Spettacolo

Accademia Nazionale di Santa Cecilia . Antonio Pappano dirige l’Ottava di Bruckner

Il suono febbrile del candido organista

Roma, 28 aprile 2019 – La monumentale VIII° Sinfonia di Anton Bruckner è protagonista assoluta del programma settimanale dell’Accademia di Santa Cecilia con il direttore principale Antonio Pappano sul podio. Un’opera che si snoda lungo sei lunghi anni della vita compositiva del suo autore, dal 1884 al 1890, una genesi travagliata che corre in linea con il periodo storico di cui è testimonianza. Il vento del cambiamento investiva allora tutta l’Europa e le sue monarchie imperiali, e mentre a Berlino rassegnava le dimissioni il cancelliere di ferro Otto von Bismark, per l’insanabile frattura con il nuovo Kaiser Guglielmo II, marcando il tempo del distacco dall’egemonia liberal-conservatrice che aveva condizionato anche la vita culturale, la capitale dell’impero austro-ungarico, retta dall’imperatore Francesco Giuseppe, in pochi anni aveva visto aumentare a dismisura il numero dei suoi abitanti e la stessa Vienna era passata da 700.000 mila a 2.100.000 abitanti in appena cinquant’anni.
Questo il clima storico nel quale operò Bruckner, il candido, mistico organista approdato tardi alla composizione musicale, che viveva la sua arte come un anelito struggente verso Dio, forte della convinzione che arte e religione avessero comuni radici, tali da potersi fondere insieme: era un tema caro alla cultura dell’Ottocento, ma in Bruckner, e segnatamente nella sua Ottava Sinfonia, è predominante. Qui egli ricerca il senso ultimo delle cose e può esprimere compiutamente la sua professione di fede, nella consapevolezza della intrinseca omogeneità fra l’animo umano e la natura cosmica e nel desiderio di perdersi in essa.
Appena completata , la Sinfonia venne dedicata a Francesco Giuseppe e poi offerta al direttore Levi che già aveva portato al successo la sua Settima Sinfonia, ma l’illustre musicista rimase sconvolto dall’opera che giudicò subito non eseguibile. Il giudizio, condiviso da altri critici, innescò nel compositore una profonda depressione e sentimenti di sfiducia nella propria opera e lo convinse della necessità di una profonda revisione.
Alla fine, per la prima volta l’opera venne eseguita il 18 dicembre 1892 a Vienna sotto la direzione di Hans Richter.
Troppe mani da allora hanno emendato e portato aggiunte al lavoro tanto che si contano diverse accreditate revisioni, fra le quali il Maestro Pappano ha scelto quella di Robert Haas, che si basa sull’autografo della versione definitiva di Bruckner.
L’Ottava non ha un testo programmatico che ne sveli le istanze compositive, anche se nel corso del tempo si sono rivelate delle intenzioni, come per esempio quell’”Annuncio di morte” che si fa sempre più forte sotto lo sferzante e profondo suono dei corni e delle trombe, che culminano nel rimbombo dell’”Orologio del morti” che sottolinea con le sue lugubri pulsazioni e il suo mesto cordoglio il finale del primo movimento. Ovvero quel “Michel tedesco”, come era intitolato lo Scherzo, una sorta di caricatura del tipo tedesco, l’equivalente dello zio Sam USA, o l‘Adagio con le sue reminiscenze wagneriane, con citazioni dal Tristano.
Il Finale con “L’incontro dei tre Imperatori” (Francesco Giuseppe, lo zar Alessandro III e il kaiser Guglielmo) racconta la “cavalcata dei cosacchi” e brani di musica militare esaltanti e possenti affidati agli ottoni e alle fanfare.
La Sinfonia è percorsa da momenti di drammatica intensità, addirittura febbrili che sfociano in una limpidezza radiosa e serena, in una levità che si frantuma mentre rapidi cambiamenti di timbro evocano la complessità dell’articolato tessuto simbolico e definiscono musicalmente un animo profondamente incandescente pur nell’olimpica contemplazione di una fede colma di misticismo.

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