SUL TAGLIO ALLE RETRIBUZIONI DEL PERSONALE DELLA D.I.A.

Ma proprio tutte le proteste sono giuste?

Mercoledì 26 ottobre, di pomeriggio, lo spazio di fronte all’entrata del Parlamento, in Piazza Montecitorio, è stato occupato da personale della D.I.A. (la Direzione Investigativa Antimafia). Questi lavoratori dello Stato erano in piazza perché il Governo stava rispondendo, in Aula, ad un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno perchè chiarisse in quale strategia di lotta alla mafia si potessero inserire le sottrazioni di risorse alla D.I.A., non ultima quella contenuta nel “Decreto di Stabilità”, al comma 21 dell’art.4, che taglia, asseritamente in misura punitiva, lo stipendio di quegli operatori.  
Il Ministro dell’Interno, al riguardo, ha fatto, in via preliminare, sapere che  nessuna riduzione alle spese di funzionamento della DIA sarebbe stata effettuata, mentre si sarebbe proceduto al taglio del T.E.A. (Trattamento Economico Aggiuntivo), pari a più o meno il 20 per cento della retribuzione dei dipendenti, per un principio di equità.
Tutto sommato, intorno ai 220 euro mensili.
Bene; riteniamo che il Prefetto D’Alfonso, nuovo Direttore della Dia, abbia operato in modo coraggioso a proporre, in epoca di generali ristrettezze economiche, di ridurre la busta paga del personale in servizio in quell’Ente.  
A seguirlo su questa strada, ad avviso di molti, dovrebbero essere anche i Responsabili dei tre Servizi di Sicurezza dello Stato, e cioè il DIS (Dipartimento Informazioni e Sicurezza: organo di coordinamento di tutto il comparto di intelligence), l’AISI (Agenzia per la Sicurezza Interna) e l’AISE (l’Agenzia della Sicurezza Esterna) , insomma gli ex Cesis, Sisde e Sismi, in quanto proprio in quegli Uffici  si “locupleta molto”, ovvero si guadagna molto bene.
Ci si chiede: come mai un “Capo Reparto” di quegli  Enti ( grado apicale, ricoperto da Generali o Questori, o comunque equipollenti nell’Amministrazione dello Stato), a fine mese, percepisca, secondo quel che con difficoltà trapela, oltre quindicimila euro tra annessi e connessi, quindi ben più di tre volte di un pari grado che milita nelle amministrazioni di provenienza?
Ci venga chiarito, con tutto il rispetto doveroso per le Persone e per le delicatissime funzioni svolte dagli apparati di intelligence della Repubblica, perché i Comandanti delle Stazioni Carabinieri di Aversa (terra di “Gomorra”), o di Roma San Basilio, solo per fare un esempio semplificatore, debbano avere in busta paga meno della metà di quanto percepisca un parigrado (Maresciallo o Luogotenente, se più anziano) in servizio in uno dei predetti Enti?
Forse perché questi ultimi  lavorano di più? E’ probabile, ma la differenza è eccessiva! 
Lo stesso, ovviamente, vale per tutti i gradi equiparati degli operatori delle benemerite Polizia di Stato e Guardia di Finanza, soprattutto se dislocati, in divisa, privi come sono oggi, di mezzi e di risorse, a contrastare l’illegalità in aree pericolosissime e difficili della Repubblica.
Ci venga spiegato a quali Santi del Firmamento dell’Eterno, queste bravissime, silenziose, operose ed umili Sentinelle dello Stato si possano rivolgere in caso di pericolo, soprattutto di notte, quando le pattuglie dell’Arma e della Polizia intervengono in zone isolate  in caso di necessità, spesso a rischio reale della propria vita?
Non credo che la DIA o gli altri Organi prima citati di questo  Stato concorrano all’emergenza a supportarli, sebbene molto meglio pagati.
Al di là di ogni possibile e sempre deleteria polemica, si potrebbe formulare una proposta: che tutti gli appartenenti al Pianeta Sicurezza dello Stato, a qualsiasi Amministrazione appartengano, siano pagati allo stesso modo, con l’estensione ovviamente del beneficio più vantaggioso ai meno fortunati.
 
Così, nessuno protesterà più dinanzi al Parlamento Nazionale!

 (Operatori bistrattati ed ignorati!)
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