Scienza

Fiumicino si trova sopra un’enorme bolla di gas

Il gruppo di geologi e ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto di vulcanologia, Geomagellan e Università Roma Tre ha studiato e analizzato le emissioni della fumarola spuntata l’estate scorsa  individuando, alla profondità di 40 – 50 metri, il maggior accumulo di pressione in quanto i gas si trovano in uno strato di ghiaia largo tra i 5 e 10 centimetri.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Vulcanology and Geothermal Research ed il ricercatore del CNR Andrea Billi, ha dichiarato che tra due «piani» di argilla vi è della ghiaia che ospita una falda acquifera confinata. Lo strato inferiore, che è più permeabile, lascia filtrare l’anidride carbonica, l’acido solfidrico e l’azoto prodotti dai vulcani dei Castelli Romani e dai Monti Sabatini, inattivi da secoli ma non ancora spenti mentre quello superiore è impermeabile ai liquidi e sigilla il gas pressurizzandolo. La falda acquifera costituisce, pertanto, una fonte di pericolo durante la perforazione di pozzi, cave, scavi connessi alla costruzione di edifici.
Averlo battezzato “Vulcanetto” non è per nulla sbagliato, altri Gyser potrebbero spuntare in qualsiasi momento perchè l’area su cui poggia Fiumicino fa parte dell’antica caldera del medio Tirreno tra cui i Colli Albani e i Monti Sabatini. Il ricercatore sottolinea, inoltre, che strutture simili sono ben note in tutto il mondo, come in Islanda, Giappone e negli Stati Uniti, nel parco di Yellowstone in particolare. Le fumarole sono potenzialmente pericolose quando si verificano all’interno o nei pressi zone abitate sia per i gas letali emessi che per altri fenomeni connessi. Non è escluso che ci possano essere sacche di gas anche più profonde e altre, già accertate in realtà, più superficiali. Queste manifestazioni sono potenzialmente pericolose per l’emissione di gas mortali, tra cui l’acido solfidrico e l’anidride carbonica.

I geologi sono anche molto preoccupati, oltre che per Fiumicino, per buona parte dei quartieri occidentali e sudoccidentali di Roma. La falda di acqua dolce continua a ritirarsi contaminandosi sempre di più con l’acqua del mare, salatissima. Secondo il Cnr, il litorale romano sta vivendo una diffusa infiltrazione di acqua salata con la contaminazione dei pozzi di approvvigionamento idrico. Il problema, è emerso negli ultimi dieci anni. L’acqua contaminata subisce progressivamente un deterioramento della qualità, divenendo inadatta sia per uso domestico che per scopi agricoli.

 

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