Spettacolo

Lando Buzzanca: non solo commedia-sexy all’italiana…

Un attore vero scoperto da Pietro Germi.

Roma, 30 novembre 2021.

 

Questa volta non celebriamo nessuna ricorrenza, nessun compleanno tondo, ma rendiamo omaggio ad un artista che ha segnato, specialmente nel cinema, un periodo particolare.

Lo spunto è comunque l’anno 1971, cinquant’anni fa, con tre film di genere e l’attore in questione è Lando Buzzanca.

Palermitano, classe 1935, dopo una prima comparsata nel Kolossal Ben-Hur, debutta in Divorzio all’italiana nel 1961.

Il regista Pietro Germi vede in lui un attore degno di nota e lo richiama tre anni dopo in Sedotta e abbandonata.

Buzzanca arriva alla soglia degli anni settanta con la critica che non lo considera una primissima scelta, pur avendo già lavorato in più di quaranta pellicole.

La svolta arriva dalla televisione, nel 1970, quando buca letteralmente lo schermo, in coppia con Delia Scala, in Signore e signora.

Lo show del sabato sera ha un gradimento di circa il 90% da parte degli italiani, con la sigla cult del programma: <L’amore non è bello se non è litigarello>.

Funzionano Buzzanca e Delia Scala che, in tempi di rivisitazione del rapporto di coppia, si prendono amorevolmente in giro con appellativi come: <ciccino e ciccina>.

Su questa onda positiva arriva il grande successo cinematografico di Buzzanca nel filone della commedia sexy all’italiana.

Si trova a recitare in film dove oltre a far ridere i suoi personaggi sono connotati ad un’esagerata attività sessuale o al contrario ad una totale impotenza.

E’ il periodo di un profondo cambiamento legato soprattutto alle abitudini sessuali degli italiani e Buzzanca tratteggia al meglio questi contorni sociali.

Qualche critico non lo considera appieno, però bisogna dire che quando lavori con attrici come Cardinale, Spaak, Bouchet, Podestà, Koscina e vieni diretto da registi come Festa Campanile, Salce, Steno, Vicario, il prodotto funziona.

Homo Eroticus, Il vichingo venuto dal sud e Il merlo maschio sono tre produzioni del 1971 relative al filone della commedia sexy all’italiana.

Come già accennato Buzzanca interpreta non solo l’impenitente latin-lover ma anche personaggi contrari, che vivono in maniera maniacale tutte le problematiche legate al sesso.

Nella seconda metà degli anni ’70 cala questo genere di produzioni e inevitabilmente anche l’impegno cinematografico di Buzzanca.

La radio, con le partecipazioni al popolare programma Gran varietà, oltre ad alcuni impegni teatrali sono il pane quotidiano di Buzzanca fino al ritorno di fiamma in televisione.

Io e mio figlio, fiction televisiva del 2005 nel delicato ruolo del padre di un ragazzo gay, lo rilancia definitivamente e da lì anche il cinema lo riaccoglie con la produzione I Vicerè, dove vince il Globo d’oro come miglior attore.

Ottima anche la sua penultima performance in Chi salverà le rose? del 2017 dove, insieme a Carlo Delle Piane, recita la parte di un omosessuale gravemente malato.

<Sono sempre stato identificato con la vecchia immagine di latin-lover e mi mancava un ruolo gay. Un ruolo dolce, di un malato che stava sempre a letto e l’ho voluto fare>.

Un concetto da attore di spessore sul modello degli insegnamenti ricevuti da Pietro Germi, suo mentore iniziale, che sul set non sprecava parole e a volte con durezza curava maniacalmente i dettagli.

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