Politica

Se Atene piange Sparta non ride

Sparta e AteneScimmiottando il noto proverbio collegato all’opera teatrale di Vincenzo Monti, “Aristodemo”, con un chiaro e preciso riferimento alla guerra del Peloponneso, combattuta tra Sparta ed Atene nel lontano 431 A.C., ho scoperto che l’assunto si adatta perfettamente all’attuale stato della politica italiana.

L’antefatto più appariscente e più eclatante, è rappresentato dall’anomala alleanza  tra i due maggiori  partiti che sostengono il governo delle “larghe intese”, perché era, (ed è), fin troppo evidente che si trattava, (e si tratta), di forze antitetiche e trasversali in perenne conflitto tra di loro con alterni avvicendamenti alla guida del Paese. Infatti, com’era facile prevedere, le vicende giudiziarie  del leader carismatico del centro-destra, Silvio Berlusconi, hanno scosso i  precari equilibri politici e programmatici, creando uno stato di fibrillazione bilaterale che minaccia, ad ogni piè sospinto, una frattura traumatica con gravi conseguenze al momento impreviste ed imprevedibili. Sebbene vengono attribuite al Cavaliere notevoli capacità di analisi e di sintesi che in altre occasioni gli hanno consentito di  risolvere “pro domo sua” situazioni molto complicate, questa volta le vie d’uscita sono poche e strettissime perché i fatti e le circostanze sono ammantati da una spessa coltre di legalità che al momento sembra resistere agli attacchi concentrici dei suoi difensori. La soppressione dell’IMU sulla prima casa può anche segnare un punto importante per il PDL che aveva fatto una bandiera durante l’ultima campagna elettorale, ma la battaglia vera e propria si giocherà fra alcune settimane quando si deciderà sull’”agibilità” dell’ex premier.Nell’altro schieramento di centro sinistra, il PD, non è che tutto fili liscio, anzi, le divergenze e le frammentazioni tra le varie anime del partito, hanno assunto forme e dimensioni preoccupanti sia per la classe dirigente che per la base. In particolare preoccupa molto la mancata convocazione del congresso nazionale, la data  delle primarie e le relative modalità, oltre, naturalmente, all’annuncio dei potenziali candidati alla segreteria del partito ed alla presidenza del Consiglio. L’aspetto paradossale di questa quanto meno strana collaborazione, è la vicendevole ostilità tra i rispettivi elettorati oltre che tra gli esponenti dello stesso governo e delle rappresentanze parlamentari. A questo punto penso proprio che il comune senso del pudore dovrebbe indurre i responsabili a tirare giù il sipario con la parola fine, ma le incognite sono davvero tante ed i rischi di una pesante debacle elettorale risultano equamente divisi tra le parti, per cui, nonostante le reiterate dichiarazioni di incompatibilità, cresce la consapevolezza che il governo Letta resterà ancora in carica.

 

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