Scienza

MALTRATTAMENTI CONTRO I BAMBINI

 Per evitare che mossi da reazioni viscerali, anche per questo sconcertante fenomeno delle violenze contro i bambini, si ricorra a provvedimenti tampone che pur umanamente comprensibili, finirebbero per risultare inefficaci, occorre approfondirne la conoscenza nei suoi molteplici aspetti.

Anzitutto, su ciò che avviene in natura. Quindi, al lume di attuali conoscenze, osservare e far conoscere ciò che accade nel cervello “normalmente” o in casi abnormi, come quelli qui presi in esame.

Per quel che concerne Madre Natura, appare evidente che, quando si tratti di salvaguardare la continuità della specie, è come se essa non badi a spese. Pertanto, siccome tantissimi nuovi esseri viventi non potrebbero sopravvivere, appunto per la continuità della specie, il comportamento dell’“accudimento” dei figli (comunque lo si voglia chiamare, istinto o altro) è talmente universale, che è presente in specie molto lontane dalla nostra: nei pesci, negli uccelli. E chi se lo aspetterebbe da un animale dall’aspetto mostruoso come il coccodrillo?

Diamo talmente per scontati gli atteggiamenti e i comportamenti delle cure parentali che, quando veniamo a conoscenza di maltrattamenti a piccoli della nostra specie, reagiamo con profondo sconcerto e indignazione, perfino con la voglia di punizioni che supererebbero perfino la durezza degli autori di orrendi delitti.

Ci chiediamo come possa accadere che in una madre, non solo non emerga il cosiddetto istinto materno (affetto, amore) verso il figlio appena partorito o più grandicello, ma addirittura si scatenino comportamenti violenti, figlicidi. Nella letteratura psichiatrica è riportata un’ampia casistica di madri che hanno introdotto nel corpicino del figlio, spesso per clistere, sostanze altamente tossiche e corrosive. Intanto, si tende a ignorare che i rapporti in famiglia, stando così le cose, sono spesso tutt’altro che maturi, anzi conflittuali e, spesso, l’età psicologica è tutt’altro che corrispondente a quella anagrafica.

Più recenti ricerche sul funzionamento del cervello umano hanno evidenziato: 

– strutture e umori cui potremmo riconoscere funzioni umanizzanti del nostro cervello, grazie a collegamenti tra quelle del livello cerebrale filogeneticamente più antico con quelle più evolute aventi a che fare con le emozioni, in particolare, con comportamenti altruistici;

 - l’esistenza dei cosiddetti neuroni specchio, grazie ai quali, si prova empatia per l’altro;

 - il ruolo di neurormoni, come l’ossitocina, importante per l’attaccamento affettivo madre-figlio. 

Quindi, si è indotti a ritenere che, specialmente per quanto riguarda la mancata  “accensione” dell’istinto (amore, affetto) materno vi sia una carenza primaria di tali strutture e umori o qualcosa (sostanze tossiche, inquinanti nell’aria, nei cibi?) che li abbia menomati o messi fuori gioco.

Nei casi in cui si scatenino comportamenti violenti, si suppone che avranno preso il sopravvento pulsioni collegabili con risentimenti molto ostili già repressi, nella propria infanzia, nei confronti di un fratellino, o una sorellina, che gli/le avrà sottratto le cure parentali di cui non avrebbe potuto fare a meno. Tale sottrazione può essere vissuta dal bambino (di solito il primogenito) anche come tradimento da parte dei genitori. La reazione (vendetta, “regolazione di vecchi conti” potrà essere  posposta “tenuta nella manica”, “in pectore”) a tempo indeterminato,fino a quando, si sia in posizione “up” (genitore, educatore ecc.).

In proposito, sembra si debba dar ragione a Sigmund Freud quando parla di legge del taglione che vige, a dispetto di ogni buona intenzione, nei meandri più profondi della nostra psiche e che potrà emergere, a suo tempo, anche nei confronti di un bersaglio diverso da quello originario, una specie di regolazione di conti per via transferale. Sempre ad opera di Madre Natura, la quale dimostra di tenerci moltissimo al miglioramento delle specie, ossia alla selezione naturale, si hanno comportamenti fratricidi che tendono a by-passare il livello della consapevolezza e ricordano quelli dell’uccello più sviluppato che getta fuori dal nido il fratellino più piccolo.

Chi non è venuto a conoscenza di bambini che, pur avendo dimostrato vivo desiderio di avere un fratellino, una sorellina, poi, allorché avrà vissuto la sottrazione delle cure parentali, ha manifestato in ogni modo fastidio, sino al punto da tentare di buttarlo/la per le scale o addirittura di dar fuoco alla culla?

Per quanto riguarda il che fare, a parte i comuni provvedimenti tampone, sul versante preventivo: in considerazione che tanti delitti in famiglia sono attribuibili a condizioni di isolamento e di stress, dovuto anche al dover accudire i figli in spazi inadatti e con tempi e compiti degli accudenti che non solo non coincidono con quelli dei piccoli, ma configgono con le loro esigenze, sarà auspicabile un’opera di volontariato che faciliti, possibilmente a tutti i familiari, la frequentazione di luoghi e spazi di aggregazione.

Potranno giovare iniziative come quelle di animazione di attività di giochi autogestiti per i quali si possono, a turno, badare i piccoli anche di altre famiglie.

Iniziative del genere sono state realizzate anche in alcuni quartieri di Roma: quattro o cinque adulti prelevavano i figli (dai più piccoli ai più grandi che davano una mano per i giochi) degli altri partecipanti. Così ogni coppia di genitori si liberava per cinque giorni alla settimana dai compiti di “accudimento” dei figli, con il vantaggio di “ricaricarsi”, alleviando così lo stress, ma anche di avere un valido sostegno psicoemotivo, nonché conoscitivo usufruendo dell’esperienza degli altri.

 

                                                                                                        

 
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