Politica

Ad una sinistra spacchettata, si oppone un centro-destra “litigarello”

simboli politiciRoma, 17 febbraio 2018 – Manca appena qualche settimana al voto del 4 marzo prossimo, e le forze politiche in campo più che attaccare i propri avversari, alimentano le divergenze interne, rischiando di rafforzare la concorrenza ed in particolare i “Grillini”.
Il dissesto più devastante ha investito il PD con una grave scissione che potrebbe rivelarsi catastrofica per il partito e per i suoi leader più rappresentativi che fino ad alcuni mesi fa, sembravano predestinati a governare questo Paese.
Prescindiamo, per un solo momento, dai verdetti pressoché unanimi sbandierati quotidianamente dai sondaggisti di mestiere, che collocano il partito di Renzi al 3° posto nella graduatoria dei probabili vincitori, esattamente dopo il M5S di Di Maio ed il Centro-Destra di Berlusconi.
La supposizione più ricorrente, condivisa anche dal cosiddetto “uomo della strada”, è che questa profezia vada attribuita all’arroganza di Renzi, supportata dalla insofferenza ed alla sete di potere dei vari Grasso, D’Alema, Bersani ed altri esponenti di spicco nel PD.
Sul fronte opposto che, sempre secondo le proiezioni degli “addetti ai lavori”, potrebbe piazzare un proprio candidato come nuovo inquilino di Palazzo Chigi, non mancano le polemiche ed alcuni dissapori su problemi che molti definiscono vere e proprie questioni di “lana caprina”.
Tuttavia, prevale l’ottimismo ritenendo che il Presidente di Forza Italia riuscirà a ricucire le inevitabili smagliature ed a convincere i propri alleati, Salvini e Meloni, che l’oltranzismo, specie nella circostanza, non paga.
Sintomatico l’ammorbidimento del leader della Lega sulla cancellazione della cosiddetta “legge Fornero”, le possibili variazioni sullo sforamento del debito pubblico e sulla regolamentazione della questione immigrati che va affrontata ed emendata nell’interesse di tutti.
Quanto ai “Pentastellati”, alle prese con la intrigata questione “rimborsopoli”, gli osservatori più accreditati sono divisi perché potrebbe generare un importante calo dei consensi, oppure, viceversa, avere un effetto boomerang, anche perché una larga fetta dell’opinione pubblica pensa che, tutto sommato, i parlamentari di Di Maio, sotto il profilo dell’onestà, non sono proprio peggiori di gran parte dei loro colleghi di Montecitorio e di Palazzo Madama militanti in altre formazioni politiche.
L’unica cosa certa è l’incertezza dei risultati e delle prospettive che si apriranno a conclusione dello scrutinio definitivo perché, con l’attuale legge elettorale, potranno verificarsi le ipotesi più impreviste ed imprevedibili.
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