l’occhio a Bollywood, ma si concedono tracce di notazioni arabe, sulle quali si muovono i danzatori animati dalle coreografie di Rita Pivano, ecco la vicenda di Aladin che scavalca Disney ( che l’aveva scelta per un proprio movie) e dà vita al personaggio dell’originale raccolta di novelle.
Anche qui troviamo due geni, sepolti nella caverna del tesoro, il celebre genio della lampada, portato in scena da Umberto Noto dalla voce possente come si conviene, insieme al secondo genio, quello dell’anello, che Sergio Friscia spinge sulla corda del comico, offrendo anche accenni di imitazioni di Adriano Celentano. Il personaggio si salda strettamente ad altri di contorno indispensabili a costruire la modulazione più divertente, come Skifus, cui il crudele vizir Jafar ha fatto mozzare la lingua perché non rivelasse segreti, che parla con suoni incomprensibili ma estremamente espressivi; le sue parole smozzicate velano parolacce che hanno il fascino del proibito per gli spettatori più piccoli e scatenano le loro risate. Skifus è reso egregiamente da Jonathan Guerrero, mentre Jafar è condotto da Maurizio Semeraro. Ambedue bravissimi.
Poi c’è Coco, la scimmietta, che ha tutta l’agilità di Raffaella Alterio, ottimo mimo. Naturalmente, l’attenzione principale è tutta concentrata su Aladin, Leonardo Cecchi, che ha un curriculum di tutto rispetto, fra cui è segnalato il ruolo di protagonista nella serie TV Disney “Alex & Co”, e che qui si rivela atleta in gran forma che fende il palcoscenico con capriole, canta con proprietà e recita abilmente il personaggio eponimo, ovvero quel furfantello furbo e coraggioso, abile ladruncolo di frutta che sottrae dalle bancarelle del mercato, ma che si converte all’amore quando incontra la sua Jasmine, la figlia del sultano (Daniele Derogatis), qui bella e brava è Emanuela Rei, giovinetta all’apparenza ingenua nella quale si agitano sentimenti ancora in nuce che le fanno rivendicare un ruolo più attivo, che le fanno desiderare di liberarsi dal velo che ne imprigiona la libertà e le forniscono le ali della fantasia per librarsi. Tutto il racconto è sotteso da una vena sociale, con il mercato e i suoi personaggi, la crudeltà dei potenti, l’amministrazione della giustizia pronta a mutilare brutalmente, i poveri dilaganti.
Lo spettacolo, che ha un disegno luci curatissimo da Christian Andreazzoli che creano l’illusione di un mondo esotico e misterioso, è stato organizzato sulle scelte registiche di Maurizio Colombi che negli anni ha portato in scena altri musical di successo come Rapunzel, Peter Pan, Il regno di ghiaccio.
Lo spettacolo inaugura la stagione del Brancaccio firmata da Alessandro Longobardi.

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