Spettacolo

I tre giorni del Condor.

Il capolavoro di Redford cambia le spy-story.

Roma, 11 dicembre 2020.

 

La ricorrenza.

L’undici dicembre del 1975, relativamente all’uscita in Italia, con la proiezione nelle sale de I tre giorni del Condor cambia il concetto dei film di spionaggio.

 

La storia.

Il regista Sidney Pollack confeziona un film eccellente, sullo sfondo di una plumbea New York, con Faye Dunaway e Robert Redford al meglio delle loro espressioni.

Condor-Redford è un operatore in un ufficio della CIA che insieme ad altri colleghi si occupa di leggere e studiare qualsiasi cosa, dai libri ai giornali di tutto il mondo, in cerca di trame nascoste e vari segreti.

Approfittando di una pausa lavorativa, Condor-Redford esce per andare a prendere la colazione per tutta la sezione ma al suo rientro trova l’ufficio devastato ed i suoi colleghi sterminati.

In preda allo sconcerto ed alla più totale confusione Condor-Redford inizia a vagare per New York, guardandosi da ogni potenziale pericolo.

Non si fida di nessuno e nel suo girovagare cerca di capire il perché di questa assurda situazione, formulando tra se e se le ipotesi più disparate.

Si mette in contatto con un capo struttura che lo invita a farsi vivo, dandogli appuntamento in una via decentrata di New York.

E’ una trappola perché il riferimento a cui Condor-Redford deve rivelarsi tenta di ucciderlo, rimanendo però ucciso lui stesso.

Condor-Redford, sempre più smarrito, fugge e casualmente incontra e rapisce Kathy-Dunaway che dopo vari tentennamenti lo aiuta a venir fuori da questa storia.

In un crescendo di tensioni e colpi di scena Condor-Redford arriva alla fine a denunciare al New York Times le storture della CIA, lasciando attonito il suo capo sezione.

Il film si chiude proprio con il confronto tra Condor-Redford ed il suo superiore e un interrogativo: la CIA eviterà la pubblicazione?

 

Curiosità  

La pellicola mette in risalto come improvvisamente i nemici, nelle storie di spie, non sono più il KGB o la Spectre o la Mafia.

La CIA comincia ad essere guardata con sospetto in considerazione di quello che è successo negli anni ’60 con le uccisioni dei Kennedy o Luther King o del più recente caso Watergate.

Nel 1975 poi gli Usa vengono dal capitombolo del Vietnam, oltre alla crisi petrolifera in atto, ed è facile poter asserire l’influenza in alcuni contesti della CIA o come dice Condor-Redford <una Cia dentro la Cia>.

Pollack fonde egregiamente tutti questi elementi dando alla storia una notevole tensione narrativa e confeziona a Condor-Redford il ruolo paranoico dell’uomo braccato.

 

Gli interpreti.

Redford e la Dunaway si completano bene sul set mostrando un’intesa che regge la drammaticità della storia.

In una scena, nella casa di lei, c’è anche un momento d’introspezione caratteriale tra i due che scaturisce in un inevitabile approccio; la carica sensuale dei due è uno dei momenti più godibili della pellicola, senza scadere in una gratuita volgarità.

Ottimo Max von Sydow nel ruolo del sicario Joubert e Cliff Robertson nella parte del capo sezione di New York della CIA con cui Condor-Redford si rapporta nel finale.

Ai più giovani diciamo che Cliff Robertson impersonò lo zio di Ben Parker nel primo Spider Man del 2002 e Max von Sidow era padre Merrin ne L’esorcista del 1973.

 

Un film da (ri)vedere per poi capire l’evoluzione della spy-story.

 

 

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