Spettacolo

Teatro Argentina . ‘Va pensiero’ di Marco Martinelli e Ermanna Montanari

Il coraggio di essere onesti

Roma, 15 novembre 2018 – Continua con successo anche con questo spettacolo ‘Va’ Pensiero’ di Marco Martinelli, presente sul palcoscenico del Teatro Argentina, uno dei nove spazi del Teatro di Roma, il progetto triennale di Antonio Calbi tendente a dar vigore e impulso alla drammaturgia del tempo attuale di autori viventi, italiani e non, non ignorando la ricca tradizione ma con facoltà di ‘aggiornarla’, e nel contempo illuminare specialmente registi e registe, attori e tutte le masse artistiche che presiedono alla operatività del teatro, con un’attenzione particolare gli artisti della ‘Scuola romana’. Poiché un teatro deve poter corrispondere, e spesso anche suscitare, alle necessità culturali del suo pubblico, ecco l’attenzione più intensa alla programmazione con un impulso ai progetti speciali, l’intensificazioni di collaborazioni e partnership e tante nuove occasioni di incontri.
‘Va Pensiero’, opera corale accompagnata dalle musiche di Giuseppe Verdi solo nel titolo ha valenze risorgimentali, in realtà scandisce il nostro tempo, con tutti i mali, le storture di una società in penombra, dove può dilagare il malcostume, la mafia, anzi le mafie che si infiltrano in tessuti sociali un tempo refrattari, come l’ignavia di non riconoscerne l’evidenza.
A rivivere sul palcoscenico questo lungo dramma sociale è, prima di tutto, Ermanna Montanari nei panni di Zarina, sindaca di un paese ‘realisticamente’ inventato, che si ispira al Brescello di Giovanni Guareschi, dove avvenne un fatto di cronaca dei primi anni del millennio che aveva per protagonista un coraggioso vigile urbano, eroico nel conservare la propria onestà contro i poteri forti anche a costo di perdere il posto di lavoro, mostrando in luce diretta infiltrazioni malavitose che avrebbero portato nel 2016 allo scioglimento della giunta per mafia. Un lavoro complesso, questo ‘Va Pensiero’, dove si coagulano in un tutt’uno le energie artistiche di Martinelli e di Ermanna Montanari (anche ideatrice e regista), due figure di spicco della nostra drammaturgia. Lei, la Montanari, intenta a regalare sfumature umoristiche a Zarina, la sindaca rigida altezzosa corrotta. Attorno un nugolo di personaggi, da Licia, la segretaria che accetta ogni sopruso, ogni vessazione come uno scotto da pagare all’autorità della sindaca (Laura Redaelli), al rampante capo ufficio stampa del Comune (Roberto Magnani), al vigile urbano, Vincenzo Benedetti, disegnato da Alessandro Argnani, l’eroe di ogni giorno, colui che fa il proprio dovere accettando il licenziamento come conseguenza della sua limpida visione del mondo, a tutti quei paesani che tipicizzano un possibile panorama umano dell’Emilia Romagna, come il cacciatore di nutrie (Fagio), l’amico d’infanzia della Zarina (Gianni Parmiani), due gelatai meridionali, approdati al Nord (Salvatore Caruso e Tonia Garante) convinti di poter respirare altre atmosfere, che si ritrovano anche qui a dover fare i conti con chi chiede loro il pizzo, l’imprenditore ‘ndranghetista’ (Ernesto Orrico), l’imprenditore quasi onesto (Alessandro Renda), la consulente finanziaria (Mirella Mastronardi) ed altri, tutti affidati ad attori più che bravi, ben amalgamati e consapevoli nei differenti ruoli.

Il tutto in una scena scura (ahimè!, anche troppo) che utilizza pochi fondamentali elementi con tavolini e poltrone e le bandiere regolamentari per disegnare i vari luoghi, che si fa e si disfa davanti agli occhi dello spettatore, con gli attori che diventano attrezzisti, con la proiezione di immagini che illustrano gli eventi e l’intervento della Corale Polifonica Città di Anzio con le soliste Francesca Castorri e Caterina Patanè.
Lo spettacolo è una produzione del Teatro delle Albe e di Emilia Romagna Teatro Fondazione.

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