UN MULO SALVERÀ LA GRECIA

“Vai ed accertati di persona”. Con questo spirito ho visitato la Grecia durante la scorsa settimana, per cercare di rendermi conto, per “respirare l’aria di crisi” che da due anni avvolge quel paese, spiegata dai ripetitivi ed ossessivi report proposti da stampa e televisione di mezzo mondo.

(Il Partenone)

Ormai è un classico. Per preannunciare situazioni di crisi politiche, economiche e finanziarie si fa riferimento alla Grecia – anche all’Argentina, in verità – ed alle relative, incresciose vicende nazionali. “Non vogliamo fare la fine della Grecia!”, “Siamo sull’orlo del default (fallimento), come in Grecia!”. Sono queste le frasi che da due anni si sentono ripetere ormai come una litania.

Probabilmente questo è un modo semplicistico e sbrigativo, quasi scaramantico, per non parlare con schiettezza ed onestà intellettuale della paura condivisa che l’Euro possa frantumarsi in mille pezzi e mandare all’aria la coraggiosa, lungimirante costruzione dell’Unione Europea. E questo avverrebbe non solo o non soltanto per colpa della Grecia che rappresenta una piccola parte dell’Unione Europea misurata in termini di popolazione, ricchezza annuale prodotta (PIL) e debito pubblico accumulato (circa il 4 per cento).

Ad evitare equivoci l’attuale ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos, riferendosi alle voci circa un eventuale referendum sulla permanenza o meno del Paese nell’Europa a moneta unica, ha detto e ripetuto che “la partecipazione della Grecia nell’eurozona costituisce un’irrinunciabile e fondamentale scelta nazionale che il popolo greco protegge con i propri sacrifici perché sa quanto è preziosa”.

“La Grecia sta affrontando la più grande crisi dai tempi della guerra civile. Il Paese si trova in una posizione estremamente difficile ed è costretto a varare drastiche misure di bilancio che richiedono altri sacrifici”, ha detto al parlamento di Atene il ministro Venizelos. Contro i piani di ristrutturazione del governo, autobus, metropolitane e treni si sono fermati giovedì 22 settembre per uno sciopero di 24 ore. Ero presente ad Atene quel giorno ed ho sperimentato di persona i disagi dell’ingorgo causato dagli automezzi privati che hanno intasato le strade della capitale greca, sostituendosi ai mezzi pubblici inattivi.

Il piano sui trasporti del governo prevede il trasferimento ad altri impieghi pubblici di una parte del personale di questo settore, ha spiegato il quotidiano greco Ekathimerini, ma anche stipendi pesantemente decurtati per i prossimi 12 mesi. Secondo la stampa locale c’è soddisfazione negli ambienti del ministero delle Finanze greco per l’esito della teleconferenza fra Venizelos e i rappresentanti della “troika”, Paul Thomsen del Fondo Monetario Internazionale, Matthias Mors della Commissione Europea e Claous Mazuch, dell’Ue. Durante l’incontro sarebbe stato raggiunto un accordo di massima riguardo le misure ulteriori da adottare per far uscire la Grecia dalla crisi. Queste dovranno riguardare per un terzo le entrate e per due terzi i tagli delle spese.

Tra le misure ci sarebbero l’abbassamento del tetto minimo del reddito imponibile (da 8.000 a 4.000 euro), l’equiparazione del prezzo del gasolio da riscaldamento con quello per i veicoli, la riduzione degli stipendi e delle pensioni, i licenziamenti nel settore pubblico, l’abolizione dei sussidi e degli incentivi. Tutto questo in attesa della ulteriore tranche di aiuto europeo pari a otto miliardi di euro.

Indubbiamente vi è poco da commentare quando, passando davanti al porto turistico di Atene, un buon conoscitore delle cose della città indica maliziosamente: “Questo è il porto dei poveri!”. E lo sguardo va alle numerose, costose barche dei super-ricchi ellenici. In Grecia, lo si ammette apertamente, vi è scarsissima simpatia per il pagamento delle imposte da parte dei possessori di alti redditi e patrimoni. Alla fine, e questo vale anche per l’Italia, la somma delle furbizie individuali, coniugata con cattiva gestione politica ed amministrativa portano al collasso finanziario del paese.

Il debito pubblico della Grecia è pari, all’incirca, a 300 miliardi di euro. Ogni abitante della Grecia (in tutto sono 11.300.000) è titolare di circa 27.000 euro di debito statale. Ogni italiano, invece, è titolare di una porzione di debito pubblico pari a circa 32.000 euro (1.912 miliardi di euro suddivisi per 60 milioni di abitanti). La Grecia, pertanto, da questo punto di vista, riferendosi cioè al debito statale pro-capite, è messa meglio dell’Italia. Il deficit annuale di bilancio in Grecia risulta, invece, molto più alto (eccede il 10 per cento) rispetto all’analogo parametro italiano che non supera il 5 per cento. In ogni caso le posizioni finanziarie dei due Paesi (Grecia e Italia), fatte le debite proporzioni, viaggiano abbastanza allineate e l’esperienza della Grecia va studiata e monitorata con attenzione per evitarne la replica amara nel nostro Paese.

Oggi 26 settembre 2011 l’indice azionario ASE della borsa greca ha registrato un calo dell’1,7% a 784,65 punti. Il settore bancario è stato il più penalizzato. La National Bank ha ceduto il 6,5%, Alfa Bank ha ceduto l’ 8,4% ed Eurobank il 6,3%. Secondo un broker finanziario locale il mercato greco probabilmente continuerà a registrare perdite fino a quando non ci saranno dei cambiamenti dal punto di vista macroeconomico, qualcosa che possa cambiare il sentiment degli operatori e del mercato. La circostanza è tanto più significativa tenendo conto del positivo andamento nella stessa giornata delle altre borse europee. Indice Ftse-Mib Milano + 3,32%, indice CAC 40 di Parigi + 1,75%, indice Dax di Francoforte + 2,87%.

Si nota una luce d’orgoglio negli occhi della guida turistica che, accompagnandoci per le strade di Atene, richiama ripetutamente le gesta di Temistocle e degli eroi del passato che hanno riempito pagine e pagine di storia, imponendo la Grecia all’attenzione secolare del mondo intero. Una considerazione ripetuta in questi giorni. I Greci parlano la propria lingua così come fanno gli abitanti degli altri 26 paesi dell’Unione europea.

Utilizziamo tutti una sola moneta ma parliamo lingue diverse. Non ci comprendiamo e spesso per dialogare usiamo il linguaggio di una nazione europea che ha voluto mantenere a tutti i costi la propria moneta a discapito dell’adozione dell’euro.

Dopo aver abbattuto tante barriere doganali ed accettato la moneta unica, sarebbe opportuno che tutti gli abitanti dell’Unione europea utilizzassero una lingua comune, con un governo centrale rappresentativo, dotato di maggiore capacità di guida e d’intervento. Ma questa, evidentemente, è materia per un futuro possibile ed auspicabile.

 

Ce la farà la Grecia a superare il brutto momento?

Per dare una risposta al quesito evito volutamente analisi e ragionamenti di tipo politico ed economico. Sono già in tanti a cimentarsi sulla delicata questione. Preferisco affidarmi all’irrazionale, a sensazioni connesse ad una simpatica situazione vissuta a Santorini. In quell’isola il centro abitato è situato sull’alto e per arrivare a destinazione partendo dal porto vi sono tre possibilità: salire a piedi con una buona dose di sforzo e sudore, utilizzare l’ultramoderna teleferica oppure affidarsi al trasporto a dorso di mulo.

Il gruppo di amici di cui facevo parte, per la particolarità dell’opzione e per evitare la coda all’ingresso della teleferica, ha scelto l’ausilio del mulo. Esperienza unica e piacevole in favore della quale molto ha giocato l’imprevista novità del “mezzo di trasporto”, con la sorpresa di un parco di oltre duecento muli a disposizione, tutti addestrati, collaborativi e pazienti. A dorso di quei muli siamo saliti insieme a tedeschi, francesi, spagnoli, russi, svizzeri, giapponesi, tutti entusiasti della scelta condivisa per la scalata della collina.

Durante il vissuto percorso in salita insieme ai numerosi turisti di diverse nazionalità ho avuto la netta sensazione che lo spirito collaborativo di quei muli, la loro accattivante pazienza e docilità giocavano psicologicamente a favore di un popolo orgoglioso e di una nazione pregna di storia millenaria a cui non può mancare la solidarietà dell’Europa per il superamento di difficoltà che, prima o poi, tutti potrebbero dover sperimentare (il recente declassamento del debito degli Stati Uniti insegna).

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