I veti incrociati complicano la soluzione della crisi

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Roma, 13 aprile 2018 – Da una serena e disincantata valutazione dell’attuale sconcertante “pasticcio all’italiana” nel tentativo di cercare una maggioranza capace di sostenere un governo per il Paese, credo si debba prenderne atto che tutto è ancora in alto mare e nessuno sembra in grado di indicarne le soluzioni possibili.
Per onestà intellettuale, però, occorre ammettere che appare quanto mai difficile tracciare un netto spartiacque tra le responsabilità degli eletti e quelle degli elettori, per cui nessuno può “chiamarsi fuori” anche in virtù dell’ammonimento del vecchio adagio, il quale, in tempi certamente non sospetti, ripeteva che “ogni popolo ha il governo che si merita”.
L’aspetto più grave ed inquietante di questo “impasse”, è la plateale ostinazione ad arroccarsi sempre di più sulle proprie posizioni, vicendevolmente rinfacciate e respinte, ignorando deliberatamente o ingenuamente che abbiamo a che fare con un “tripolarismo” che non consente ampi spazzi di manovra compatibili e condivisibili.
È ampiamente risaputo che i veti incrociati e le discriminazioni preconcette non hanno mai giovato alla governabilità dei Paesi democratici, perché la quantità prevale sempre sulla qualità dei consensi elettorali e se qualcuno sostenesse il contrario, mente sapendo di mentire.
Dopo il secondo inconcludente giro di consultazioni, il “pallino” è ritornato nelle mani del Presidente Mattarella, al quale nessuno attribuisce poteri magici, ma facoltà istituzionali che, nella circostanza, ha mostrato di volersene avvalere.
L’ipotesi di un incarico esplorativo non è stata mai accantonata, anche perché fa parte integrante del pacchetto contenente gli ingredienti per la soluzione della crisi.
Qualcuno ha fatto esplicito riferimento al Presidente del Senato, ma i “Grillini” hanno già mostrato il loro disappunto perché si tratta anche di un esponente di spicco di Forza Italia.
A molti non è sfuggito il tono alquanto severo ed inconsueto del breve intervento del Capo dello Stato, il quale dopo aver concesso ancora una pausa di riflessione, ha detto chiaro e tondo che qualora non venga superata l’attuale situazione di “stallo” prenderà una decisione in tempi rapidi e brevi.
 

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