Spettacolo

La Leggenda del Duke.

Ricordo a quarant'anni dalla scomparsa del cow-boy più famoso.

Roma, 11 giugno 2019 – Marion Mitchell Morrison esattamente quarant’anni fa ci lasciava dopo aver vissuto una delle carriere più fulgide del panorama cinematografico mondiale. Vi starete chiedendo, dopo queste prime righe, e chi è? Ma come chi è, è il vero nome di John Wayne, soprannominato Duke (Duca).

Protagonista di oltre 175 film, dall’esordio nel 1926 fino all’ultima pellicola nel ’76 ne “Il pistolero” di Don Siegel, Wayne  a buon diritto è stato l’America come ebbe a dire Maureen O’Hara, una delle sue storiche partner, quando lo propose per la Medaglia d’Oro del Congresso.

Più della metà dei suoi film hanno rappresentato il genere western e gran parte di essi diretti dal suo mentore John Ford, con cui condivise il primo grande successo nel ’39 con Ombre rosse che abbiamo celebrato nello scorso marzo.

Protagonista dal ’48 al ’50 con la trilogia della cavalleria, rispettivamente “Il massacro di Fort Apache”, “I cavalieri del Nord Ovest” e “Rio Bravo”, che lo fece svoltare nella sua carriera, Wayne diede una buona prova, uscendo dal solco western, con “Un uomo tranquillo” del ’52, in una storia dal sapore irlandese come le sue origini e quelle di Ford.

A mio modesto avviso però le sue migliori interpretazioni riguardano “Sentieri selvaggi” del ’56 e soprattutto “L’uomo che uccise Liberty Valance” del ’62, coadiuvato in quest’ultimo film da  un altrettanto grande James Stewart.

Maschera volitiva ma anche rassicurante per gli americani, Wayne si cimentò nella regia in due sole occasioni con “La battaglia di Alamo” del ‘60 e col contestato “Berretti verdi” del ’68 pellicola altamente patriottica, in piena bufera Vietnam, che gli procurò non poche grane con l’opinione pubblica statunitense.

Come accaduto anche ad altre star ebbe un rapporto tormentato con gli Oscar vincendone solo uno nel ’70 con “Il Grinta”, premiazione dal vago sapore compensativo in chiusura di carriera.

L’American Film Institute l’ha inserito al tredicesimo posto tra le più grandi stelle della storia del cinema e dal punto di vista del mercato italiano credo che molto gli abbia giovato il doppiaggio di una voce calda, rude ed allo stesso tempo generosa come quella del grande Emilio Cigoli in più di cinquanta film.

Quando si dice western si dice John Wayne, “The Duke”

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