Politica

Riflessioni sul gran tema della sicurezza dei cittadini

730La sicurezza dei Cittadini, nel panorama Italia, è finalmente adeguata, come sostengono i “lieto pensanti”? Diciamo subito che le cose non vanno bene perchè sono sensibilmente aumentati i piccoli reati, quelli che maggiormente preoccupano; infatti, diminuiscono gli omicidi e le violenze sessuali, mentre aumenta il numero delle rapine in abitazione, dei furti e dei borseggi, come lievitano le denunce per usura, campanello d’allarme di un disagio sociale che ha raggiunto livelli di emergenza nazionale.

I dati forniti come ogni anno dal Ministero dell’Interno,infatti, evidenziano un trend che riflette la difficilissima situazione economica che il Paese sta attraversando. L’azione di contrasto delle benemerite Forze dell’Ordine è come sempre adeguata alla minaccia del crimine, e questo si evince con l’ aumento del numero delle persone arrestate e denunciate. L’analisi della tipologia dei reati evidenzia, però, come siano in crescita i reati commessi da chi delinque per vivere, anzi sopravvivere. Infatti, le rapine nei primi sei mesi del 2012 sono aumentate, in particolare quelle in abitazione, a ben 1.677 rispetto alle 1.333 dello stesso periodo del 2011, con una crescita del 25,8 per cento; flessione, invece, con un meno 22,1 per cento, per quelle in banca, il che evidenzia che si tratta anche di soggetti isolati a commetterle. Invece, i furti, quelli in abitazione, salgono del 17,3 per cento passando da 87.161  del 2011 a 102.219; aumentano anche i furti con destrezza con una crescita del 10,1 per cento,  atteso che dai 63.835 casi denunciati nel primo semestre dello scorso anno si è giunti ai 70.297 dello stesso periodo del 2012. Aumentano anche gli scippi, che passano da 8.021 a 8.552, segnando un più 6,2 per cento. Anche la ricettazione, cioè l’acquisto di cose rubate, denota un incremento in percentuale del 3,9.

Nel mondo dell’ usura, si registra un più 3,6 e, al riguardo, afferma il Presidente della Federazione Antiracket Italiana Tano Grasso che “..è una buona notizia…perché dimostra che c’è voglia di reagire…ma che è soltanto una goccia nel mare della disperazione”, e questo perché, in un momento di difficoltà economica che colpisce in maniera particolare i commercianti e gli artigiani “chi denuncia lo fa quando ormai ha perso tutto”. L’analisi di Grasso è terrificante: “…bisogna smetterla con la leggenda che gli usurai danno i soldi agli emarginati oppure a quanti sono in rovina perché senza più garanzie. La preda degli usurai sono coloro che hanno un calo del volume di affari….e  sbaglia chi crede che gli strozzini siano soltanto esponenti della criminalità organizzata, perché sempre più vasto appare il numero degli insospettabili disposti a prestare soldi a tassi spaventosi”. Infine, il fenomeno del contrabbando, che sembrava ormai alle corde, risulta invece aver avuto un incremento con una lievitazione delle denunce pari al 28,9 per cento, e questo perchè cresce la richiesta di merce esente da tasse mentre la criminalità mafiosa risponde facendo salire l’offerta; si tratta di sigarette, alcolici, ma anche vestiti e altri accessori da immettere sul mercato a prezzo molto più basso rispetto al mercato.

Visto quel che succede nel Pianeta Sicurezza, guardiamo ora cosa accade nel Comparto (della Pubblica) Sicurezza, cioè nel mondo delle Polizie nostrane. Respinta con perdite l’abolizione delle Province,  il riordino dei Presidi  è stato rinviato a tempi migliori (sarà così?). È cosa certa che il nuovo Governo, formato dopo le “elezioni col cappotto” di febbraio prossimo, possibilmente con l’elezione di un Parlamento zeppo di Persone competenti e dalla schiena dritta, e non già di nani, ballerine o ancor peggio mercanti, certamente prima dell’estate tratterà la grande problematica della  riorganizzazione come della revisione della presenza sul territorio di Polizia e Carabinieri, con spese da tagliare o da diminuire. La Spending Review, partita con grandi entusiasmi, ha ridotto le assunzioni al 20% del turn over anche se poi il Decreto Legge sulla proroga delle missioni all’estero, licenziato dal governo Monti a fine anno, ha fortunatamente stanziato 70 milioni per il 2013 e 130 per il 2014 per nuovi arruolamenti. Accantonata quindi l’idea di sopprimere 40 Questure e altrettanti Comandi Provinciali di CC. e G.d.F., preoccupano sempre più i debiti del Dicastero degli Interni per gli affitti delle Caserme dei Carabinieri, in verità moltissime, e delle strutture della Polizia di Stato, con cifre da capogiro dell’ordine di centinaia di milioni di euro; poi c’è la forbice tagliente dei fondi per la benzina, le auto, il vestiario e gli armamenti, tanto che i 24 milioni di questo capitolo sono stati ridotti a 15, circa il 40% in meno.

Detto ciò, apprendiamo che si va invece a gonfie vele nell’ambito dell’occhiuta e ficcante Verifica Fiscale; infatti, venerdì 4 gennaio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale che introduce il famoso Redditometro, uno strumento  per facilitare la lotta all’evasione fiscale che, in sostanza, dovrebbe servire a comparare le spese di una famiglia con il suo reddito dichiarato e a sanzionare se i due valori non sono conformi. Una volta che grazie al nuovo redditometro (o spesometro) viene evidenziata una differenza tra il reddito dichiarato e le spese rilevate, con un margine di tolleranza del 20%, scatterà una verifica dell’Agenzia delle Entrate. A quel punto, spetterà al contribuente dimostrare all’Agenzia che quelle spese sono giustificate, perché, a titolo di esempio, sono state effettuate con risparmi, cioè con soldi messi da parte nel corso del tempo; ovviamente, se l’Agenzia delle Entrate non dovesse essere soddisfatta dalle spiegazioni, il contribuente potrà ricorrere in Tribunale e a quel punto spetterà al Giudice decidere come stanno realmente le cose. Un meccanismo, questo, che a prima vista suona di incostituzionalità in quanto l’onere della prova spetta al contribuente e non già all’autorità di verifica; c’è poi da dire che  uno strumento di controllo di tal fatta colpisce ancora una volta le fasce più deboli e indifese della popolazione  e va difficilmente a scovare i grandi evasori, con la conseguenza di aumentare il carico di preoccupazione e di lavoro dei contribuenti che, tra l’altro, già fanno regolarmente la propria dichiarazione dei redditi. Così, mentre sappiamo che la pressione fiscale salirà al 45,3% nel 2013, apprendiamo con gioia che il braccio armato dell’ Agenzia delle Entrate si chiama roboantemente “SER.P.I.CO.”, non dal nome del superpoliziotto, ma acronimo di “Servizi per i Contribuenti”, che setaccerà avido i nostri conti correnti, i titoli che abbiamo in banca e tutte le nostre operazioni sopra i mille euro; quindi, un gran caleidoscopio di situazioni per il Fisco che utilizzerà le 22.200 informazioni al secondo che transiteranno sui suoi processori per localizzare, questo si spera, i veri evasori fiscali, cioè i grandi delinquenti in malafede che ogni anno sottraggono allo Stato qualcosa come 120 miliardi. Bene, tutti sono coscienti che si debbano fare sacrifici in epoca di crisi tremenda come l’attuale, e che “ Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, come recita l’art. 53 della Costituzione, che spiega anche il significato della parola “in ragione”, cioè che “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”, vale a dire che chi più ha, più deve dare; ma il Cittadino onesto e non tutelato sa pure che il prelievo fiscale del 2010 è ammontato a 146.500.000.000 euro per 41.529.050 contribuenti, di cui 20.870.919 sono lavoratori dipendenti e 15.292.361 i pensionati. Quei 146 miliardi e mezzo di euro (ricavati da lavoratori dipendenti e pensionati, per un ammontare di 137.200.000.000 euro), è pari al 93 per cento, mentre gli altri contribuenti che versano appena il 7 per cento è costituito dal cosiddetto popolo dell’Iva, quanti cioè hanno una partita Iva che i lavoratori dipendenti non hanno. Ma l’Italiano che paga le tasse spera pure ardentemente che  tutto quello che la Politica ha ora predisposto servirà a far si che l’Italia non sia più al 72° posto nella classifica mondiale della corruzione, cioè dietro a Stati come Ghana, Botwsana, Bhutan e Ruanda, se equamente attuato; ma sa anche bene che se non si legifera finalmente e preventivamente contro le mafie e i corruttori potenti che stanno strozzando l’Italia è partita già persa, perché il tutto, “more solito”, ricadrà sulle sue povere spalle di persona comune.

Ribadiamo che il fattore deterrenza, nella nostra bella e lietopensante Italia, continua ad essere un’utopia e una chimera e tale stato di cose permane anche a seguito del varo della più che recente Legge anticorruzione (la corruzione fattura oltre 60 miliardi di euro all’anno!) dove non sono contemplati i reati di falso in bilancio, depenalizzato nel 2002, di “autoriciclaggio” (riciclare in proprio il denaro provento di reato, anziché affidarsi a terzi), invocato inutilmente dalla Ue e dalla Banca d’Italia come anche dai Magistrati Antimafia, di “voto di scambio” non più con denaro (la Legge sanziona solo questa fattispecie) ma con appalti assunzioni, ville e vacanze. Certo, se si strilla con linguaggio da osteria che la Giustizia non funziona, ma non si fa nulla sul versante delle procedure, poco si ottiene; siamo alle solite, sulla dicotomia tutta italica tra proclami e verità. In ultimo, che si ratifichino subito, senza ingiustificabile indugio- soprattutto oggi che la gente pretende giustizia e trasparenza, e che proprio non riesce a spiegarsi perché poco o niente si fa dal punto di vista legislativo per colpire Mafie e faccendieri organizzati- le Convenzioni della Comunità Europea sulla lotta alla criminalità, sul riciclaggio, sulla cooperazione giudiziaria con la previsione di squadre investigative comuni ma anche sulla confisca internazionale di beni illecitamente prodotti, armonizzando la debolissima (perché?) legislazione nazionale ai principi europei di drastica lotta alle Mafie.

Eppure, noi Italiani di Mafie ne dovremmo sapere qualcosa, con ben quattro Regioni condizionate da criminalità stanziali storicamente radicate, oggi espanse, come noto, oltre i confini di origine e con accertata presenza di potenti organizzazioni straniere. Con soddisfazione tuttavia apprendiamo che lontano da noi, nell’estate 2011, il Governo USA ha inserito la Camorra napoletana tra i principali problemi dell´economia statunitense definendola una delle quattro organizzazioni criminali più pericolose per l´interesse nazionale degli Stati Uniti; si, proprio la Camorra, la “Neapolitan Mafia” è ora tra i principali problemi dell´economia degli Stati Uniti d´America. Si parte da una mappatura dettagliata del fenomeno e, nella lettera del Presidente Obama, che introduce questo documento, denominato “Strategy to Combat Transnational Organized Crime”, si legge che le reti criminali stanno espandendo le loro operazioni a livello transnazionale, diversificando le loro attività, diventando più sofisticate e complesse. Infatti, “stanno creando alleanze con elementi corrotti dei Governi e usano il potere e l´influenza di questi elementi per portare avanti le loro attività criminali”. Certamente, per noi Italiani, non c’è di che rallegrarsi di questi non nobili primati, ma ormai l’assuefazione al peggio ha assopito le nostre coscienze, purtroppo.

Ma, speriamo, noi Cittadini onesti e dalla schiena dritta, che sia giunto davvero il tempo del riscatto morale e sociale! Di tutto questo, ogni elettore, dovrà tenerne conto quando voterà, a febbraio prossimo!!

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