Politica

È in vista l’aumento delle sigarette?

sigarette mozziconiRoma, 10 marzo – Quando circola una voce del genere, è segno che qualcosa di vero c’è ed è solo questione di tempo perché gli organi competenti si palesino. Probabilmente nei giorni prossimi “salterà” fuori qualche componente della compagne governativa anche a “smentire” la voce, ma, poi, puntualmente questa sarà confermata. Perché? È presto detto; le sigarette, più di ogni altro prodotto, sono TASSE e l’aumento del loro prezzo significa alcune cose; che, nonostante gli sbandieramenti, da parte di Renzi, della ripresa dell’economia e nonostante le tasse che ci stanno spolpando, l’economica non riprende e il governo “batte cassa” perché, nella deflazione, i soldi per far funzionare l’economia, non ci sono; che il governo, in questa situazione, per tentare di avviare l’economia, deve “rastrellare” soldi, non è in grado di mettere in atto altri meccanismi tecnici  che la tassazione dei prodotti di consumo; e che il ricorso alla tassazione delle sigarette rappresenta la più lampante prova della sua incapacità di gestire l’economia.

La notizia non mancherà di mettere in allarme molti fumatori ma, secondo un vecchio proverbio, questi dovrebbero capire che “tutto il male non vien sempre per nuocere” perché, da che mondo è mondo, “il fumo ha sempre danneggiato due cose, la salute e il portafogli, mentre ha giovato solo ad un’altra, il governo” perché i soldi che il fumatore brucia nelle sigarette, lui se li “mangia” per cui, se riflettiamo un po’ sul caso, non possiamo non riconoscerne una certa veridicità.

A questo punto, un provvedimento del genere del governo può consentire o imporre al nostro cervello di “pensare” per elaborare un sistema, che contrasti questi provvedimenti e che si potrebbe anche risolvere a nostro vantaggio. Se, infatti, ciascuno di noi cominciasse a dirsi “è aumentato questo prodotto e io non lo acquisto più”, forse entrerebbe nella dimensione della maturità sociale grazie alla quale un qualsiasi governo, di un qualsiasi Renzi, sarebbe portato a “tener conto” della sua volontà e ad evitare di mettere in atto provvedimenti impopolari perché questi potrebbero vanificare quei provvedimenti e risultare a suo danno.

Una dimostrazione? Molti anni or sono, dovendo preparare un concorso per la Rai, mi recavo tutti i giorni alla Biblioteca Alessandrina. Un giorno, uscito dalla Sala di Lettura, l’occhio mi fu catturato da un articolo sul giornale che uno studente stava leggendo. Il giornale intitolava “I francesi hanno sconfitto l’aumento dei prezzi della carne” e continuava “I francesi non hanno acquistato più carne fino a quando la diminuzione del suo consumo, ha obbligato dettaglianti e produttori, prima, a distruggere il 30% delle derrate che, invendute, si erano avariate nei frigoriferi, e poi ad abbassare i prezzi del prodotto per farne riprendere il consumo”. È ovvio che parliamo di un popolo che ha fatto una rivoluzione i risultati della quale sono diventati patrimonio di tutti.

Noi saremmo capaci di fare altrettanto? Nel caso in questione, se applicassimo lo stesso meccanismo sulla situazione che ci viene anticipata, al contrario dei francesi, che hanno dovuto sopportare qualche sacrificio alimentare, innanzi tutto faremmo guadagnare alla nostra salute e, poi, adotteremmo un meccanismo grazie al quale il governo si vedrebbe costretto ad equilibrare il sistema economico, non tassando il consumo, perché è quello che muove l’economia, ma provvedendo alla tanto famigerata riforma del fisco che nemmeno Renzi, dominato dalle lobbie, vuole fare.

Per ottenere questo risultato, ci vorrebbe, però, un popolo che conosca la matematica e che non si “beva” i “miracoli” del +0,8% del PIL che non è nemmeno quello 0,8% sbandierato a destra e a manca da Renzi, come un… miracolo, per l’appunto!

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